GELOSIA – novella (parte 2 di 2)

Il rapporto dei due con Myra si era andato intensificando sempre più e le reciproche visite in Belgio e in Slovacchia si erano moltiplicate. Particolarmente divertente era stata una gita ai piccoli laghi del Belgio, effettuata dall´intraprendente trio, per l´occasione allargato ad altri appassionati del sesso. Con una nota stonata però, cui allora nessuno fece caso, ma che avrà un peso nel seguito di questa storia. Myra e Pavick avevano voluto fare un bagno e si erano allontanati dal gruppo, piazzandosi in un punto distante dal resto dei gitanti, rimanendovi più di mezz´ora a parlare del più e del meno. Il fatto curioso fu che, quando decisero di scendere in acqua, lo fecero nudi.

Vero è che Myra ai nudi maschili era piuttosto abituata, perché ne aveva visto tanti, specialmente quando era stata frequentatrice assidua delle spiagge per naturisti, ma non va dimenticato che Pavick – e la cosa era risaputa nel suo ambiente – aveva, in passato convissuto con una donna, che egli dunque conosceva il piacere della compagnia femminile e che, nella sua attuale vita di coppia, era il meno coinvolto psicologicamente e quindi il più esposto a “richiami“ esterni. Virgin lo notò da lontano e fu scosso da un lieve turbamento, sottolineato da un improvviso affluire del  sangue alla testa; ma si autoconfortò subito: – Ma no, il mio Pavick non lo farebbe mai… so io di cosa ha bisogno lui…e poi a quella piacciono gli uomini, quelli veri…eccome, se le piacciono!

Per il momento l´unica ad analizzare seriamente l´episodio e a registrarlo nella sua mente fu solo la quarta protagonista della nostra storia, Zizíne, detta “la Robusta“.

Era costei un tipo piuttosto particolare. Figlia di un belga e di una slovacca, era nata, ed era vissuta, nel Belgio francofono, dove faceva, con buoni risultati, la giornalista. Aveva imparato qualcosa della lingua della madre, sicché, quando seppe che nella sua città si sarebbe tenuto un corso di slovacco, con entusiasmo vi si iscrisse e vi conobbe la brava insegnante all´uopo designata, la nostra Myra, che aveva preso un appartamento in affitto. Essa aveva portato con sé la carica erotica che la spingeva alla costante ricerca dell´uomo ideale. Fu appunto il comune interesse per le tematiche sessuali a fare incontrare le due donne. Indimenticabili i loro dibattiti che spaziavano dalla giusta traduzione del verbo francese foutre, alla corretta esecuzione del bacio detto alla francese, dalla funzione liberatoria del cosiddetto atto sostitutivo, alla pittura erotica nel mondo, alle migliori “posizioni nell´amore“ e così via. Nel privato però i ruoli si invertivano: l´insegnante Myra diventava l´alunna della “Robusta“, che sopravvanzava l´amica di alcuni anni e che non temeva confronti nel campo dell´erotismo scientifico.

Dunque la ferratissima insegnante (Zizíne) e l´alunna smaniosa di apprendere (Myra) andavano d´amore e d´accordo e costituivano una coppia ferratissima..

Zizíne alcuni anni prima, a seguito di un disgraziato incidente, aveva perduto il suo amato partnaire, quello che le aveva insegnato tutto e di più sul sesso, e da allora non aveva avuto più pace. Inconsciamente, sempre assetata di lui, lo cercava negli altri uomini e poiché, naturalmente, non lo trovava, passava ad un altro e poi ad un altro ancora, in una ricerca senza fine, che comunque arricchiva sempre più il suo bagaglio…culturale nella sua disciplina preferita.

Tuttavia, con le sovrabbondanti dimensioni corporali che si ritrovava, con la sua predisposizione ad espandersi in senso orizzontale, non era tanto facile rimpiazzare la buonanima.

Gli unici uomini che avrebbero potuto interessarsi a lei – ma solo se fosse esistito il cannibalismo – erano i macellai.

