Settimana dell’acqua: Onu, acqua potabile per tutti in quattro mosse

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2013 Anno Internazionale della Cooperazione sull’acqua. E il tema di questa edizione della World Water Week, che si tiene questa settimana dall’1 al 7 settembre, è proprio la partnership mondiale. Scienziati, organizzazioni non governative e responsabili politici di tutto il mondo si riuniscono presso lo Stockholm International Water Institute in Svezia per discutere di nuove ricerche e sviluppi nella conservazione dell’acqua e, soprattutto, ciò che deve essere fatto per garantire la tutela di una delle risorse più preziose del pianeta per le generazioni future.

Secondo le più recenti stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) e il Fondo Onu per l’infanzia (UNICEF) attraverso il Programma congiunto di monitoraggio (JMP) per l’approvvigionamento idrico e servizi igienico-sanitari, 768 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e due miliardi e mezzo non hanno accesso ad adeguate strutture igienico-sanitarie. L’acqua contaminata gioca un ruolo significativo nella malnutrizione, vomito e diarrea causata da malattie legate all’acqua oltre che a prevenire l’assorbimento di nutrienti chiave negli alimenti sono responsabili della morte di circa 1,3 milioni di bambini ogni anno.

Nel frattempo, le colture irrigate con acqua contaminata (che può trasportare sostanze inquinanti pericolose come mercurio e arsenico) sono soggette a bassi tassi produttivi (l’inquinamento riduce la resa per ettaro coltivato) e possono provocare a loro volta patologie ai consumatori. Purtroppo l’agricoltura non è solo un fattore primario per i consumi idrici globali – circa il 70 per cento dell’uso dell’acqua del mondo è concentrato in agricoltura – ma anche di contaminazione di questa risorsa. Le stima dell’ONU attestano che il settore alimentare rappresenta il 40 per cento delle sostanze inquinanti organiche nei paesi industrializzati e il 54 per cento nei paesi in via di sviluppo. Il Barilla Center for Food & Nutrition  evidenzia  che se tutti nel mondo avessero le stesse abitudini di consumo dei nordamericani ed europei, sarebbe necessario per sostenerle un aumento del 75 per cento delle risorse idriche.

Alla luce di questi dati è evidente quanto lavoro, sia a livello locale che globale, sia necessario per  proteggere le risorse idriche e rendere l’acqua potabile a disposizione di tutti. Anche questa Settimana Mondiale dell’Acqua può rappresentare un utile strumento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di stimolo per gli Stakeholder al fine di accelerare gli interventi in questo campo. Secondo l’autorevole ed influente fondazione Foodthank  queste giornate soprattutto dovrebbero servire ad ispirare la cooperazione. Gli istituti di ricerca, imprese private, governi e la comunità dei donatori possono lavorare tutti insieme per:

–       Sviluppare la ricerca, attraverso semplici innovazioni per la fornitura di acqua pulita alle famiglie. Alcune sono già disponibili a basso costo, come ad esempio SODIS che è un metodo di purificazione solare dell’acqua attraverso cui l’acqua non trattata è posta in bottiglie trasparenti e riscaldata e disinfettata con raggi UV. Filtri a carbone e filtri BioSand possono anche rimuovere le impurità e agenti patogeni  disciolti in acqua e l’agenzia umanitaria ECHO sta già facendo la formazione dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo per la costruzione di questi  sistemi di filtrazione. Tuttavia ulteriori ricerche (e il finanziamento) devono essere diretti verso lo sviluppo di metodi simili per la depurazione dentro le mura domestiche.

–       Costruire infrastrutture per le comunità. Dare alle comunità i mezzi per accedere all’acqua per il consumo personale e per l’agricoltura è un passo fondamentale nello sviluppo globale. In Niger, International Crops Research Institute for the Semi-Arid Tropics (ICRISAT) ha costruito sistemi solari di irrigazione a goccia per orti. Il loro modello è stato replicato da altre organizzazioni, come il Solar Electric Light Fund (SELF), che ha attuato un sistema simile in una cooperativa agricola femminile in Benin. I governi e le organizzazioni non profit, come The Water Project, finanziano principalmente la costruzione di questa infrastruttura, ma ci sono anche opportunità per il settore privato. Ad esempio, People Water è una società a scopo di lucro e il suo programma di irrigazione a goccia investe i proventi dalla vendita di acqua in bottiglia verso la costruzione e il mantenimento di pozzi perforati in Haiti, India  e in altre regioni in via di sviluppo.

–       Diffondere l’agricoltura biologica. Fertilizzanti chimici, pesticidi ma anche gli antibiotici nei rifiuti di origine animale contribuiscono all’inquinamento delle acque, causando problemi di salute per i consumatori e compromettere l’ambiente. Con l’implementazione di pratiche fertilizzanti organiche, metodi di lotta biologica ai parassiti e l’allevamento di bestiame olistico e senza antibiotici, gli agricoltori possono evitare la contaminazione delle riserve idriche già scarse.

–       Implementare pratiche agricole con impronta ecologica ridotta. Per secoli gli agricoltori di tutto il mondo hanno usato metodi tradizionali di conservazione dell’acqua. Poiché si prevede un incremento delle richieste della popolazione verso la domanda di prodotti agricoli, il consumo globale di acqua per usi irrigui subirà un aumento del 19 per cento entro il 2050, indicando la necessità di ampliare i metodi di approvvigionamento e conservazione delle risorse idriche disponibili. Entrambe le nuove tecniche – quali la purificazione a energia solare e/o i metodi di irrigazione a goccia – e i vecchi  metodi – come “zai” , una forma efficace di raccolta di acqua piovana in Burkina Faso, dovrebbero servire a ottimizzare il futuro dell’agricoltura.

(Aldo Ferretti, da greenreport.it)

Foto_ pulpolux/flickr

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