21 agosto, quarantacinque anni fa l’invasione della Cecoslovacchia

Quarantacinque anni fa gli eserciti di Unione Sovietica, Germania Est, Polonia, Ungheria e Bulgaria, tutti facenti parte del Patto di Varsavia, invasero la Cecoslovacchia, loro alleato, per ordine di Mosca con lo scopo di fermare e annullare il processo di riforme definito con la locuzione ‘Primavera di Praga’. Truppe composte da un numero ancora imprecisato tra i 200 e i 600 mila soldati entrarono da 18 valichi di frontiera alla mezzanotte del 20 agosto 1968, scortati da 800 aerei e circa 7 mila carri armati e veicoli corazzati. Proprio in quei giorni, obbedendo ad ordini segreti del Patto di Varsavia, il grosso dell’esercito cecoslovacco era stato schierato alla frontiera con l’allora Germania Ovest, per impedire una inesistente invasione dall’Occidente libero.

La data dell’invasione coincise non a caso con il previsto congresso del Partito Comunista Cecoslovacco (KSC), che avrebbe dovuto sancire definitivamente le riforme e sconfiggere l’ala stalinista. Alexander Dubcek e i suoi sostenitori si riunirono di tutta fretta in segreto mentre i carri armati rullavano ormai sulle strade cecoslovacche, ed approvarono tutto il programma riformatore, fatto del tutto inutile alla vista di quanto stava per accadere nel paese. Questo congresso clandestino venne successivamente sconfessato e formalmente cancellato dalla nuova dirigenza imposta da Mosca a governare il paese.

Durante l’attacco di agosto rimasero uccise 19 persone in Slovacchia (53 in Repubblica Ceca), mentre a centinaia rimasero feriti. Una parte delle vittime fu dovuta a incidenti, anche stradali. Dubcek chiese al suo popolo di non opporre resistenza, per evitare un bagno di sangue. Lui fu arrestato e portato a Mosca, con molti dei suoi colleghi, e rientrò a Praga il 27 agosto, mantenendo il suo posto di segretario del partito. Fu poi costretto alle dimissioni nell’aprile del 1969 in seguito alle rivolte popolari che celebravano la vittoria della nazionale di hockey su ghiaccio della Cecoslovacchia sull’Unione Sovietica ai Mondiali di Stoccolma del marzo 1969.

Dopo l’invasione, ci fu un’ondata di emigrazione di cittadini cecoslovacchi. Si stimano in circa 70 mila le fughe all’estero nei primi tempi, e in 300 mila le fuoriuscite totali negli anni successivi.

Oggi, per commemorare l’evento in Slovacchia sono organizzati diversi eventi, con posa di corone di fiori e discorsi. Il Premier Robert Fico, ad esempio, parteciperà alle 17:00 all’inaugurazione della mostra speciale alla Galleria F7 (su Frantiskanske namestie 7 a Bratislava) che espone le fotografie realizzate con grande coraggio da Ladislav Bielik in occasione dell’invasione. La mostra si intitola The Global Message.

I canali del servizio pubblico della Radio e Televisione della Slovacchia (RTVS) hanno modificato parte del proprio palinsesto per includere documentari e programmi sull’occupazione e la Primavera di Praga.

(La Redazione)

Foto: Bratislava, Agosto 1968 (fotografia © Ladislav Bielik)

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