Sfortunatamente ad un corpo veramente sgraziato corrispondeva un appetito sessuale fuori del comune, un desiderio incessante e inappagato di maschi da spolpare, per poi buttarli via e passare ad altri…

Questa specie di ninfomania aveva fortemente contribuito a far cader in lei ogni pudore, per cui, visto che gli uomini non venivano da lei, era lei che andava dagli uomini, per portarseli a letto. Il letto era il suo regno, e una volta lì riusciva ad ipnotizzare qualunque tipo di maschio.

Una volta, in Africa, sotto le stelle splendenti del Sahara, si era portata a letto un aitante e bandalzoso beduino, che lei aveva “ricevuto“ con nonchalance e che era stato visto uscire dalla tenda barcollante come un ubriaco fradicio.

Maestra dunque di erotismo, aveva ben istruito la sua promettente allieva, a cui si era affezionata, tanto che le aveva “regalato“ due suoi ex, già da lei spremuti come limoni, ma forse in grado di dare ancora qualcosina. L´aveva istruita anche in campo anatomico, regalandole o prestandole libri erotici illustrati con figure e persino romanzi e fumetti porno, in cui erano particolarmente evidenziate le posizioni da assumere nelle più diverse situazioni erotiche.

La confidenza fra le due si era andata, così, consolidando e “la Robusta“ era stata inserita nel giro “import-export“ che Myra di continuo alimentava, ospitando a casa sua, e poi facendosi ospitare a sua volta, stranieri di ogni etnia e colore, etero ed omo.

In cambio dei suoi preziosi insegnamenti Myra l´aveva introdotta anche nel mondo dei gay, presentandole, per cominciare, i due amanti Virgin e Pavick. Tutti insieme formavano oramai un inseparabile quartetto, di cui Zizíne, grazie al suo carisma e alla sua autorevolezza, presto era divenuta leader.

Fu in uno dei loro convegni che, fra una lezione di erotismo e l´altra, i quattro decisero di trasferirsi, per qualche tempo, a Bratislava, manco a dirlo in casa di Myra, ormai collaudato bordel internazionale. E fu nel corso dell´incipiente estate slovacca che ebbe luogo un forte rimescolio dei sentimenti e dei pensieri che agitavano il microcosmo formato dai quattro.

I due gay continuavano ad amarsi teneramente e dormivano, allacciati, nel letto largo m 1,40 che Myra aveva ceduto loro. Dalle altre due stanze, in cui dormivano le due donne, si potevano sentire ogni notte i mugolii d´amore dei due amanti: erano così eccitati che spesso la loro prorompente sensualità contagiava Myra e “la Robusta“, costrette a ripiegare sull´autoerotismo.

Le due amiche avevano discusso di ciò ed avevano parlato del bel rapporto esistente fra Virgin e Pavick, ma, intelligenti com´erano, non avevano mancato di rilevare la singolarità del loro caso: tutti e due, infatti, erano stati sposati ed avevano lasciato le loro mogli per vivere la loro nuova ed esaltante – per loro – condizione. Nel loro rapporto – si è già detto – sembra che i ruoli del maschio e della femmina fossero intercambiabili; anzi ciò era ormai certo, a sentire Myra, che conoscendo bene la sua casa, aveva trovato, senza rischi, il modo di ascoltarli quando erano nell´intimità.

Viste le premesse, le due donne erano giunte alla conclusione che per i due gay un cammino a ritroso, cioè un ritorno alla sponda di partenza, era possibile, anche se nulla di certo in questo senso era emerso nei periodi di vita in comune dei quattro allegri amiconi.

Queste comuni e amene riflessioni delle due donne erano state però sufficienti a suscitare torbidi quanto audaci pensieri in ambedue. Zizíne, in particolare, durante quel soggiorno a Bratislava, cominciava a risentire della astinenza a cui l´inaspettata vacanza l´aveva costretta; inoltre il suo appetito era solleticato dai discorsi con Myra e dai mugolii notturni dei due amanti.

Occorreva un uomo, al più presto. E Bratislava, città per lei quasi sconosciuta, e della cui lingua biascicava appena qualche parola, non offfriva praticamente nulla di quello di cui aveva bisogno, considerato che non poteva certo mettersi in strada a chiederlo al primo passante incontrato.

