La crisi ha anche il suo vocabolario

Il vivere quotidiano in uno stato di profonda crisi economica ha cambiato anche il lessico di tutti i giorni e, come mostra un articolo di Raphael Minder pubblicata nel luglio scorso sull’International Herald Tribune (giornale con una gloriosa storia ultracentenaria sostituito il 15 ottobre dalla nuova versione internazionale del New York Times) la crisi non solo ha causato per molti di noi un maggior controllo di spesa – aziendale, famigliare e individuale – tale da influenzare profondamente anche il nostro vocabolario. Delle migliaia di neologismi introdotti nelle ultime versioni dei dizionari delle lingue europee più popolari, una buona quantità sono stati ispirati dall’uso di questi vocaboli spesso di origine finanziaria introdotti nel giornalismo, nella politica e nella finanza per meglio spiegare alla gente comune certi fenomeni nuovi che prima non conoscevamo.

Se gli italiani vivono da anni sotto l’incubo dello “spread” (termine che ci assilla in ogni contesto e che speriamo non dover sentire anche dalle massaie per indicare lo scarto di prezzo tra un supermercato e un altro), altri paesi sono sotto l’incubo di “bailout” e “troika” (triade composta da UE, BCE e FMI per imporre riforme economiche ai paesi a rischio bancarotta – il cosiddetto bailout). In Spagna la troika è stata definita “los hombres de negro” (gli uomini in nero) con una felice e inquietante definizione del Ministro del Bilancio. E l’Accademia reale spagnola ha elencato 200 parole nuove o riutilizzate con un nuovo significato, come “premio di rischio”, usata in collegamento con un debito sovrano che mostra maggiori rischi rispetto al passato. In Grecia hanno inventato pure un termine per designare l’epoca pre-crisi, “poukou”. E poi “freno al debito”, “Eurobond”, “taglio dei posti di lavoro”, “austerity” che insieme al suo nazionale “austerità” non si sentiva dai primi anni ’70 affetti dalla crisi petrolifera. Il francese “perte du triple A“ (perdita della tripla A) indica addirittura lo shock d’oltralpe per il declassamento del rating. Ah, già: “rating”. Lo spagnolo “Ni-Ni” indica la generazione di giovani che non studiano più, ma nemmeno hanno un lavoro, una classe disastrata che in Spagna segna il record in UE. I “neophoti” greci sono i nuovi poveri, termine usato ormai in tutto il continente con il pericoloso avanzamento del pericolo di povertà in classi sociali prima tranquille. Gli “indignados” spagnoli, nel frattempo, hanno rimesso in circolo l’indignazione, uno stato d’animo dal sapore un po’ retrò che è però tornato molto popolare ed è oggi forse il termine che sa indicare con maggior precisione il sentimento comune, a livello continentale e oltre, di chi si sente preso in giro dalla sciagurata classe politica contemporanea.

(P.S.)

Foto Fotomovimiento/flickr

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