La Birreria – novella (parte 2 di 2)

[…] Se i compaesani del siciliano avessero potuto vederne la felicità si sarebbero morsi le dita per l’invidia, specialmente quelli che le donne erano costretti a procurarsele a pagamento o a restare a bocca asciutta.

L’ininterrotta attività sessuale dei due amanti era inframezzata dallo scambio di opinioni e di informazioni su qualunque cosa potesse interessarli, ma soprattutto sull’erotismo.

Studiando e sperimentando, i due, specialmente lui, avevano accumulato una considerevole cultura in materia, anche grazie al fatto che fra di loro era caduto ogni tipo di barriera. Avevano così potuto approfondire le loro conoscenze sull’incidenza di ciascuno dei cinque sensi sull’erotismo dell’uomo e su quello della donna, sulla funzione culturale della masturbazione, sul rapporto tra arte e sensualità, sulla letteratura erotica, sull’erotismo orientale e su quello occidentale e su una miriade di altri aspetti della materia prediletta. Ma quelli che gli fecero prendere la grande decisione furono alcuni conosciutissimi fatti di cronaca che attirarono la loro attenzione: essi inequivocabilmente dimostravano la diffusa ignoranza in campo erotico, anche presso comunità civilissime, come quella che  li ospitava e che ormai li aveva adottato entrambi. Eccone alcuni esempi.

Suscitò grande clamore il caso di quell’automobilista che si masturbava mentre guidava a velocità sostenuta e che, per questo, era andato a sbattere contro un lampione. Gli agenti di polizia, che prontamente lo avevano soccorso e salvato, erano rimasti allibiti per averlo trovato ancora col pisellino in mano e con uno sguardo da ebete!

Né minore impressione riscosse l’episodio di un piccoletto sessantenne che aveva preso la bella abitudine di arrampicarsi, di notte, sui balconi delle ignare vittime, per lo più donne nubili, divorziate o vedove, per osservarne gli amori solitari. Colto in flagranza dalla moglie, un energumeno di oltre cento chili, mentre era immerso, estasiato, nella solita operazione ed aveva la bava alla bocca, era stato da lei trascinato nella piazza principate della città, sulla quale si affacciava un’importante ambasciata straniera, e qui sonoramente sculacciato al cospetto di una gran folla di curiosi.

Di morbosa curiosità e di infiniti pettegolezzi era stata fatta oggetto la rissa scoppiata in un appartamento che si affacciava su una storica piazza della città e che apparteneva ad una famosa pittrice, soprannominata „La Bella“. Era accaduto che quest’ultima aveva ospitato in casa una coppia di gay maschi, un banchiere e un bancario, ed una robusta giornalista, tutti e tre di origine belga. La giornalista, persona assai colta e di buona compagnia, era però un’incallita ninfomane. Trovandosi momentaneamente sprovvista di maschi, aveva cominciato a concupire, forse per tenersi in esercizio, o magari per esplorare un territorio poco noto, il banchiere. Considerata però la solidità del rapporto fra i due gay, aveva escogitato un ingegnoso piano per dividere la coppia: far credere al banchiere che il suo amante bancario lo tradiva con la pittrice, pazzamente innamorata di lui. Il sospetto aveva trovato un formidabile supporto nel fatto che, durante una gita ai laghi,la Bellae il bancario, tutte due bramosi di abbronzarsi, avevano fatto il bagno nudi. La giornalista aveva così avuto buon gioco nel far credere al concupito banchiere che l’ignara pittrice gli stesse rubando l’amore della sua vita. Al ritorno da un’altra gita, in cui pittrice e bancario si erano ancora una volta – sia chiaro, innocentemente – appartati, la ninfomane giocò il tutto per tutto e, completamente arrapata, saltò addosso al banchiere. Il quale, urlando di ripugnanza, saltò addosso alla presunta rivale, la pittrice, la quale, gridandosi innocente, saltò addosso al suo impossibile amante, il bancario, che a sua volta, intuito il perverso piano dalla ninfomane messo in atto, le saltò addosso, gridando il suo amore per il banchiere, che era sì il suo amore, ma anche il suo datore di lavoro. A complicare l’intrigato quadrilatero, sopraggiunse il marito della pittrice, un italiano che non aveva molta simpatia per le frequentazioni della moglie, il quale intimò agli strani ospiti di lasciare, subito e per sempre, il suo appartamento, ed alla moglie di evitare che esso in futuro si trasformasse di nuovo in quello che, presso quelle popolazioni, era definito, un po’ alla francese, „un bordel“.

I due protagonisti della nostra storia seguivano con interesse questi ed altri fatti di cronaca similari, ma continuavano a mantenere all’esterno quella che il drammaturgo siciliano Pirandello aveva definito una maschera, tanto che la loro relazione era sconosciuta ai piú. L’aitante siciliano, sempre impertubabile e quasi distaccato dal mondo, per quel suo atteggiamento privo di sorrisi che poteva anche sembrare triste, si era guadagnato, presso l’elite culturale francofona frequentata assieme alla compagna, o partenaire, come si diceva in Slovacchia, il soprannome di „serieux“.

