Scontro sull’aborto al Parlamento UE, la slovacca Zaborska tra i protagonisti

Riunito in plenaria a Strasburgo il Parlamento Europeo ha detto no alla proposta di risoluzione su Salute e diritti sessuali e riproduttivi, che aveva il favore della Commissione parlamentare Diritti della donna e uguaglianza di genere, e che ora ritorna in commissione. Nella risoluzione si invitava fortemente, per non dire si obbligava, gli Stati membri a garantire l’accesso universale, legale, sicuro all’aborto, alla contraccezione e alla fecondazione assistita. Gli eurodeputati hanno espresso voto contrario, in particolare, a due raccomandazioni contenute nel testo.

In particolare: la regolamentazione e il monitoraggio da parte degli stati membri sul ricorso all’obiezione di coscienza nelle professioni chiave, un riferimento ai casi di Slovacchia, Ungheria, Romania, Polonia, Irlanda e Italia dove quasi il 70% dei ginecologi e il 40% degli anestesisti si rifiuta di praticare l’IVG; la garanzia di praticare aborto e contraccezione senza discriminazione «rispetto al genere, allo stato civile, alla disabilità, all’orientamento/identità sessuale» e, soprattutto, «accessibili senza il consenso dei genitori e dei tutori». Quest’ultimo punto, scrive il sito west-info.eu, ha determinato una levata di scudi da parte dei parlamentari secondo i quali è impensabile concedere l’esercizio di questo diritto agli adolescenti senza il consenso genitoriale. Mentre sull’obiezione di coscienza, la risoluzione la definisce un ostacolo «evidentemente in contrasto con le leggi sui diritti umani e con le norme mediche internazionali».

Tra gli altri diritti inclusi nella risoluzione, c’è quello della fecondazione assistita anche per donne single e lesbiche. E se veniva dato uno stop alla “maternità surrogata”, cioè la pratica dell’utero in affitto, definita come una «mercificazione sia dei corpi delle donne che dei bambini», era invece promossa nel testo l’educazione sessuale nelle scuole per aiutare gli adolescenti a «trovare il proprio orientamento e l’identità sessuale». Il documento, in realtà, non avrebbe comportato obblighi per gli stati membri, ma questo non è bastato a placare le polemiche.

Tra i principali protagonisti della campagna di dissenso, ha scritto Tempi.it, vi era l’eurodeputata slovacca Anna Zaborska, popolare, che ha dichiarato la sua soddisfazione in un’intervista per Avvenire, con le parole: «Sono sorpresa, direi che è quasi un miracolo. Sarò che forse oggi è la giornata in cui divenne papa Giovanni Paolo II, forse ci ha dato una mano». La Zaborska ha detto che molti parlamentari che erano a favore della risoluzione, si sono successivamente schierati contro perché «al di là dei principi etici, è chiaro che la risoluzione lede le competenze degli stati nazionali, ed è chiaro che nessun trattato internazionale sancisce il diritto all’aborto», ha detto. Al rischio di una riproposizione del testo la Zaborska ha detto che si cercherà di dilatare i tempi per andare quanto meno a dopo le elezioni previste in primavera, che potrebbero cambiare il panorama e, chissà, forse anche far accantonare la risoluzione.

(Red)

Foto meaganjean/flickr

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