Limes romano: un “brand” monumentale comune tra Slovacchia, Austria e Ungheria

I partecipanti al Castello di Devin, foto Anna Adamczyk

(Danube Limes Brand, clicca per zoomare)

Si è svolta tra il 16 e il 18 settembre scorsi la prima conferenza sul tema “Danube Limes Strategy “, nell’ambito di un progetto congiunto tra Austria, Ungheria e Slovacchia, organizza dall’Istituto di conservazione monumentale del Comune di Bratislava in collaborazione con altri partner accademici e museali slovacchi, austriaci e ungheresi. La città di Bratislava è stata scelta per questo incontro, ci dice la responsabile del progetto, l’archeologa Margareta Musilova, grazie agli importanti ritrovamenti di architettura monumentale romana del I secolo a.C. fatti di recente sulla collina del Castello di Bratislava. Gli scavi presso il Castello hanno in effetti confermato che già nel I secolo a.C., dunque prima dell’arrivo delle truppe romane e la creazione di un confine militare, in Europa centrale si usavano già antiche tecniche costruttive romane negli oppidum (città fortificate) celti.

Nell’ambito dei tre giorni di conferenza i numerosi delegati partecipanti, provenienti da 8 paesi interessati dall’asse del Danubio (Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Romania, Serbia, Bulgaria e Italia, oltre a Olanda e Repubblica Ceca), hanno potuto visitare alcuni dei siti di interesse del Limes danubiano che corre lungo il corso del fiume in tutti i tre paesi coinvolti. Siti romani che sono stati nominati per il Patrimonio Mondiale dell’Unesco: Petronell-Carnuntum in Austria, Rusovce-Gerulata e Iža-Kelemantia in Slovacchia e Brigetio-Komárom in Ungheria. La visita si è svolta con la navigazione lungo il corso del Danubio suddivisa in tre diversi itinerari, sempre con partenza e arrivo nella capitale slovacca.

Margareta Musilova, coordinatrice del progetto Danube Limes Brand per la Slovacchia, foto Anna Adamczyk

Il Danubio rappresentava la parte nord-orientale della linea di confine (Limes) dell’Impero romano, un confine non facile da difendere, sul quale fu eretta una serie di castrum fortificati e furono stanziate fino a dodici legioni per la difesa dei territori a sud del fiume. Le autorità partner del Limes danubiano cercano, con il progetto di “branding”, di creare le condizioni per inserire i suoi siti romani nella lista Unesco, al pari del Limes germanico-retico (a protezione dell’area racchiusa tra i fiumi Reno e Danubio) che è stato proclamato sito del Patrimonio mondiale nel 2005. Il progetto danubiano, lanciato nel 2008 da Slovacchia e Ungheria e che si estende nel medio-basso corso del Danubio, ha l’obiettivo di rendere tutta la linea di difesa militare romana (con fortificazioni, rocche, torri  di guardia, bastioni, mura e adiacenti insediamenti civili) un unico percorso turistico-culturale-archeologico di rilevanza mondiale. Il Limes romano è il più vasto singolo monumento (per di più multinazionale) del patrimonio culturale in Europa, riconosciuto come patrimonio Unesco nel suo complesso sotto il nome di Frontiers of the Roman Empire World Heritage Site.

La conferenza Danube Limes Brand Strategy, in primo piano Carlo d’Asburgo-Lorena, foto Anna Adamczyk

La conferenza di Bratislava è stato il primo evento a coinvolgere sette paesi, oltre all’Italia, interessata per ovvie ragioni a sostenere gli sforzi delle istituzioni partecipi. L’obiettivo è di produrre una strategia comune di conservazione e promozione per il Limes danubiano dalla Foresta Nera fino al Mar Nero, incentivando la cooperazione interregionale per uno sviluppo collettivo quali destinazioni turistiche dei siti monumentali romani, quale stimolo anche per una maggiore conoscenza turistica da parte del grande pubblico delle altre aree limitrofe attraversate. Quanto alla preparazione per l’iscrizione nella lista Unesco, la Slovacchia, con i suoi due siti, è già praticamente pronta, ci dice Musilova, mentre Austria e Ungheria sono più indietro, ma hanno scelto di perseguire una strategia comune per arrivare ad una proposta finale più convincente nei confronti della commissione esaminatrice.

I partecipanti al Castello di Devin, foto Anna Adamczyk

Del progetto Danube Limes Brand, il cui partner principale è l’Università di Vienn, è membro anche la Provincia di Rimini. All’evento sono intervenuti delegati italiani, anche in veste di relatori. Tra di loro, Alessia Mariotti, professore associato di Economia e management del turismo della Scuola di Studi avanzati del turismo presso il Polo di Rimini dell’Università di Bologna, che ha trattato il tema „Danube Limes Brand Vision“. Mentre la professoressa Marina De Franceschini, archeologa specialista dell’epoca romana imperiale, ha fatto un intervento dal titolo: „Floor decoration in the Roman World – opus signinum pavement from Bratislava Castle and ist connection to the Roman Italy“. A queste due ricercatrici sono state poste da Margareta Musilova alcune domande in riferimento all’evento di Bratislava.

Alla conferenza hanno partecipato anche Carlo d’Asburgo-Lorena, arciduca ereditario della Casa d’Asburgo, in veste di presidente dell’Associazione dei comitati nazionali Blue Shields (corrispondente a una sorta di Croce Rossa per la protezione del patrimonio culturale). Tra gli invitati, la direttrice dell’IIC Bratislava Antonia Grande.