La siberiana, ma ormai slovacca fino al midollo, forse con allusione  alle condizioni climatiche della sua terra d’origine, era conosciuta come insegnante „fredda“ e senza emozioni, lontana dai problemi del sesso, da alcuni era considerata perfino frigida, da tutti era ritenuta indifferente all’amore. Purtroppo, per smentire le supposizioni di tutti costoro, non poteva bastare la testimonianza del letto di metri uno e quaranta, che sull’argomento ne aveva di cose da raccontare!

Quando ebbe inizio il nuovo anno accademico, a scuotere il sonnolento ambiente dell’ateneo intitolato a Keplero intervenne un curioso episodio. Il giorno in cui doveva essere tenuta un’importante lezione di lingua dalla molto bella e presunta fredda professoressa siberiana, il suo partnaire, sobriamente vestito da serieux, si infiĺò nell’aula destinata ad ospitare l’evento culturale e, senza salutare, come suo solito, andò a sedersi fra gli studenti, ma in un posto un po’ appartato da loro e, per darsi, come si suol dire, un contegno e senza togliersi gli occhiali da sole, si mise a disegnare pupazzetti sul suo blok notes.

Gli studenti, specialmente le ragazze – si sa, la curiosità è femmina – cominciarono a porsi domande sull’identità del misterioso ospite, ed una di loro stava per andare, come si dice in Sicilia, alla „testa dell’acqua“, cioè alla sorgente, cioè dall’interessato, per porgli la domanda direttamente, ma l’improvviso ingresso in aula della „Fredda“ subito la dissuase.

La lezione, svolta con la solita perizia dalla glaciale ma preparatissima docente non ebbe però il successo che doveva avere, a causa della distrazione degli studenti che non riuscivano a concentrarsi per la presenza del curioso ospite, il quale era però attentissimo alla lezione e, di tanto in tanto, prendeva appunti.

Tutti attendevano ormai, con crescente curiosità, la fine della brillante orazione, nella speranza di poter conoscere, alfine, l’identità di quell’insolito studente. Rimasero delusi, ma solo in parte. Quando ebbe termine la lezione tutti gli astanti, compreso lo „straniero“ cominciarono ad avviarsi verso l’uscita, passando davanti alla cattedra e salutando la distaccatissima professoressa. Quando fu il turno del siciliano, questi lasciò la fila, cinse la vita della bionda insegnante, l’attirò con forza verso di sé e la baciò a lungo, molto a lungo, sulle labbra, senza che lei neanche si divincolasse, anzi partecipando con perizia anche maggiore di quella impiegata per la lezione. Quando il bacio finì, subentrò un silenzio glaciale: qualche studente fu costretto a tornare a sedersi perché gli tremavano le gambe. Infine tutti uscirono, sbigottiti ed increduli, ansiosi di andare a raccontare quanto accaduto ai colleghi non presenti, agli amici, alle famiglie e perfino alla stampa. Sì, alla stampa, perché qualcuno aveva avuto la prontezza di spirito di scattare col suo cellulare qualche foto che poteva essere assai appetibile per i giornali. Ci fu perfino qualche bigotto – in ogni ambiente ce n’è qualcuno – che agognava informare le autorità accademiche dello „scandalo“ pubblicamente consumato.

Il bigotto di turno rimase di stucco quando, recatosi dal preside della facoltà, uno spiritoso insegnante di economia aziendale, apprese a sua volta che egli era informatissimo di quanto accaduto, anzi aveva saputo del fatto prima che esso accadesse: per essere precisi l´aveva condiviso, approvato e sostenuto. Come mai? Si trattava, egli spiegò, di una simpatica trovata pubblicitaria, atta a reclamizzare un nuovo insegnamento universitario la cui cattedra sarebbe appunto stata affidata al serieux (ormai ex serieux), con la partecipazione straordinaria della sempre bellissima e biondissima insegnante di origine asiatica, che avrebbe collaborato con lui, con particolare riguardo alle esemplificazioni pratiche.

Il nuovo insegnamento era stato infatti denominato „Erotecnica applicata“ ed aveva appunto come contenuto l’erotismo e le sue applicazioni pratiche, a cui avrebbero potuto partecipare anche gli studenti durante le lezioni, in occasione delle prove intermedie e delle verifiche periodiche e nel corso degli esami finali. Scopo della disciplina era precisamente dotare il Paese di una nuova classe dirigente capace di dare al popolo la meritata felicità preparandolo alle gioie non tanto del tetto, quanto piuttosto del letto coniugale.

Inutile dire dell’immenso successo che ebbe il nuovo insegnamento, dei tentativi di imitazione nelle altre università, anche estere, dei riconoscimenti conseguiti dai due brillanti insegnanti che, oltre a realizzare ottimi risultati economici grazie alle numerose loro pubblicazioni, ampiamente illustrate, ed alle loro numerose ristampe, poterono anche prolungare le loro notti d’amore durante il lavoro.

Unica noterella negativa: l’accorrere numeroso degli studenti alle loro lezioni, il grande afflusso di volontari per l’esposizione degli esempi pratici della nuova disciplina rischiavano di privare di ascoltatori, quanto meno per alcune ore, le altre lezioni del corso di laurea e anche quelle di altre facoltà, con qualche mugugno dei relativi insegnanti.

I quali, però, si mordevano le mani dicendo: – Ma perché non ci ho pensato prima io?

Ma questa è un’altra storia.

Ferdinando Leonzio

La Birreria, fine. Leggi la prima parte

Foto danielstark/flickr

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