Ombudsman: la polizia ha violato i diritti umani nel raid a Moldava nad Bodvou

In riferimento al raid della polizia nel giugno scorso presso l’insediamento rom a Moldava nad Bodvou, il Difensore civico della Repubblica Slovacca Jana Dubovcova ha reagito affermando che la polizia ha violato gravemente i diritti fondamentali della popolazione locale. L’operazione della polizia alla caccia di persone ricercate è stata organizzata senza mandati di ispezione – che la Dubovcova ammette sarebbe tuttavia stato complicato ottenere – ma afferma che si tratta di una mancanza così grave che un difensore civico non può far altro che notificarlo. L’Ombudsman lo ha scritto un una relazione speciale da consegnare alla prossima sessione parlamentare, dove sottolinea la mancanza di logica nelle azioni della polizia, che avrebbero dovuto condurre le ricerche al di fuori delle abitazioni, e non all’interno – a meno che, scrive, la ricerca non fosse una mera finzione.

Testimoni oculari avrebbero affermato che il 19 giugno, nel tardo pomeriggio, all’insediamento di via Budulovska, a Moldava nad Bodvou, si sono presentati circa 50 agenti di unità speciali della polizia in una ventina di auto. Gli agenti hanno fatto irruzione nelle case, secondo una dichiarazione rilasciata dalla Ong ETP Slovensko, un gruppo non-profit impegnato con le minoranze etniche, e hanno arrestato 15 persone. Una trentina di persone sarebbero rimaste ferite o contuse nel corso dell’operazione, tra le quali, secondo gli attivisti, anche un bambino di sei settimane.

In precedenza, un conflitto aveva coinvolto alcuni residenti con una pattuglia della polizia dopo una festa la notte del 16 giugno, con due rom del posto arrestati. Uno è stato rilasciato quattro giorni dopo e l’altro rimane ancora in custodia, secondo il quotidiano Sme. Per entrambi pendono accuse di danneggiamento dell’auto della pattuglia. Secondo gli abitanti dell’insediamento, l’incursione del 19 giugno è stata una vendetta per l’episodio precedente.

La questione è già passata per il Parlamento, quando a inizio luglio il capo del Corpo di Polizia Tibor Gaspar ha informato la Commissione parlamentare sui diritti umani che le voci in circolazione sul raid erano fuorvianti e false. Secondo Gaspar nessuno è rimasto ferito nell’operazione di polizia.

L’indagine ufficiale sui fatti iniziata dal Ministero degli Interni non ha portato a nulla, e il rapporto emesso dalla commissione a fine luglio aveva definito l’incursione dei poliziotti una operazione standard in questi genere di casi. Il Ministro degli Interni Robert Kalinak ha affermato che l’inchiesta non ha dimostrato alcuna violazione di norme o di procurate lesioni alle persone del luogo. L’operazione, ha detto, era finalizzata alla ricerca di individui e refurtiva.

Il delegato del governo per e comunità rom Peter Pollak ha riconosciuto i risultati dell’indagine ufficiale, dicendo che i suoi poteri non gli permettono di valutare la legalità e legittimità dell’azione di polizia. In ogni caso, avendo assistito a due ricostruzioni degli eventi del tutto opposte – quella della polizia e quella dei rom locali – non ha esitato a dichiarare che i fatti sono quantomeno piuttosto controversi. E per eliminare ogni dubbio, almeno in futuro, Pollak ha suggerito che la polizia si munisca di videocamere per registrare le operazioni e che le forze dell’ordine siano accompagnate anche da chi può comunicare in lingua romanì.

L’associazione ETP Slovensko, sostenuta da Amensty International, si è dichiarata insoddisfatta dei risultati dell’indagine ufficiale, e ha affermato che la polizia non si è presa la briga nemmeno di ascoltare uno qualsiasi degli abitanti contusi dell’insediamento. Le loro testimonianze, dice ETP, indicano un uso improprio di mezzi coercitivi, e l’associazione ha messo a disposizione prove video, testimonianze e rapporti medici per aiutare l’obiettività sul caso.

L’Ombudsman Jana Dubovcova ha ricordato nella sua relazione anche la violazione di diritti nel corso dello sgombero forzato nell’insediamento rom di Nizne Kapustniky avvenuto nell’ottobre 2012. Il pretesto delle autorità locali era il fatto che le condizioni di vita e igieniche del posto rappresentavano una minaccia per la salute degli abitanti. L’insediamento è stato abbattuto dopo un avviso dato con quattro giorni di anticipo. I 156 abitanti (inclusi 63 bambini) hanno dovuto lasciare le loro abitazioni senza vedersi offrire degli alloggi alternativi.

(Redazione, Fonte Slovak Spectator)

Foto mecem.sk

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