Il rapporto sulla competitività dell’industria: più ombre che luci per le imprese europee

Il Commissario europeo per l’Industria e l’Imprenditoria Antonio Tajani ha presentato il “Rapporto sulla competitività industriale europea” per il 2013, che riguarda sia la competitività dei singoli Stati membri, sia la competitività delle industrie europee. Da questo rapporto emerge un quadro di luci ed ombre, che certifica le difficoltà incontrate dall’industria del continente a causa della crisi. Permette allo stesso tempo di guardare al futuro con cauto ottimismo, dal momento che la situazione degli anni passati non ha pregiudicato in maniera irreversibile lo stato della manifattura europea e si intravedono i primi segnali di una ripresa che ci si aspetta essere più solida.

Per il presente il rapporto fotografa una situazione ancora negativa e in deterioramento, su cui bisognerà lavorare moltissimo, soprattutto se si vuole raggiungere l’obiettivo di portare il settore industriale al 20% del PIL. Si è infatti verificata un’ulteriore erosione della base industriale (dal 15,5% del PIL al 15,1%), in alcuni Paesi (Grecia, Portogallo, Spagna e Sud Italia) la disoccupazione giovanile supera il 50% e il differenziale di competitività tra le economie europee è in crescita costante. Quest’ultimo dato è dovuto in massima parte ai profondi squilibri strutturali tra gli Stati membri, principalmente per quel che riguarda l’efficienza della pubblica amministrazione, il costo dell’energia, i tempi della giustizia e la fiscalità punitiva di alcuni Paesi.

Per quel che riguarda la competitività dei singoli Stati membri, il rapporto individua quattro gruppi sulla base di 10 indicatori: produttività del lavoro; livello della formazione; quote di export; capacità di innovazione; intensità energetica; costo dell’energia; contesto per il business; adeguatezza delle infrastrutture; accesso al credito; livelli di investimenti nel manifatturiero. Gli Stati membri, a seconda della loro performance in questi settori sono suddivisi in: Stati ad alta competitività (Germania, Austria, Lussemburgo, Danimarca e Svezia), Paesi con un livello di competitività superiore alla media UE nella maggior parte degli indicatori, ma che devono effettuare ulteriori riforme (Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Regno Unito, Irlanda, Finlandia), Paesi con un livello di competitività medio-bassa, fermi sulle loro posizioni (Italia, Cipro, Malta, Portogallo, Slovenia e Grecia), Paesi a bassa competitività, che però stanno progredendo (Estonia, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Romania e Bulgaria).

Il rapporto presenta anche un quadro della competitività dell’industria europea su scala globale, evidenziando un miglioramento rispetto agli anni della crisi, nonostante questo rimanga negativo se paragonato ai livelli precedenti il 2007. Se, infatti, sono stati riscontrati miglioramenti del clima imprenditoriale complessivo e della sostenibilità ambientale e un avanzo commerciale di 365 miliardi di euro, sono state rilevate anche criticità notevoli. Tra queste le principali sono sicuramente una domanda interna anemica, la diminuzione degli investimenti (-350 miliardi dal 2007), la difficoltà di accesso al credito, il costo dell’energia (già molto elevato, è ulteriormente cresciuto, il doppio degli USA e il triplo della Cina) e l’altissima disoccupazione (11% per l’UE, 7% per gli Stati Uniti e 3,8% per il Giappone). Si evidenzia poi un deterioramento anche sul fronte dell’innovazione, dove l’Europa è leader solo nei campi dell’aerospaziale, dell’industria farmaceutica e delle attrezzature TLC, ma risulta molto indietro nei settori delle biotecnologie, dei computer, di internet, dei semiconduttori e dei software.

Alla luce di questo rapporto, il Commissario ha ricordato le iniziative messe in atto dalla Commissione nell’ambito di Europa 2020, per una reindustrializzazione dell’Europa, ma ha altresì ribadito la necessità di affiancare un “Patto per l’Industria” al “Fiscal Compact” che consenta di accelerare il processo delle riforme necessarie per attrarre gli investimenti. Tajani ha infine affermato l’intenzione di porre al centro dell’attenzione, nel corso del dibattito concernente il “Patto per l’Industria”, il tema di una governance capace di rendere effettive le riforme attraverso il rafforzamento del coordinamento con gli Stati membri, anche per le misure più direttamente legate alla competitività industriale.

(Giovanni Guido Rossi via Rivista Europae)

 

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