Settimana dell’acqua. Le guerre per l’acqua? Già iniziate, in Etiopia e Kenya

Gli scontri tribali per l’accesso all’acqua e ai pascoli, acuiti dalla realizzazione di dighe sull’Omo come quella gigantesca di Gibe III, sono di nuovo riesplosi alla frontiera tra il Kenya e l’Etiopia, soprattutto a Moyale, da dove sono fuggite almeno 60.000 persone. I nuovi scontri tribali ed inter-clanici erano stati denunciati nuovamente l’altro ieri dalla Croce rossa del Kenya (Kenya Red Cross Society – Krcs) a Butie vicino a Moyale, in territorio kenyano, e il disaster response team della Krcs segnala violenti scontri a fuoco nella zona. Secondo Bonyana Stephen, coordinatore della Krcs a Moyale, i team della Croce Rossa sono al lavoro in tutti gli ospedali in Moyale «Per aiutare a curare i pazienti ed il pronto soccorso. Locali commerciali e case sono stati dati alle fiamme a Somare e Teti. Il numero di feriti sarà noto dopo che i team avranno condotto una rapida valutazione delle esigenze».

Le ultime notizie parlano di combattimenti tribali nelle comunità di Lowaringok, nel Turkana, dove da tempo gruppi tribali di origine etiope si confrontano con i turkana e altre etnie kenyane (che del resto attraversano anche loro la frontiera etiope) per l’accesso alle risorse. Il team di intervento della Krcs del Turkana è già nell’area degli scontri tribali.

Più di 40.000 profughi sono rifugiati all’interno del Kenya, mentre in 20.000 hanno oltrepassato la frontiera e si sono rifugiati in Etiopia. Bunaya, intervistato dall’agenzia cinese Xinhua, ha detto: «Stimiamo che più di 60.000 persone abbiano attraversato la frontiera tra giovedì e venerdì. Le persone che hanno attraversato la frontiera non sono ancora rientrate malgrado una calma relativa sia stata  instaurata a Moyale dalle forze di sicurezza»

Le 40.000 persone sfollate all’interno del Kenya non sono state alloggiate in campi profughi ma sno state ospitate da loro parenti o da volontari. Secondo Bunaya, «Venerdì 9 villaggi sono stati completamente abbandonati dai loro abitanti dopo gli intensi combattimenti tra i clan belligeranti. In questi villaggi colpiti venerdì, da 30 a 40 case sono state ridotte in cenere».

Il 31 settembre i due capi dei clan belligeranti hanno organizzato assemblee separate a Moyale per trovare una soluzione che possa mettere fine ad un conflitto per le risorse ri-iniziato un paio di mesi fa e riesploso violentemente in questi giorni, ma gli scontri sembrano ampliarsi ad altre zone e nel Turkana, dove con la realizzazione delle dighe in Etiopia (per dare energia al Kenya) la situazione idrica è diventata sempre più insostenibile per le etnie autoctone che mal sopportano i pastori nomadi “etiopi” che si insediano nelle loro terre.

Tribù antichissime e non certo amiche stanno pagando il prezzo di uno “sviluppo” che non hanno chiesto, del quale non sanno niente e da quale non traggono alcun beneficio.

(Da greenreport.it)

Foto: pulpolux/flickr

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