La sua fantasia senza limiti, la sua intelligenza, il suo fiuto, la sua autostima la indirizzarono allora al bellissimo Virgin. Immaginò tante volte di vederlo nudo, di farlo ridiventare maschio per poi poterlo ridurre, grazie alla sua assoluta padronanza del letto, ad una larva umana, di spegnere così il fuoco che le avvampava dentro.

Già, era bello il virginale Virgin…Ma il suo legame con Pavick, la sua fedeltà all´amico sembravano indistruttibili… Eppure una soluzione ci doveva essere, doveva assolutamente trovarla, a qualunque costo.

L´idea scellerata per spezzare il legame fra i due gay e per impadronirsi quindi di Virgin e “farlo suo“, involontariamente gliela diede Myra.

La piccola insegnante, la cui formazione erotica era ormai a un buon livello, volendo contribuire alla  “ricerca scientifica“, si era messa in testa l´idea di eccitare Pavick, il mediocre Pavick, ma anche il meno coinvolto della coppia, per vedere se era possibile farlo ritornare…maschio.

Perché le fosse venuta in testa una simile idea non è possibile sapere: forse per curiosità, forse per dimostrare agli altri che ci sapeva fare.

Si mise dunque a studiare come eccitare Pavick, naturalmente in modo non esplicito, ma lasciando sempre un margine di ambiguità. Insomma si proponeva di fare appena il necessario per verificare la fondatezza della teoria del “ritorno al passato“.

Confidò dunque questo “programma di lavoro“ a Zizíne la “Robusta“, nella cui testa scattò subito l´idea da sviluppare. La sua mente luciferina le dettò le mosse successive. Andò subito da Virgin per insinuare nella sua nevrotica personalità il dubbio e la gelosia. Questa mala pianta che alligna in tutti gli uomini – la Robusta lo sapeva bene – quando la si innaffia con un pò di verità, anche presunta, si sviluppa assai rapidamente.

Lo scopo? Far ingelosire Virgin, facendogli constatare le probabili attenzioni di Myra per Pavick, programmate – lo sappiamo già – per motivi “scientifici“; che lei, Zizíne, però, avrebbe presentato come prove di una tresca che poteva spingere Virgin a lasciare il troppo amato partenaire. A quel punto l´avrebbe “confortato“ lei quel Virgin, destinandolo ad annaffiare la sua vigna.

– Sai, Virgin – cominciò – mi pare che in questi ultimi giorni Myra dimostri per Pavick un interesse, come dire?, strano. Hai visto come lo guarda? Chissà cosa le frulla in testa! È curioso che alla sua età non abbia un “amico“ da portarsi a letto nelle sue notti solitarie…Mah!, affari loro -.

E sottolineava il “loro“, come per dire: – Stai attento, c´è qualcosa che li unisce, Pavick e Myra -.

Il seme era gettato nel… cuore di Virgin; ora bisognava aspettare che desse i suoi amari frutti e sperare in qualche cosa, in qualche imprevisto da utilizzare in favore del “programma“ allora appena adombrato e sussurrare la calunnia più adatta  all´orecchio di Virgin.

Caso strano, a venire  in aiuto ai piani della Robusta fu, ancora una volta, la leggerezza di Myra, tutta presa dalla sua sciocca “ricerca“, con un comportamento – è proprio il caso di dirlo – da… scienziata del cazzo.

***

Myra si era proprio fissata con la tesi che, poiché i suoi due amici gay provenivano da un´esperienza eterosessuale che li aveva visti nel ruolo di mariti sostanzialmente senza turbamenti, essi avrebbero potuto fare il cammino inverso, se opportunamenti sollecitati; ed aveva scelto come cavia Pavick, perché pensava che fosse quello più “recettivo“ all´interno della coppia gay.

Un giorno decise di ritentare l´esperimento del lago, con qualche significativa variante, ed invitò Pavick a fare una gita. L´ignara cavia accettò senza problemi l´invito della sua cortese ospite, che negli ultimi giorni l´aveva colmato di particolari attenzioni.

Arrivati sul posto i due si spogliarono per prendere un pò di sole e cominciarono a parlare dell´argomento per tutti il più interessante: l´amore. Ma dopo un pò Myra, sbuffando per il caldo, tirò fuori l´idea che aveva elaborato ed esclamò: – Ma buttiamo via tutto, oggi proprio non se ne può…! – e prese a togliersi il costume con la solita disinvoltura. Voleva – non c´è dubbio –  constatare con sicurezza se qualcosa si sarebbe mosso in Pavick, subito invitato ad imitarla.

