Chi sono i morti di Lampedusa. Ricordiamoci la storia italiana almeno nel giorno del lutto

Oggi è lutto nazionale ed il governo ha fatto bene ad accogliere l’invito di associazioni e partiti, finalmente interpreti di un moto di vergogna e pietà popolare, perché la tragedia dei poveri morti di Lampedusa è una storia italiana. Porta impressi i nomi dell’Eritrea e della Libia, i ricordi nebbiosi del nostro passato coloniale e la mediocrità di un Paese senza più politica estera, ridotta all’amicizia con Putin, ai baciamano a Gheddafi e ai complimenti ai dittatori ex sovietici per i loro successi elettorali.

Lampedusa non ha bare e terra per seppellire quelle centinaia di giovani morti senza nome, e il mondo non ha tombe per le decine di migliaia di scheletri sconosciuti che le correnti, i pesci e le reti dei pescatori hanno sparso per il Mediterraneo. Ma quelle ossa dimenticate e quella carne ormai fredda ingoiata a poche centinaia di metri dalla spiaggia dei Conigli, ci parlano di una storia dimenticata: quella del colonialismo straccione fascista e di un Paese che non ha saputo nemmeno fare una politica neocoloniale, figuriamoci (come ha ricordato ieri Romano Prodi a Gazebo) mantenere le promesse fatte ai G8, e con i G8.

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