Clima: ecco chi finanzia i negazionisti

I negazionisti, quelli che dicono che il clima non sta cambiando affatto e che non è comunque colpa dell’inquinamento, non saranno tanti, ma sono comunque ben organizzati e hanno finanziatori di tutto rispetto. E’ la conclusione cui è giunto il rapporto pubblicato sulla rivista Climatic Change, che The Guardian ha definito “il primo studio di ampio respiro sull’anatomia degli sforzi anti-clima”.

Il rapporto dimostra che le campagne per screditare l’ipotesi dei cambiamenti climatici costa circa 1 miliardo di dollari l’anno, in gran parte finanziati da miliardari conservatori che operano attraverso reti di finanziamento occulte. Sono state individuate corporation che supportano 91 tra “think tanks”, associazioni industriali e lobby, responsabili di avere cercato di bloccare gli sforzi contro i cambiamenti climatici. Questo sostegno finanziario ha rafforzato i gruppi conservatori che si oppongono alle politiche sul clima, cercando di rendere vani gli sforzi del Congresso americano di tagliare le emissioni che stanno surriscaldando il pianeta. La maggioranza di questi 91 gruppi (il 79% secondo la lista di Robert Brulle, sociologo della Drexel University) è registrata come organizzazione caritatevole e usufruisce di notevoli sgravi fiscali. Secondo lo studio, questi gruppi hanno ricevuto 7 miliardi di dollari di finanziamenti in otto anni, quindi circa 900 milioni dollari l’anno, dal 2003 al 2010. Nella lista ci sono organizzazioni come l’AEI e la Heritage Foundation, altre meno note come l’Atlas Economic Research Foundation e la John Locke Foundation.

L’Heartland Institute, informa lo studio, per esempio tiene regolarmente veri e propri conclavi dedicati a minare alla base i rapporti sul clima degli esperti delle Nazioni Unite; cita anche il Competitive Enterprise Institute che ha cercato di perseguire legalmente lo scienziato esperto di clima Michael Mann per frode accademica. “Io definisco questo fronte come il contro-movimento sui cambiamenti climatici” ha detto Brulle a The Guardian. “Non siamo di fronte solo a un paio di persone, qui si tratta di uno sforzo su larga scala. E non sappiamo nemmeno chi c’è dietro”. La maggioranza dei finanziatori, circa il 75%, fa passare il denaro attraverso canali che hanno impedito a Brulle di scoprirne l’identità.

Ovviamente non tutto il denaro viene direttamente indirizzato agli sforzi anti-cambiamenti climatici, poiché molte delle organizzazioni coinvolte hanno molteplici interessi. Ma è chiaro, spiega Brulle, che se la negazione dei cambiamenti climatici è uno dei pilastri, non è difficile immaginare dove finisce il resto dei soldi. Brulle conclude affermando: “Ci sono moltissime organizzazioni che decidono quello che i politici devono fare”.

(Giovanni Fez, via ilcambiamento.it. Art. originale di Lindsay Abrams, Alternet.org)

Foto vinothchandar@flickr

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