Europa. Che fine ha fatto il pensiero libero?

Oltre alla dimensione politica ed economica, il progetto europeo dovrebbe avere anche un lato morale. Ma gli intellettuali sono troppo deboli di fronte al moltiplicarsi delle minacce alla libertà. Un articolo di Alicja Gescinska per il quotidiano belga De Morgen.

Come l’Europa è più di un’entità geografica, l’Ue è più di un semplice organismo politico. Io la vedo prima di tutto come un progetto morale. Se ci stiamo battendo per una società aperta in Europa dobbiamo sostenere valori specifici, tra cui la libertà, la tolleranza e la responsabilità individuale e interpersonale. Si tratta di valori morali che devono essere fondati sul piano politico e istituzionale. In caso contrario questi valori crollano.

Spesso diamo per scontati i valori di cui godiamo. Soltanto quando rischiamo di perderli comprendiamo che non è così. Qualche settimana fa il sociologo di fama internazionale Zygmunt Baumann è stato minacciato da cento skinhead polacchi durante una lezione all’università di Breslavia. Questo incidente turbolento mi ha fatto ripensare al bisogno di libertà intellettuale e al ruolo degli intellettuali nella società.

Il concetto di intellettualismo ha un’accezione decisamente negativa. Evoca l’immagine di un vecchio canuto in una torre d’avorio, che pensa di avere una visione migliore della società rispetto alle persone che ne fanno parte. Gli intellettuali, tuttavia, sono indispensabili per il buon funzionamento della società. La storia ci ha insegnato che tra i primissimi bersagli dei regimi totalitari – di destra o di sinistra – c’è la mente curiosa dei pensatori laterali.

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