Corte Suprema: rifare processo di licenza per completamento centrale nucleare di Mochovce

La Corte Suprema slovacca ha sospeso la licenza per il completamento della centrale nucleare di Mochovce emessa dall’Autorità di regolamentazione nucleare (UJD). La Corte Suprema, con una sua sentenza di fine giugno pubblicata soltanto nei giorni scorsi sul suo sito web, ha così accettato il ricorso di Greenpeace Slovensko, che aveva criticato l’autorità nucleare per aver esteso la licenza nel 2009, quando iniziarono i lavori di completamento, senza aver coinvolto gli attivisti ambientali nel procedimento di approvazione. È stata in questo modo annullata la sentenza del Tribunale regionale di Bratislava che aveva in precedenza respinto la causa intentata da Greenpeace. Ora, per ottenere il rinnovo della licenza, l’UJD dovrà prima interpellare Greenpeace, riconoscendo i commenti e le critiche degli ambientalisti, anche se la legge non richiede che poi l’autorità ci si attenga.

La società Slovenske Elektrarne a.s., i cui due terzi sono stati acquisiti dal Gruppo Enel nel 2006, dette inizio alla costruzione di due nuovi reattori a Mochovce nel 2009, dopo aver ricevuto il permesso dell’UJD. Ora il processo di autorizzazione dovrà essere ripetuto, e Greenpeace avrà accesso a tutti i documenti del regolatore. Il capo dell’organizzazione ambientalista slovacca ha detto che non si tratta tanto di una disputa sull’energia nucleare, quanto del rispetto delle norme di legge e del diritto dei cittadini ad avere voce in capitolo.

La sentenza, alla quale non può essere presentato ricorso, non implica la sospensione immediata dei lavori sul progetto. Slovenske Elektrarne ha fatto sapere, citando i commenti dell’Autorità di regolamentazione nucleare e del Ministero dell’Economia, che il verdetto non annulla il permesso di costruzione delle unità 3 e 4 di Mochovce; per cui i lavori proseguiranno come previsto. In particolare, ha sottolineato, si tratta di un contenzioso tra l’Autorità nucleare e Greenpeace.

Il progetto da 3,7 miliardi di euro, peraltro, ha già un certo numero di grattacapi. I costi sono lievitati sensibilmente con la necessità di adempiere a nuove misure di sicurezza dopo l’incidente di Fukushima, e i tempi si sono pure dilungati di quasi due anni rispetto alle stime iniziali.

(Red)

Foto IAEA Imagebank/flickr

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