Made in Italy: 1000 prodotti da podio mondiale

Dopo anni di crisi sempre più intensa, dall’export dell’Italia arrivano segnali incoraggianti, quasi a smentire la vulgata secondo la quale il nostro sarebbe un Paese senza futuro, con una ineluttabile perdita di posizioni sui mercati internazionali. Dal rapporto I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison, presentato nel mese di luglio, emergono indizi di un’Italia innovativa, versatile, creativa, reattiva, competitiva e vincente, soprattutto sui mercati globali. Tanto da esprimere quasi mille prodotti con saldo commerciale attivo da record e da mettere a segno un attivo di 183 miliardi di dollari (nel 2011).

Il rapporto non nasconde le difficoltà, ma cambia la prospettiva della misura della competitività: anziché il classico metodo della quota di mercato sull’export mondiale, prende in esame bilancia commerciale dei singoli prodotti. È così allora che emergono in evidenza la creatività e la duttilità del made in Italy, la capacità del sistema produttivo nostrano di reagire al mutare degli scenari internazionali. L’Italia è – con Cina, Germania, Giappone e Corea – uno dei 5 Paesi del G-20 ad avere un surplus strutturale con l’estero nei prodotti manifatturieri non alimentari. Escludendo l’energia e le materie prime agricole e minerarie, l’Italia è in altre parole uno dei paesi più competitivi a livello mondiale.

Il made in Italy vanta quasi 1000 prodotti nei primi tre posti al mondo per saldo commerciale attivo con l’estero. Meglio di noi nel 2011 solo Cina, Germania e Stati Uniti, un risultato confermato anche nel 2012 con il Belpaese secondo paese europeo dopo la Germania per attivo manifatturiero con i paesi extra-UE.

Dei 946 prodotti classificatisi primi, secondi o terzi nel saldo commerciale mondiale, 235 sono “medaglia d’oro” che, nel loro insieme, fanno guadagnare all’Italia 63 miliardi di dollari. Altri 390 prodotti si classificano al secondo posto nel mondo e 321 al terzo posto. Infine, ci sono altri 492 prodotti dell’eccellenza italiana che si sono posizionati quarti o quinti per saldo commerciale mondiale.

La gran parte dei nostri primati manifatturieri non provengono solo da settori tradizionali (ad es. tessile o calzature), ma dalla meccanica e dai mezzi di trasporto, dalle tecnologie del caldo e del freddo, dalle macchine per lavorare legno e pietre ornamentali, dai fili isolati di rame e dagli strumenti per la navigazione aerea e spaziale.  Affiancati a quei settori ove il made in Italy è forte da sempre, come il design o il lusso.  Solo guardando ai prodotti da primo posto, dei 63 mld di dollari globali di attivo, la metà provengono dal settore dell’automazione meccanica, della gomma e della plastica; altri 18 miliardi da abbigliamento e moda, 6 miliardi da alimentari e vini, 3 da prodotti per la persona e la casa. Le calzature con suola in cuoio naturale (2,7 mld) sono il singolo manufatto in assoluto più redditizio in termini di attivo commerciale; seguono le macchine e apparecchi per imballaggio (2,5 mld), le piastrelle di ceramica verniciate o smaltate (2,5 mld), le borse in pelle e cuoio (2,1 mld), gli occhiali da sole (1,9 mld), la pasta (1,8 mld), il cuoio a pieno fiore conciato (1,8 mld), le barche e gli yacht da diporto (1,6 mld), i conduttori elettrici (1,4 mld) e le parti di macchine per impacchettare e altre macchine e apparecchi (1,4 mld).

Non mancano, tra i secondi e terzi posti al mondo, altri prodotti della tradizione o più particolari, come vini e spumanti, rubinetti, mobili in legno (e da cucina), trattori agricoli, navi da crociera, pomodori lavorati, granito lucidato e lavorato, oggetti da gioielleria, prodotti di materie plastiche, divani e poltrone, costruzioni in ghisa, ferro e acciaio, mobili  in metallo e maglioni.  La maggior di queste produzioni, spesso altamente specializzate, nota il rapporto, nasce in distretti industriali – casi tipici le calzature, le pelli, le piastrelle, o le imprese della packaging valley bolognese-emiliana.

Anche per il turismo, scrive Symbola,  se anziché il numero di arrivi si prende come indicatore il numero dei pernottamenti, è evidente il primato italiano in Europa per pernottamenti di turisti extra UE. Insomma, nel Vecchio Continente siamo la meta preferita di americani, giapponesi, cinesi, australiani, canadesi, brasiliani, sudcoreani, turchi, ucraini e sudafricani. E nel 2011 l’Italia è terza in Europa – non molto dietro Francia e Spagna – per numero complessivo di pernottamenti (387 milioni).

A fronte di una perdita dello 0,3% delle imprese nel 2012, tiene il settore del sistema produttivo culturale (le industrie culturali propriamente dette, le industrie creative, il patrimonio storico artistico, le performing arts e le arti visive), le cui aziende crescono del 3,3%. Erano quasi 460 mila, il 7,5% del totale delle attività economiche nazionali, dando lavoro a quasi 1,4 milioni di persone (il 5,7% del totale degli occupati). Queste imprese creano direttamente 75,5 miliardi di euro di valore aggiunto, e ne attivano altri 133 nel resto dell’economia, in tutto 214,2 miliardi: il 15,3% circa del totale.

(La Redazione)

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