La Slovacchia dei miti e delle favole – cenni storici sulla letteratura slovacca (parte 2)

Nel primo decennio del secolo scorso il declino della Monarchia austro-ungarica non impedì a Vienna di essere uno dei massimi poli culturali europei. Da Vienna, Budapest e Praga i fermenti e gli stimoli della cultura europea arrivavano anche in Slovacchia, in cui sorse il movimento chiamato „La Modernità poetica slovacca“, di cui uno dei primi esponenti fu il poeta Ivan Krasko con le sue raccolte di versi Nox et solitudine, Versi.

Nella narrativa fiorì il realismo critico che descriveva la vita della popolazione più povera. La scrittrice Božena Slančíková-Timrava con il personaggio di Ťapák creò il tipo del contadino slovacco, simile per certi aspetti all’Oblomov della letteratura russa, incapace di ridestarsi da una secolare abulia e di vivere una vita attiva.

Lo sviluppo della letteratura slovacca in parallelo con l’evoluzione della letteratura occidentale continuò fino agli anni Trenta. Come riflesso del surrealismo si sviluppò in Slovacchia il naturismo, il cosiddetto movimento della „narrativa lirica“. Fra gli scrittori di questa corrente vanno ricordati Ľudo Ondrejov, Dobroslav Chrobák e la scrittrice Margita Figuli, il cui capolavoro, I tre cavalli di castagna, è stato tradotto anche in italiano. Dopo la seconda guerra mondiale i contatti con la letteratura e la filosofia occidentali si interruppero. Molti scrittori slovacchi si trasferirono all´estero. L’esponente più importante dell’emigrazione intellettuale slovacca è stato Jozef Cíger Hronský (1896-1960), autore del romanzo Jozef Mak. Hronský è vissuto anche a Roma, e durante il suo soggiorno romano ha scritto il racconto Il venditore di talismani, ambientato nella città eterna.

Dagli anni Cinquanta il regime totalitario ha cercato in tutti i modi di trapiantare nel mondo slovacco „il realismo socialista“, importato dall´Unione sovietica. Per quarant’anni critici, studiosi e scrittori si sono affannati a trovare la definizione giusta di questo stile e ad adattare le proprie opere alle sue regole più o meno vaghe. I temi centrali erano la vita del popolo oppresso e l’eroismo e le conquiste della classe operaia che ha abbracciato il comunismo. Dopo il 1968 c’è stata una seconda ondata di emigrati, fra i quali Ladislav Mňačko, l´autore del libro Come piace il potere, proibito in Slovacchia, in cui si racconta la storia di un funzionario del regime, all´inizio onesto e in buona fede e alla fine completamente corrotto e moralmente distrutto.

Il più importante scrittore slovacco del dissenso politico, espulso dal mondo della letteratura ufficiale nel periodo della cosidetta „normalizzazione“, è stato Dominik Tatarka, l´autore di Discorsi senza fine (1959), Demone del consenso (1956) e Le poltrone di paglia (1963), dal 1970 vissuto sotto lo stretto controllo della polizia segreta.

Negli anni Settanta ha fatto il suo ingresso nel mondo della letteratura una nuova generazione di scrittori d´ispirazione più intellettualistica. Nella poesia Milan Rúfus e Miroslav Válek hanno portato lo spirito nuovo di una lirica più intima, che si contrappone all´eroismo convenzionale degli operai celebrati dal realismo socialista. La scelta di temi legati alla vita personale era un modo tacito di esprimere il proprio dissenso nei riguardi dell’estetica ufficiale, imposta dal regime. Rientra in questa estetica del dissenso anche l´interesse degli scrittori per la letteratura per l´infanzia. Il bambino non è più oggetto, ma soggetto della narrazione. Gli autori cominciano a guardare con gli occhi dell´infanzia non solo il mondo infantile, ma il mondo in generale e l’elemento del gioco si fa principio creativo. Dopo la prima generazione degli anni Sessanta sono emersi altri talenti, tra i quali ricordiamo Tomáš Janovic , Jana Šrámková (1942), Peter Glocko (1946), Dušan Dušek (1946), Štefan Moravčík (1943), Daniel Hevier (1955), Ján Uličiansky (1955), autori che attraverso il loro interesse per il mondo dell’infanzia hanno saputo ricollegarsi alla più autentica tradizione slovacca, da sempre aperta alla dimensione mitica e fantastica.

(Dagmar Sabolová-Princic)

narrativa

Fine. Leggi la prima parte.
Per concessione dell’autore – dal n. 27 della rivista Inter@alia

Foto: Dominik Tatarka (fonte snn.sk)

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