Quando si era trattato di scendere direttamente in acqua, anche se nudi, Pavick non aveva esitato, perché sapeva che, in pochi secondi, l´acqua avrebbe coperto tutto. Ma ora…stare così…nudi… per un pò, prima del bagno… Esitò, divenne rosso, ma non se la sentì di dire di no, perché fra “ragazze“ non ci può essere pudore e quindi un rifiuto avrebbe potuto rimettere in discussione il prestigio che si era conquistato nel mondo dei gay, obiettivo per cui si era fatto – per così dire – “un culo così“, cioè aveva lavorato tanto.

Si spogliò dunque, mostrando al sole quello che si poteva considerare – lui ossuto e mingherlino – il suo “terzo braccio“ e, anticipando i tempi, prima che Myra potesse obiettare, corse ad infilarsi in acqua. Ma non fu tanto svelto da impedire all´amica, distesa nuda sulla sabbia, di notare un movimento, un sussulto…Ma forse fu solo un´impressione.

Comunque, dopo essersi rinfrescati e dopo aver fatto i consueti giochi nell´acqua che avevano messo in evidenza i turgidi seni e gli opimi fianchi – come dicono i poeti – della piccola erotica insegnante, i due decisero di ritornare sull´asciutto per fare onore alla colazione che avevano portato per il loro picnic.

Fu in quel momento che Myra si accorse che qualcosa nel gentile Pavick si era… svegliato, qualcosa che sembrava raccontare di un desiderio sepolto, ma non morto, di un´altra vita dimenticata, ma non doma: qualcosa che sembrava annunciare un possibile ritorno al passato.

Il giovane, confuso nella mente e rosso nel volto, si affrettò ad accocolarsi per meglio dissimulare la novità “emersa“, mentre Myra cominciava già a complimentarsi con se stessa per aver avuto una così brillante intuizione.

Ma un grido improvviso li distrasse dai loro pensieri: – Sorpresa! -.

E videro apparirela Robusta(visibilmente soddisfatta) e Virgin (piuttosto disorientato).

Mentre i nuovi arrivati si univano agli amici nel partecipare alla colazione, Myra e Pavick, si misero qualcosa addosso, con imbarazzata rapidità. Non tanta, però, da impedire al sempre più agitato Virgin di notare in Pavick qualcosa che egli considerava suo esclusivo monopolio.

Nulla di tutto ciò sfuggì alla navigata ninfomane che seppe, ancor meglio di prima, giocare le sue carte.

Nel viaggio di ritorno in città, i quattro si sistemarono così come erano arrivati ai laghi: Myra con la sua macchina e con a fianco Pavick, sempre più confuso e disorientato; Virgin e Zizíne con la macchina che avevano affittato e che fu teatro di un piccolo dramma della gelosia.

– Hai visto? – sparò la Robusta – erano nudi. Altro che gita ai laghi! E lui poi…gliel´hai visto? Oh, beh…sì, lo so che l´hai visto. Intendevo: l´hai visto poco fa? Insomma, mi hai capito. Sento odore di corna. Mah, affari loro! -.

Il gioco era ormai fatto. Appena i due gay furono soli, il frastornato Virgin diede libero sfogo alla sua collera: – È così dunque? Ti sei messo con quella là…come se non la conoscessi, quell´eterna arrapata, sempre in cerca di…-. E continuò con un linguaggio che non si addiceva proprio per niente ad un professore esimio.

Il povero Pavick, sempre più confuso per tutto quanto era accaduto, balbettava delle scuse, ma non poteva nascondere di essere stato colto in… fallo.

La decisione fu subito presa, e senza esitare: – Si riparte oggi stesso per il Belgio! – Fu necessario, però, invitare anche Myra, per ricambiare, come d´uso, l´ospitalità. Del resto, al di là delle apparenze, alcunché di concreto era stato appurato.

Nulla di peggio per la gelosia, che si nutre, appunto, dell´ignoto, il quale si immagina sempre più terribile della realtà.

