CCEE, da Bratislava i vescovi europei chiedono rispetto per la libertà religiosa

Si è conclusa ieri a Bratislava l’Assemblea generale dei presidenti delle 39 Conferenze episcopali europee aderenti al CCEE, dopo tre giorni di dibattito sul tema “Laicitá e laicismo” in Europa. Tra i risultati dell’evento, una richiesta di autonomia e distinzione delle strutture religiose rispetto a quelle politiche, pur con reciproco rispetto, condizioni ritenute fondamentali per una sana ed effettiva convivenza di Stato e Chiesa, un concetto sostenuto nella sua omelia conclusiva da mons. Stanislav Zvolensky alla Messa solenne di chiusura presso la Cattedrale di San Martino domenica 6 ottobre. Zvolensky rappresentava in questa occasione diverse funzioni – quella di arcivescovo di Bratislava, quella di presidente della Conferenza episcopale slovacca (KBS) e, come tale, quella di organizzatore dell’incontro CCEE. La libertà religiosa è elemento fondamentale per la Chiesa, che necessita però sempre di essere accompagnata anche dalla forza per testimoniare la fede, ha detto il prelato. Per combattere il laicismo imperante nel vecchio continente, secondo il capo dei vescovi italiani mons. Angelo Bagnasco, serve una buona terapia d’urto, che potrebbe essere rappresentata da Papa Francesco, che ha dimostrato di essere in grado di dare una grande carica “in termini di essenzialità e di sostanza” in un’Europa autoreferenziale.

La Chiesa deve dare alla società una risposta, si legge nella nota conclusiva dell’assemblea, che “non può essere quella della chiusura, trasformandosi in una fortezza nell’Europa. Indipendentemente da ciò che accade, i cristiani hanno una chiara identità basata sulla loro fede che è viva e che risveglia la speranza”. “I cristiani sono portatori di una speranza, di un’esperienza e contenuto di fede che è interessante per tutti”, si legge ancora, ripetendo la parola speranza, che da più parti è stata giudicata una vera “parola chiave” dell’evento. Una convinzione condivisa da tutti i partecipanti e che si estrinseca con una sorta di motto quale “la speranza che reca la Chiesa è qualcosa che il mondo cerca”.

Nel corso dei tre giorni di lavori è stata presentata un’indagine curata dalla professoressa Emila Hrabovec (storica della Facoltà di Teologia della Comenius e membro del Pontificio Comitato Storico) che indagava sullo spazio riconosciuto alla religione nelle società dei diversi paesi europei. Da questa ricerca è emersa l’ingerenza di un certo laicismo e “il tentativo di costruire un’immagine esclusivamente negativa della Chiesa e della fede”, secondo la relatrice.

L’assemblea plenaria si è trovata anche ad affrontare temi di urgenza sociale, come quello dei profughi che arrivano in Europa, una materia che esige da parte degli stati una solidarietà effettiva “perché situazioni come quella vissuta in questi giorni a Lampedusa non si ripetano”. Quanto alla crisi economica in corso, i vescovi hanno rivolto un appello a maggior solidarietà tra paesi ricchi e poveri del continente, mentre per la questione Siria si uniscono al Santo Padre nel chiedere di rimuovere l’ipocrisia tra coloro che dicono di voler risolvere il problema, intraprendendo in modo deciso la via del dialogo per un immediato cessate il fuoco e l’embargo all’ingresso di armi nel paese.

Approfondimenti: 1. CCEE, a fianco di chi soffre, 2. L’erosione cristiana rende il laicismo sempre più aggressivo.

(La Redazione, Fonte Agensir.it, Radiovaticana.va)

Nella foto: i vescovi della CCEE in riunione (fonte tkkbs.sk) 

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