Alfabetizzazione, rapporto UE-OCSE: è un’Europa della conoscenza?

I lavoratori europei hanno un problema di alfabetizzazione. E le cose non vanno meglio con la matematica. Questa è la fotografia del primo rapporto redatto congiuntamente da Commissione Europea e OCSE al termine del programma di indagine PIAAC. Il primo programma di valutazione internazionale delle competenze degli adulti ha infatti fornito una quadro sconfortante delle capacità alfabetiche, matematiche e di problem solving degli adulti fra i 16 e 65 anni, (la cosiddetta forza lavoro) dimostrate in particolare nell’utilizzo delle tecnologie di informazione e comunicazione (ICT).

I risultati dell’indagine, come rilevato dal Commissario per l’istruzione Androulla Vassiliou e dal Segretario Generale OCSE Angel Gurrìa, indicano dunque carenze nei sistemi educativi e di formazione ma non fanno che replicare lo stato attuale delle economie europee, eterogenee non solo dal punto di vista dei bilanci pubblici, ma anche sotto il profilo della competitività pesata in termini di capitale umano. Nei 17 Paesi dell’UE in cui è stata condotta l’indagine, un adulto su cinque non dimostra infatti sufficienti competenze, ma il dato è scomponibile in fattori particolarmente significativi: quel 20% che soffre di lacune formative insiste in particolare sulla quota dei disoccupati, che rischiano di vedersi due volte marginalizzati in quanto esclusi dal mercato del lavoro per la scarsa formazione ed estranei a processi di riqualificazione professionale.

Addirittura il 25% della popolazione adulta non è in grado di utilizzare le proprie conoscenze in modo efficace e stupisce che il livello di istruzione non sempre giustifichi questa misera performance. Conseguenza dell’eterogeneità dei sistemi di formazione dei diversi Paesi, in alcuni dei quali l’istruzione secondaria superiore offre competenze e conoscenze pari o superiori a quelle ottenute con diploma di laurea. E’ il caso di Paesi Bassi e Finlandia, in cui l’istruzione di livello intermedio eguaglia le prestazioni dei laureati di Spagna, Italia e Cipro. Paesi di quella bistrattata fascia mediterranea cui fanno compagnia, non senza una certa sorpresa, Irlanda e Regno Unito.

In una classificazione a 7 livelli che corrispondono ai diversi gradi di competenze (in cui il livello minimo corrisponde all’assenza di conoscenze), Francia, Spagna ed Italia detengono rispettivamente il 58%, 67% e 70% della popolazione nei primi quattro livelli, con l’Italia che fa peggio di tutti in termini di individui con scarse capacità. Notte fonda anche per Cipro, che sconta il più alto tasso di soggetti privi di qualsiasi competenza. Finlandia, Paesi Bassi, Svezia primeggiano invece in termini di soggetti all’interno dell’intervallo tra le fasce 3 e 5, competenze di livello medio-alto, che finiscono per rivaleggiare con altri grandi economie quali quella statunitense e australiana, cedendo il passo solo nei confronti del Giappone in cui meno del 30% degli adulti si inserisce nelle fasce da 0 a 2.

Il dato complessivo dell’UE a 17 in termini di popolazione in possesso di adeguata qualificazione (circa il 45%) è al di sotto della media OCSE (circa il 51%) e di quella dei principali competitors internazionali.

All’avanguardia nello sviluppo dell’app economy e già dedita alla digitalizzazione dell’istruzione tramite “Opening Up Education”, l’Unione Europea deve agire sulla leva dell’istruzione per dotare la propria economia di personale maggiormente qualificato soprattutto in un settore, quale quello dell’ICT, che comunque occupa già ora più di 4 milioni di persone.

Allo stato attuale, i 400 milioni del programma Erasmus+ sono lo strumento più adatto a colmare le lacune di competenze ed a rendere più omogenea la literacy tra i Paesi UE grazie ai programmi di scambio internazionali. In chiave occupazionale sarà centrale il Fondo Sociale Europeo (FSE): al FSE è infatti affidato l’obiettivo di una crescita inclusiva, cui spetterà almeno il 20% degli 84 miliardi stanziati per il 2014-2020. Dai documenti strategici su cui si stanno basando le programmazioni nazionali l’investimento in “competenze, istruzione e apprendimento permanente” emerge come priorità ed è proprio su questo aspetto che il Commissario per l’occupazione Laszlo Andor ha insistito a margine della presentazione del rapporto PIAAC: da esso emerge infatti un’esigenza di difesa dei giovani disoccupati ma anche dei lavoratori fra i 55 e 65 anni in difficoltà nel reinserimento lavorativo.

(Antoni Scarazzio via Rivistaeuropae.eu)

Foto slobo486@flickr

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