Nella mente di Virgin il tarlo prima inserito dalla perfida Zizíne aveva preso a vivere di vita propria, creando numerosi e orribili fantasmi. Virgin cominciò ad immaginare quello che era potuto accadere al lago, in particolare in acqua. Vide la mano di lei, Myra, stringere qualcosa di Pavick, immaginò l´eccitazione di lui e quella di lei, e si sentì avvampare dentro. La scena, in realtà mai avvenuta, gli appariva realistica e cruda. Soffriva terribilmente e fantasticava di impraticabili ritorsioni. Odiò Myra e la sua insensibilità nel volergli “rubare“ Pavick: come se per un gay – sospirava – fosse facile rimpiazzare un partenaire così amato.

Le lunghe ore che precedevano quella di partenza dell´aereo sembravano non passare mai per Virgin. Nel suo animo si agitavano mille pensieri: di paura, di sconforto, di rabbia, d´amore e di odio. Immaginava scene mai esistite di passione fra Pavick e Myra, li vedeva nudi non più solo al lago, ma in un letto, rotolarsi l´uno sull´altra chissà quante volte, si sentiva defraudato dai due. Amava Pavick, ma odiava il suo “tradimento“, pensava di lasciarlo appena sbarcati, ma si rendeva conto di non poter vivere senza di lui.

Come se non bastasse, mentre era al culmine della sua disperazione, gli giunse un´altra bella notizia: poiché Myra aveva deciso di venire in macchina per essere più autonoma, Pavick, all´ultimo momento, aveva deciso – per risparmiare, aveva detto –  di rinunciare al biglietto aereo e di tornare in Belgio in macchina… con Myra.

Questo organigramma rovinò del tutto l´umore, già molto nero, di Virgin e i sogni, o meglio gli incubi, ad occhi aperti ricominciarono e continuarono sull´aereo.

Che cosa sarebbe avvenuto durante il viaggio in quell´auto con due soli passeggeri? La mano di Myra sarebbe rimasta vigile e ferma sullo sterzo, concentrata nella guida? Nulla glielo faceva credere. Immaginava piuttosto quella mano cercare in Pavick… quello che sembrava interessarle di più, e che, putroppo interessava – e come! – anche lui, Virgin. E mentre la mano, sfrenata e impudica, accarezzava e stringeva, lasciava e riprendeva, in un inesauribile zampillare di strategie erotiche, la collera saliva sempre più, il respiro si faceva affannoso, la gelosia non riusciva neanche a trasformarsi in lacrime liberatorie.

Zizíne, seduta accanto a lui si accorse di quella sofferenza, ma non cadde nell´errore di confortarlo, facendogli credere di aver pietà di lui. No, preferì piuttosto completare l´opera perché il suo piano si realizzasse pienamente e lei potesse cogliere al più presto… il fiore di quell´uomo, per l´occasione tornato virile.

– Mi dispiace, Virgin –  gli sussurrò – ma i “nostri“ sospetti non possono essere più considerati tali. Questo modo di comporre le coppie la dice lunga sui piani di quei due, o piuttosto di quella falsa amica, che per saziare i suoi appetiti non ha esitato a prendersi  ciò che ti apparteneva. –

La sua mano sfiorò dolcemente la nuca di Virgin e poi così continuò. Ma per una cosa che perdi, un´altra, e più grande, ne guadagni: un´ amica sincera – alludeva a se stessa – pronta a tutto per te, una donna che…E la sua mano scese dalla nuca alla schiena e girò poi sul petto del gay. Questi trasalì, come se fosse stato baciato da un caimano, ma fu solo per un momento: i suoi pensieri tornarono ancora a Pavick, che ormai non sapeva più se considerare un indifeso bambinone irretito dalla spudorata sirena o un entusiasta consumatore del nuovo frutto…

Nello stesso momento Myra, superficiale come sempre, neanche immaginava la tempesta provocata nell´animo sensibile di Virgin ed ancora pensava a completare il suo esperimento.

Quello che aveva visto al lago – rifletteva – era un segnale importante della teoria elaborata con Zizíne e da lei sottoposta al vaglio della sperimentazione “scientifica“, ma non bastava ancora.

