Corte Giustizia ONU: indipendenza del Kosovo era legittima

La Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite (ONU) ieri, dopo diversi mesi di negoziati, ha sostenuto la legittimità della dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo del 2008. Secondo il presidente della Corte, il giapponese Hisasi Owada, non si è violato il diritto internazionale. Dei quindici giudici della Corte che ha sede a L’Aia, nove hanno votato a favore e cinque contro, tra questi il vicepresidente slovacco Peter Tomka e il russo Leonid Skontnikov. Il quindicesimo giudice si è ritirato per motivi personali ed è stato sostituito da una cinese che però, diplomaticamente, non ha votato perché «non ha partecipato alle discussioni». La decisione del tribunale non è giuridicamente vincolante, ma avrà un grande significato politico. È il primo caso in cui la Corte si occupa della legalità internazionale della secessione di uno stato da un altro.

Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia nel febbraio 2008 dopo il fallimento dei negoziati sullo status futuro del proprio territorio. Alla base della secessione kosovara c’è il conflitto del 1998-1999 tra le forze serbe e i guerriglieri indipendentisti albanesi, che ha fatto circa 13.000 vittime, quasi tutti albanesi del Kosovo. Ancora oggi 1.862 persone sono considerate disperse.

Belgrado, sostenuta dalla Russia, insiste sul fatto che la secessione della provincia era una violazione del diritto internazionale, in particolare la risoluzione n. 1244 del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Ad oggi, 69 Stati membri dell’ONU, circa un terzodell’organismo internazionale, hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo. Tra questi gli Stati Uniti e 22 paesi dell’Unione Europea. Hanno fatto eccezione Slovacchia, Spagna, Grecia, Romania e Cipro.

Pristina festeggia e si è detta disponibile a trattare con Belgrado ma da «stato sovrano». Belgrado ha già fatto sapere che per lei non cambia nulla. E i movimenti separatisti di mezzo mondo brindano per la decisione del Tribunale Onu. Gli americani, grandi sponsor dell’indipendenza del Kosovo, che ospita importanti basi militari statunitensi, frenano gli entusiasmi e invitano la vecchia Europa unita (a fatica) a non disunirsi. In un messaggio inviato al governo di Belgrado gli Stati Uniti sostengono che «è tempo che l’Europa sia unita» e lavori «per un futuro comune». Come dire: facciamo finta che non sia successo niente.

Il verdetto espresso ieri dal tribunale dell’Onu non ha valore vincolante. Ma pesa. Pesa moltissimo perché è un precedente destinato ad avere profonde implicazioni sulle aspirazioni indipendentiste dei movimenti separatisti di mezzo mondo. Da quelli cresciuti in Europa, i separatisti baschi, i catalani, i greco-ciprioti. Agli altri, gli uiguri e i tibetani annegati nell’impero cinese. Fino alle irose e improbabili repubbliche caucasiche dai nomi impronunciabili nate in seno alla grande madre Russia. James Ker-Lindsay, esperto dei Balcani della London School of Economics, ha scritto sul Guardian «il parere della Corte è destinato a cambiare radicalmente in futuro le aspirazioni dei gruppi separatisti».

Ora si potranno probabilmente liberare alcuni finanziamenti che erano in predicato, come i 108 milioni di eur dell’FMI, i 140 dell’UE e i 77 della Banca Mondiale, e il Kosovo potrà ripartire.

La Corte Internazionale di Giustizia entro’ in funzione nel 1946. Principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite, fu fondata con l’obiettivo di dirimere le controversie tra gli stati che hanno accettato la sua giurisdizione ed è composta di 15 giudici, eletti ogni nove anni dall’Assemblea Generale dell’ONU. La Corte, inoltre, offre pareri consultivi su questioni di legalità internazionale avanzate dagli stati al Palazzo di Vetro.

(La Redazione)

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