UE, Germania: altri quattro anni di non-Europa. Trionfo della Merkel e dello status quo

Il risultato del voto

Anzitutto diamo i numeri e confrontiamoli con quelli delle ultime elezioni. Il partito di Angela Merkel (Cdu) ottiene il 41,5% dei voti conquistando così 311 seggi in parlamento su un totale di 630: a un soffio dalla maggioranza assoluta. Il partito socialista (Spd) guidato da Peer Steinbrueck si ferma al 25,7% migliorando di tre punti dalle elezioni del 2009. L’obiettivo di di formare un governo con i Verdi è però sfumato anche a causa del calo di questi ultimi che con l’8,3% perdono circa quasi tre punti dal 2009. Il partito di sinistra Die Linke ha ottenuto l’8,6% perdendo circa tre punti dalle scorse elezioni. Il partito liberale passa dal 14,6% del 2009 al 4,8% di queste elezioni, un risultato che li condanna a restare fuori dal parlamento. Infine il partito euroscettico Alternativa per la Germania (Afp) ha raccolto il 4,7% ottenendo un risultato significativo per una coalizione nata appena sei mesi fa, non abbastanza però per entrare in parlamento.

Gli euroscettici ‘qualificati’. Bisogna ragionare con loro?

Proprio Alternativa per la Germania è stato al centro di molti dibattiti e, all’indomani delle elezioni, lo storico italiano Gian Enrico Rusconi, sulle colonne del Corriere della Sera, li definisce “un piccolo gruppo di persone qualificate che fa un discorso radicale ragionato (giusto o sbagliato che sia) contro il frasario politicamente corretto sull’Europa e la sua moneta”. Non populisti, dunque, ma una forza che “costringe a ragionare seriamente sull’euro, a confrontarsi, a non accontentarsi delle giaculatorie. Angela Merkel lo sa e ne terrà conto. Il suo slogan «se fallisce l’euro, fallisce l’Europa» diventa ora assai più impegnativo di quanto non lo fosse sino ad ieri”. Ecco. Le elezioni tedesche ci consegnano forse un partito che sarebbe semplicistico bollare come “euroscettico”. Un precedente per un’Europa in cui l’antieuropeismo ha fin qui assunto caratteri zotici, populisti o giacobini. Che si possa finalmente discutere sul futuro d’Europa senza scadere nella farsa?

Un plebiscito per la Merkel

La fiducia nei confronti di Angela Merkel ha neutralizzato Alternativa per la Germania, partito che senza la cautela politica della Cancelliera avrebbe forse ottenuto il triplo dei consensi. Ma la Merkel ha saputo catalizzare su di sé ogni bisogno di sicurezza di fronte all’incerto futuro europeo letteralmente azzerando qualsiasi altra realtà conservatrice, come l’insucesso di Afp e liberali dimostra. Ma adesso che ne sarà d’Europa? Una eventuale coalizione tra Cdu e Spd non servirà ad ammorbidire le posizioni tedesche nei confronti delle politiche europee. I socialisti potranno, al massimo, ottenere qualche concessione per quanto riguarda le politiche sul lavoro (perché non è vero che in Germania sono tutte rose e fiori) ma la politica estera di Berlino non cambierà.

L’Europa dello status quo

Nuovi pacchetti di aiuto a Grecia e Portogallo sono previsti per il 2014. Atene e Lisbona dovranno attenersi alla rigorosa ricetta tedesca malgrado l’evidenza dell’insuccesso delle politiche di austerità. Non c’è poi da attendersi nulla da Italia e Spagna: instabilità politica, recessione, scarsa tenuta del sistema bancario sono problemi che non fanno ben sperare. La Francia, che ormai fa solo più finta di credere ancora al ruolo di “contrappeso”, si trova con un debito/Pil al 94%, una disoccupazione al 10,5%, nell’evidente impossibilità di far valere la propria posizione in Europa a meno che non voglia “allearsi” con i paesi mediterranei. Parigi però ha sempre visto con diffidenza l’idea di una Europa federale e in questo, oggi, fa il gioco della Merkel e di una Germania favorevole allo status quo.

Il fallimento del socialismo europeo

La vittoria della Merkel lascia quindi immutato il quadro europeo, almeno per i prossimi quattro anni. Ed è anche il segno di una penosa mancanza di idee alternative:  non esiste in Europa una sola idea di sviluppo, di cambiamento, di riforma che non passi per il mantenimento dello status quo o la sua distruzione. Il fallimento dei partiti socialisti del vecchio continente (a esclusione di una Francia guidata però da un ex-banchiere) è tutto qui: senza immaginazione, senza filosofia politica, senza coraggio, essi non sanno fare altro che seguire le politiche conservatrici. E tutto mentre la povertà in Europa aumenta, come pure la disoccupazione, il disagio sociale, la differenza fra ricchi e poveri.

Se…

A far saltare il banco sarebbe solo un’aggravarsi della crisi in corso: se la Grecia e il Portogallo non volessero (o non potessero) seguire la ricetta dell’austerity per ottenere nuovi aiuti. Se l’instabilità politica italiana portasse a una vittoria elettorale dei populisti. Se la Spagna si trovasse in una nuova crisi bancaria. Se la Francia andasse in recessione. Allora, forse, lo status quo verrebbe messo in discussione. Ma una discussione dettata dall’emergenza e dalla frustrazione non porta mai buoni frutti: alle prossime elezioni europee l’eventuale vittoria delle forze euroscettiche metterebbe in grave pericolo il progetto europeo.

(Matteo Zola via Eastjournal.net)

Foto: eppofficial/flickr

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