Quella “bandiera“ di Pavick innalzatasi al lago era stata il segno di una riconversione definitiva al culto di Afrodite, oppure si trattava solo di un ritardatario ultimo guizzo di un remoto passato? Insomma Pavick era tornato irreversibilmente uomo oppure era diventato un pendolare del sesso? Occorreva completare l´esperimento, e subito, prima che i dati del problema diventassero illeggibili. Il viaggio di ritorno assieme sarebbe stato un´imperdibile occasione per una definitiva verifica.

Non ci fu bisogno di cercarla troppo l´occasione, giacché essa si presentò spontaneamente, come per caso. Proprio dopo aver attraversato la frontiera germano-belga, i due, Myra, che guidava e rifletteva, e Pavick che le stava accanto, si accorsero che le ombre della notte erano già calate e che la macchina dava qualche segno di stanchezza. La prudenza imponeva dunque di fermarsi e pernottare in un centro abitato per poter l´indomani chiamare un buon meccanico, senza dunque rischiare di rimanere fermi in piena notte in qualche strada fuori città.

Mentre l´auto continuava a sbuffare sempre più, si misero a cercare un albergo e dovettero accontentarsi del primo che trovarono. Attraversarono la piccola hall e chiesero due stanze per una notte. Con un certo imbarazzo il portiere rispose che, a causa del campionato di pattinaggio a rotelle che si stava svolgendo in città, di stanze libere ce n´era solo una, matrimoniale. I due si interrogarono con lo sguardo e Pavick arrossì. Conclusero, però, che le circostanze non gli davano alternative e accettarono.

Fu allora che Myra capì che era il Destino che le dava finalmente la possibilità di conoscere, inequivocabilmente, la vera natura di Pavick, fino ad allora, in verità, piuttosto oscillante.

Pavick dunque telefonò a Virgin per informarlo del pernottamento deciso da lui e Myra, ma non della situazione che si era creata in albergo: fu come se avesse gettato una bottiglia di benzina sulle fiamme da cui era avviluppato il suo agitato partnaire, ormai fuori di sé per la gelosia.

Subito dopo Pavick, volendo organizzare una piccola cena in camera, estrasse dalla sua borsa tutto ciò che di commestibile aveva portato con sé; ma, nel prendere il cibo, anche la sua collezione di pietre levigate si rovesciò sul letto.

Myra, gentile come sempre, istintivamente si chinò per aiutarlo a raccoglierle; la posizione incurvata – del tutto involontaria, sia chiaro – che dovette assumere era di quelle capaci –  come si dice in certi ambienti poco seri –  di “risvegliare un morto“. In realtà era di quelle che potevano risvegliare in qualunque essere umano di sesso maschile istinti atavici, primordiali, in quanto sembrava alludere al modo di accoppiarsi dei mammiferi, in particolare di uno di essi, da cui la “posizione“ prende il nome, che è ormai in uso anche nei trattati di erotismo.

Anche Pavick – strano a dirsi – fu coinvolto da questa “situazione“ e qualcosa si mosse in lui. Myra, non nuova a certe improvvise  “apparizioni“, intuì ciò che si agitava in Pavick e capì che il suo problema “scientifico“ era ormai prossimo a soluzione, mentre il suo confuso ed agitato compagno passava dal rossore della vergogna a quello del desiderio.

Dopo una frugale cena, i due si misero a letto, ma un improvviso calo di temperatura – accade a volte, nel Nord Europa –  li spinse a cercare, così, istintivamente e senza malizia, una qualunque fonte di calore. Fu allora che la spericolata giovane si sentì in mano – per così dire – la chiave del mistero, chiave, almeno in apparenza, calda e determinata.

Mentre molti sussulti agitavano i pensieri – dei corpi non sappiamo – della minuscola e focosa “ricercatrice“ e della sua inconsapevole cavia, un altro piccolo dramma si stava svolgendo a meno di un centinaio di chilometri di distanza.

Virgin e la Robusta, rimasta con lui ufficialmente per confortarlo, ma in realtà nella speranza di cogliere il “frutto proibito“, avevano appena ricevuto la telefonata sul pernottamento forzato, quando il gay fu colto da un vero e proprio raptus  di gelosia.

