Altre due vittime slovacche in Afghanistan a fine 2013

Due soldati slovacchi sono rimasti uccisi a Kabul il 27 dicembre a causa di un attacco terroristico contro il personale della NATO. Un’automobile piena di esplosivo è stata fatta esplodere accanto a un convoglio militare NATO della missione ISAF. L’esplosione nella parte orientale della capitale afghana, avvenuta a circa un chilometro dalla base NATO di Camp Phoenix, è stata rivendicata dai talebani e ha ucciso anche un soldato americano e ferito sei passanti civili. I tre morti erano a bordo di un veicolo corazzato alla testa del convoglio, un lavoro di routine svolto più volte al giorno, secondo le informazioni diffuse in seguito.

I corpi dei due soldati uccisi, Edmund Makovnik di Košice (34 anni) e Patrik Frastik di Kysucke Nove Mesto (39 anni), facenti parte del quinto reggimento della base di forze speciali a Zilina, sono rientrati in Slovacchia a bordo di un aereo governativo domenica 29 dicembre, che li ha prelevati dalla base americana di Ramstein, in Germania. Erano arrivati in Afghanistan un mese prima, con il compito di preparare il terreno, insieme a tre colleghi, per l’arrivo di un contingente slovacco di alcune decine di soldati.

Il Ministro degli Esteri Miroslav Lajcak ha detto prontamente dopo la tragedia che la Slovacchia non accetta minacce di questo tipo: i soldati slovacchi rimarranno a lavorare in Afghanistan fino a fine missione, prevista per la fine del 2014. In realtà la Slovacchia ha già assicurato agli americani che i suoi soldati potrebbero rimanere anche oltre tale termine. Lo scopo prioritario della missione ISAF è quello di lasciare il Paese solo quando uavrà un governo stabile in grado in badare a se stesso e ai suoi cittadini.

L’attacco ha portato a tre il numero di morti tra i 234 soldati slovacchi in servizio nella Forza di assistenza di sicurezza internazionale della NATO in Afghanistan, dopo che Daniel Kavuliak, sergente maggiore 35enne, era stato ucciso nel luglio 2013 dai colpi sparati dal mitragliatore di un militare dell’esercito afghano arroccato su una torretta di guardia. L’uomo, un infiltrato o più probabilmente un soldato sotto minaccia di violenze alla sua famiglia, ha aperto il fuoco su un plotone di militari slovacchi, uccidendone uno e ferendone gravemente altri due, e lasciando alcuni altri feriti lievi. Arrestato sul posto, l’uomo fu poi fatto fuggire da una prigione con l’aiuto del suo secondino ed è tutt’ora irreperibile.

Le salme dei due militari uccisi il 27 dicembre sono state accolte con tutti gli onori il 29 dicembre all’aeroporto di Bratislava, alla presenza delle loro famiglie e di alti funzionari statali e militari. Il 2 gennaio si è tenuto a Zilina il funerale con gli onori militari di Patrik Frastik, alla presenza del Ministro della Difesa Martin Glvac, del comandante delle Forze Armate Peter Vojtek e del Presidente della Repubblica Ivan Gasparovic. La cerimonia religiosa è stata celebrata da mons. Frantisek Rabek, Ordinario militare della Slovacchia. Lo stesso giorno, nel pomeriggio, le autorità si sono spostate a Kosice dove si è tenuta la cerimonia funebre per Edmund Makovnik.

(La Redazione)

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