Al Premier slovacco Fico il Premio ebraico per la tolleranza

A fine mese a Bruxelles sarà consegnato al Primo ministro slovacco Robert Fico un riconoscimento per il suo “impegno per la tolleranza”. Lo European Jewish Prize for Tolerance è un evento organizzato da 17 organizzazioni ebraiche europee, tra le quali il Centro Rabbinico d’Europa e il Centro europeo delle comunità ebraiche (EJCC). Già nel marzo scorso, in occasione di un incontro avvenuto a Bratislava, una delegazione di rabbini dell’EJCC e dell’Associazione ebraica europea, una lobby con sede a Bruxelles, hanno ringraziato Fico per il suo ruolo nel designare il 9 settembre in Slovacchia quale Giorno della Memoria ebraica, e il Premier avrebbe notato come la preservazione dei siti storici ebraici in Slovacchia (tra i quali sinagoghe e cimiteri), è una parte complementare del salvataggio del patrimonio culturale del Paese.

Il 9 settembre 2013, durante la commemorazione che si è tenuta presso il monumento all’Olocausto su Rybne namestie a Bratislava, nel luogo ove sorgeva la sinagoga abbattuta dalle autorità comuniste a fine anni ’60 per far posto alla costruzione di una strada a quattro corsie, il capo della Conferenza episcopale slovacca, mons. Stanislav Zvolensky, ha per la prima volta riconosciuto – secondo il sito ebraico jta.org – le “malefatte” compiute in passato da funzionari della chiesa cattolica. Zvolensky ha detto che la tragedia dell’Olocausto ha avuto un profondo impatto su tutti gli abitanti del Paese, e la memoria delle vittime è molto concreta, ha scritto sul suo sito Radio Vaticana. Lui si è detto certo che il loro ricordo indelebile è iscritto profondamente anche nella memoria di Nostro Signore. Bisogna, ha detto Zvolensky, “rifiutare ogni tipo di odio, razzismo e deturpazione della dignità umana di qualunque persona”, evitando che le nostre azioni “provochino odio verso altre persone, perché dall’odio alla violenza la strada è molto breve”.

Il 9 settembre 1941 (durante la cosiddetta Prima Repubblica Slovacca guidata da mons. Tiso) il Parlamento della Repubblica Slovacca adottò il cosiddetto Codice Giudeo che dette il via alle deportazioni di cittadini ebraici slovacchi, principalmente in direzione del campo di sterminio di Auschwitz. Quasi 70.000 ebrei provenienti dalla Slovacchia sarebbero stati uccisi durante la seconda guerra mondiale. Secondo il Congresso ebraico europeo, sarebbero circa 3.000 gli ebrei che vivono oggi in Slovacchia.

Pochi giorni fa ha fatto tappa in Slovacchia anche il capo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) Mario Silva, nel corso di un tour all’interno dei paesi membri della Nato, con l’obiettivo di conoscere le attività che la Slovacchia promuove e le sfide che si trova ad affrontare. Silva ha discusso con rappresentanti del Ministero degli Affari esteri ed Europei, con l’Accademia Slovacca delle Scienze (SAV), con i responsabili del Museo della Cultura Ebraica e del Centro di documentazione dell’Olocausto. Il ministero slovacco è coordinatore dell’adesione della Repubblica Slovacca alla IHRA, che associa 31 paesi e ha come obiettivo fondamentale la realizzazione e il sostegno di progetti focalizzati sull’insegnamento della Shoah, la sua memoria e la ricerca sui fatti storici.

(La Redazione)

Foto nato-vlada.gov.sk

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