***

D: Quanto è importante il tema trattato dalla conferenza Danube Limes Brand?

Alessia Mariotti: L’obiettivo della conferenza era quello di condividere e far conoscere lo stato di avanzamento del progetto Danube Limes Brand. Il progetto si propone da un lato di estendere il numero di siti archeologici di epoca romana iscritti sulla lista del Patrimonio mondiale dell’umanità che si trovano nell’area del basso Danubio e dall’altro di costruire un brand (un marchio) condiviso che renda questo complesso sistema patrimoniale e paesaggistico, facilmente riconoscibile da parte del grande pubblico.

Il tema della conferenza è quindi di rilievo, poichè il raggiungimento di questi due obiettivi potrebbe consentire l’avvio di un nuovo processo di ricomposizione territoriale per un’area di intervento strategica per l’Europa.

Marina De Franceschini: È molto importante perchè solo creando un vero e proprio Brand, cioè collegando fra loro in un unico comprensorio tanti piccoli siti sparsi in diverse nazioni, il Limes romano del Danubio può diventare un percorso di visita interessante ed unico. In quest’occasione archeologia e storia danno un contributo fondamentale per ricostruire l’architettura e le vicende del territorio, collaborando in modo utile nella promozione del turismo e quindi all’economia. Per millenni il Danubio è stato il confine naturale di questa regione, e sotto questo aspetto vi è una continuità ma anche un grande rinnovamento. La continuità sta nel fatto che negli stessi punti strategici si sono succedute e stratificate le fortificazioni e abitazioni: prima celtiche e romane, poi medievali e rinascimentali, e infine quelle moderne dell’impero Austro-Ungarico utilizzate fino in tempi recenti, sotto la dominazione sovietica. Il rinnovamento, invece, riguarda l’uso di questi siti: il comprensorio turistico del Limes danubiano fa sì che questi siti non siano più minacciose fortezze destinate alla guerra, ma luoghi in cui ammirare la natura e il paesaggio e conoscere le culture antiche. Luoghi nei quali le sentinelle armate del passato si trasformano nelle pacifiche sentinelle di oggi, a guardia della storia, dell’archeologia, della cultura e delle bellezze naturali di questo territorio. Un rinnovamento parallelo a quello del Danubio, che ha ritrovato il suo equilibrio naturale, finalmente libero dall’inquinamento.

I partecipanti a Rusovce-Gerulata, foto Anna Adamczyk

D: Giudica utile l’incontro con altri partecipanti?

AM: Sì, lo scopo di questo tipo di conferenze è principalmente quello di creare un’occasione di confronto su temi di interesse comune ed è quindi stato molto utile poter discutere con altri studiosi ed esperti impegnati in vario modo nella salvaguardia del patrimonio archeologico, ma anche nella sua valorizzazione, nella sua interpretazione e divulgazione.

MDF: Certamente, perchè è sempre interessante vedere ciò che si fa in altre nazioni, e in che modo vengono affrontati i problemi della conservazione, della tutela e dell’apertura al pubblico. Abbiamo avuto modo di visitare siti archeologici poco conosciuti, di conoscere studi e iniziative interessanti e moderne, fra le quali è fondamentale l’insegnamento ai ragazzi della civiltà romana, grazie alle ricostruzioni e ai filmati, in modo da renderli consapevoli del suo valore.

Modello-plastico di Gerulata

D: Ritiene che qualche sito, evento, o persona che ha conosciuto in Slovacchia possa essere di ispirazione per il marchio del progetto?

AM: La costruzione di un brand comune per l’intero sistema di fortificazioni e siti archeologici di epoca romana che si trovano lungo il Danubio rappresenta una sfida non semplice. Ogni nazione lungo il corso del Danubio ha una forte connotazione identitaria, frutto della vita e della storia culturale del Paese. Il Limes è però una frontiera che unisce, non una frontiera che divide, perchè è costruita lungo un fiume da sempre usato come via di comunicazione. La possibilità di comprendere la vita “ai confini dell’impero” è forse l’elemento che più fortemente connota i siti che ho visitato e che, assieme al paesaggio di confine, potrebbe costituire il punto di partenza per ragionare sulla costruzione del marchio.

D: Cosa pensa dell’importanza dell’architettura romana al Castello di Bratislava dal tardo periodo di La Thene?

MDF: La scoperta della domus romana nel Castello di Bratislava è estremamente importante perchè cambia le nostre conoscenze sulla storia della regione. Dimostra che l’influenza della cultura romana era già molto forte prima che nascesse l’impero, prima della “romanizzazione” di questa vasta regione e della creazione della provincia. In particolare il pavimento in opus signinum con la sua decorazione in stile romano prova che i modelli decorativi ed architettonici romani avevano una diffusione capillare anche in regioni molto lontane da Roma, e in un’epoca di poco successiva alla loro comparsa in Italia. Ciò a sua volta indica che i contatti commerciali, economici e culturali fra il mondo romano e quello celtico erano frequenti e duraturi, e che la “roman way of life” era stata accettata e imitata dall’aristocrazia locale. L’uso di modelli architettonici romani diventa un simbolo del potere cioè uno status symbol.

(La Redazione)

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.