Divenne rosso, poi pallido, cominciò a urlare contro i due, definiti “le due puttane“. Fu preso dallo sconforto e dalla rabbia: immaginava che quell´albergo poteva segnare la fine del suo amore e forse della sua vita. La Robusta mise in campo tutte le sue capacità: lo frugò dovunque, arrivò anche colà dove la via e dove il tanto affaticar fu volto (Leopardi), ma niente!

Arrabbiata, anche lei stava per gridargli: – Ma che c… vuoi?

Ma la paura di sentirsi rispondere: – Quello di P… la trattenne.

Fu Virgin, apparentemente diventato lucido, a gridarle: – Vieni, dobbiamo sorprenderli, dobbiamo sapere, alfine. Ognuno deve bere il suo calice di dolore. Virgin prese la sua macchina, pigiò il piede sull´acceleratore e in poco  tempo i due giusero all´albergo. Superarono d´impeto le esitazioni dell´albergatore a farli salire in camera, non bussarono ed arrivarono appena in tempo per rovinare…l´esperimento che stava finalmente per aver luogo.

<< Puttana!>> – urlò l´effeminato professore a Pavick – << È questo l´amore eterno che mi giuravi?>> e, fissando il peccaminoso lettone, scoppiò in un pianto dirotto, che non lasciava presagire niente di buono. Dopo qualche istante, con gli occhi rossi di bragia, come il Caronte dantesco, ed anche con inedita volgarità, rivolgendosi a Myra, aggiunse: <<E tu che guardi, puttana? Io glielo taglio e te lo ficco in bocca!>>. Quindi, stringendo in mano un coltellaccio spuntato da chissà dove, si lanciò sui due gridando come un ossesso e suscitando le urla di tutti gli astanti.

Ma l´urlo più lacerante fu quello di Myra, che riecheggiò, in quella placida notte della giovane estate, in tutto il quartiere di Bratislava detto di “Carlo Imperatore“. Nello stesso tempo, la ragazza, sudata e tremante,  si buttò tra le braccia del suo compagno siciliano, il quale si risvegliò di colpo. Benché uomo notoriamente coraggioso, di cui addirittura si diceva che non avesse paura di nulla e che avesse superato situazioni piuttosto pericolose, quella volta Daniel Pherdinko, a sentire quel grido così disperato, sentì un brivido corrergli lungo la schiena:

– Cos´hai, Myra? Che è successo? , le disse tutto agitato.

– Aiutami, ti prego. Il gay mi vuole ammazzare, aiutami…, gridò lei.

– Il gay? Quale gay? Qui, a parte me, non c´è nessuno. E tu puoi ben testimoniare che io non lo sono affatto!

– Ma sei stato proprio tu a mettermi in una tua novella con i gay, ed ora devi aiutarmi, te ne supplico…

– Una mia novella? Io non scrivo novelle e neanche le leggo; sono almeno trent´anni che non mi interesso di narrativa. Io sono uno storico. Uno storico, hai capito?, replicò Daniel, ormai anch´egli quasi fuori di testa.

– No, eh? E il libanese? Mi ha quasi asfissiata col suo rutto!

– Ma quale libanese? Qui non ci sono arabi, ci sono solo io, vuoi capirlo?

– E la Robusta che divora gli uomini? Mi leggeva il Kamasutra sulla spiaggia per naturisti…

– Myrka, calmati. Vuoi che chiami un medico? Credo proprio che ce ne sia bisogno…

– Aiutami, aiutami, replicò lei, abbandonandosi ad un pianto dirotto.

– Myruccia, ti prego, non fare così, non mi lasciare. Io sono straniero…come farei senza di te? Io amo Bratislava e voglio restarci, ma se tu finisci in manicomio, potrei finirci anch´io…

Svegliati, Myruccia, svegliati per carità! Sei tutta sudata… Vuoi che ti prenda qualcosa? Vuoi forse rimanere sola?

Forse scossa da quelle accorate parole, la piccola Myra sembrò finalmente uscire dal suo incubo:- No, non ce ne sarà bisogno, tesoro, io ti amo. Ecco, vedi?, le mot est sorti. So io cosa ci vuole per te: la mamma mi ha detto tutto.

Ferdinando Leonzio

La Gelosia, fine. Leggi la prima parte

Foto: Otello (Shehal Joseph/flickr)

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