Europa: la fiducia nell’UE crolla ovunque, ma non in Germania

Come ormai viene ripetuto un po’ da tutti i principali esponenti politici di Bruxelles e Strasburgo, le prossime elezioni europee potrebbero vedere le forze cosiddette “euroscettiche” prendere fortemente piede, fino a conquistare un quarto dell’elettorato.

Probabilmente non andrà così: per ora le previsioni più estreme non si sono mai avverate. Prima delle elezioni politiche greche, molti osservatori affermavano che la formazione di estrema destra Alba Dorata avrebbe sfondato addirittura il 15%, mentre in realtà si è fermata a poco più del 7. In Germania, la formazione anti-euro “Alternative fur Deutschland”, pur ottenendo un risultato non così magro (ha sfiorato il 5%), non è riuscita ad entrare nel Bundestag. E non è affatto detto che il Front National di Marine Le Pen riesca a raggiungere le cifre che gli vengono accreditate nei sondaggi, visto che – come dimostrano del resto anche le performance ondivaghe del Movimento 5 Stelle – gli elettori “anti-sistema” sono sempre al confine tra il voto e l’astensione.

Tuttavia, proprio questa grande attenzione attorno ai partiti e ai movimenti che hanno nel mirino la moneta unica o l’intera costruzione europea segnala come l’Europa stia attraversando una crisi d’identità così marcata da scambiare una brezza moderata per un vorticoso uragano. Il disagio della cittadinanza, che va non certo di pari passo con il calo degli spread, è palpabile, se si consultano gli ultimi dati forniti dalla Gallup, che ha deciso di monitorare i trend della fiducia nella leadership europea nei 28 Paesi dell’Ue. I risultati sono perlopiù inquietanti: durante l’anno appena trascorso la fiducia nelle istituzioni comunitarie è crollata pressochè ovunque, e in particolare nei Paesi periferici più colpiti dalla crisi dei debiti sovrani.

Tradizionalmente, i Paesi mediterranei sono (o erano) i più europeisti: basti pensare che in Grecia fino al 2009 l’UE aveva la fiducia del 60% dei cittadini, mentre ora si viaggia attorno al 20% (un livello perfino inferiore alla Gran Bretagna). L’Italia, nonostante la crisi, non è stata travolta dell’euroscetticismo che spesso preoccupa il premier Letta: certo, una fiducia del 43% dei cittadini non è certo lusinghiera, ma il calo rispetto ai livelli pre-crisi è molto contenuto, segno che gli italiani sono stati sempre piuttosto “tiepidi” nel consenso verso le politiche della leadership europea. Inoltre l’entusiasmo di Paesi come Spagna e Portogallo era dovuto anche al fatto che tali Paesi uscivano da pesanti dittature durate fino agli anni Settanta (mentre la Grecia aveva attraversato il breve periodo dei colonnelli).

Si potrebbe dunque pensare che il problema di legittimità dell’UE si limiti ai recalcitranti e politicamente inquieti Paesi Piigs, che non accettano i duri sacrifici imposti dalla permanenza nell’euro, ma i numeri segnalano un’altra storia.La fiducia sta crollando anche nei prosperosi Paesi del Nord Europa: rispetto ai livelli pre-crisi, la fiducia è scesa di ben 17 punti percentuali in Svezia, di 14 in Finlandia e di 10 in Danimarca. Tutto sommato la storicamente euroscettica Gran Bretagna limita i danni, con un calo del 7%. Questo fa intendere come la crisi dell’Europa abbia una natura forse più profonda: la crisi ha toccato (o, forse, ha fatto solo emergere) uno scetticismo radicale nella capacità di mettere assieme degli interessi così eterogenei.

Balza all’occhio infine un dato clamoroso: l’unico Paese (assieme al Belgio) in cui la fiducia nella leadership europea sia cresciuta è proprio la Germania di Angela Merkel, dove ormai quasi 6 cittadini su 10 dicono di fidarsi delle istituzioni comunitarie. Un dato che sicuramente rafforzerà le tesi secondo cui la creazione dell’UE – e in particolare l’euro – ha fatto sorridere solo la locomotiva tedesca. E forse – le ultime elezioni politiche sembrano confermarlo – i tedeschi stessi si stanno rendendo conto di come l’integrazione economico-monetaria, che è stata gestita con grande abilità da parte di Berlino, sia un fattore di successo durevole per la loro economia.

A prescindere dalle percentuali dei partiti euroscettici, il problema per chi sta a Bruxelles è molto chiaro: la “casta europea” rischia di sostituirsi alle caste nazionali come sinonimo di inefficacia nel dispiegare serie politiche di uscita dalla crisi. Il sorriso di Berlino non può certo compensare il grido di disapprovazione che si leva da sempre più numerose capitali europee.

(Giacomo Giglio, via RivistaEuropae.eu)

Foto: invito al boicottaggio delle elezioni europee in Svezia (Fonte Wikimedia Commons)

 

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

novembre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google