L’Ambasciatore Provenzano: appassionato di auto per cinquant’anni

Ad Antonino Provenzano, Ambasciatore d’Italia a Bratislava fino al Novembre 2008, quando fu sostituito dall’attuale Ambasciatore Brunella Borzi Cornacchia, abbiamo fatto qualche domanda sulla sua passione per l’automobilismo.

D: Ambasciatore, qual’è il suo rapporto con le automobili?

R: Da siciliano appassionato di motorismo come lo siamo quasi tutti, inizia dall’infanzia. Ho seguito l’automobilismo come appassionato per 50 anni, ma è stato solo in Slovacchia, alla tenera età di oltre sessant’anni, che ho avuto la possibilità – per una serie di circostanze – di potermi finalmente sedere dietro una macchina da corsa.

D: Quando ha iniziato a correre in competizioni automobilistiche e quali gare ricorda con maggior piacere?

R: Guardi, ho iniziato nel 2007 con questa Slovakia Matador, quando ancora ero Ambasciatore a Bratislava, entrando nel campionato slovacco della velocità in montagna. Questa è la mia quarta volta alla Slovakia Matador, dal 2007 infatti ho continuato ogni anno a partecipare, e dunque due volte ho corso da Ambasciatore. Ho partecipato anche alla Rieti-Terminillo, la gara romana di salita, un paio di volte, ma non ho ottenuto i risultati ai quali invece sono arrivato qui a Pezinok, ed è stata quindi solo una esperienza personale, senza seguito.
La cosa che ricordo con più piacere è di avere vinto a Bratislava, nel 2007, la Coppa Vip. Organizzata dalla scuderia Presscam della Seat Slovacchia, mettendo insieme una serie di personaggi pubblici per una competizione di gara in salita. Io ho vinto quella coppa e mi fece un enorme piacere, essendo la prima che io abbia mai vinto al volante di una automobile.

D: E’ un pilota aggressivo o riflessivo?

R: Assolutamente riflessivo, l’automobilismo è uno sport molto serio, molto impegnativo e anche per alcuni versi, come è immaginabile, pericoloso. Non lo si può praticare se non con una totale conoscenza dei propri mezzi, sapendo fin dove si può arrivare, evitando assolutamente di strafare. Se si sbaglia, soprattutto nelle gare in salita, il prezzo che si paga può essere molto salato.

D: Com’è il percorso della Slovakia Matador, ci sono difficoltà particolari?

R: La strada (la n.503) mi piace molto. Nelle gare in salita è peraltro fondamentale avere imparato molto bene a memoria il percorso, e io, avendo vissuto a Bratislava per quattro anni, venivo spesso su questa strada, anche per andare a mangiare un boccone al ristorante che sta in cima alla salita di Pezinska Baba, e quindi l’ho fatto tante di quelle volte che posso dire di averlo imparato bene a memoria. E questa conoscenza è fondamentale per fare una gara in salita, soprattutto con macchine impegnative come la Ferrari di oggi. E del resto il posto, questa vecchia strada di Pezinok, dal punto di vista naturalistico è un posto bellissimo.

D: Quanto incide il fatto di gareggiare sullo stile di guida di tutti i giorni in una città italiana, tra semafori, pedoni indisciplinati, zebre, motorini, scooters e biciclette in completa anarchia?

R: Sono naturalmente due mondi completamente separati. Ma se uno è appassionato di automobili e fa gare impara a conoscere, ad amare e a rispettare l’automobile. E fuori dalle competizioni l’automobile diventa uno strumento di rilevanza sociale che va gestito con responsabilità, perché è un meraviglioso mezzo di vita, di lavoro, di spostamento. Può però diventare uno strumento pericoloso, e sono convinto che tutti i piloti da corsa siano persone poi estremamente consapevoli dei rischi che si incontrano sulle strade di tutti i giorni. Quindi si cerca di diventare anche dei migliori utenti delle strade.

D: Un aneddoto da pilota?

R: Esperienze particolari no, ma posso ricordare il culmine adrenalinico che si prova poco prima di partire – perché è certamente un impegno che prende molto. E poi la grande gioia se alla fine della corsa si è convinti di avere guidato bene, oppure la grande delusione se si sa di avere commesso degli errori. Errori che possono essere imputabili soltanto al pilota e mai alla macchina.

In un altro articolo diamo conto della sua partecipazione alla Slovakia Matador 2010, dove è arrivato secondo nella categoria GT.

(Pierluigi Solieri)

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