Porte scorrevoli: si accomodi, Mrs Monsanto

Le norme severe, lo scarso sostegno politico e la maggioranza degli europei contrari agli OGM hanno portato la scorsa settimana la multinazionale americana Monsanto ad annunciare il ritiro delle domande di autorizzazione all’UE per la coltivazione di prodotti geneticamente modificati. Tutte meno quelle relative alle sementi di mais Mon810, l’unico prodotto che ha ottenuto un certo successo in UE, con la Spagna che ne coltiva circa 100 mila ettari e altri paesi come Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Polonia che ne hanno superfici relativamente modeste. Già la Basf aveva annunciato il suo ritiro dal mercato UE delle sementi OGM all’inizio dello scorso anno. L’autorizzazione per la coltivazione del Mon810 in Europa, per la verità, è scaduta da tempo e dovrà essere di nuovo valutata la sicurezza di cale coltura. L’Italia nel frattempo l’ha vietata, e il ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo ha detto con orgoglio che l’Italia è famosa «per i suoi prodotti tipici di qualità ed eccellenza e non Ogm; vogliamo continuare ad essere conosciuti nel mondo in questa maniera».

Qui di seguito un interessante articolo che ripercorre la storia delle colture geneticamente modificate della Monsanto, e il potere lobbistico che tale azienda ha esercitato per decenni, impunita.

(Red)

Il cibo, si dice, fonte di vita. Attualmente, però, canale d’ingresso per minacce che, per portata e natura, hanno la capacità di ripercuotersi a livello globale fino a quasi giustificare il ricorso alla parole “genocidio” per descrivere la condotta di coloro che queste minacce pongono in essere. Ma andiamo con ordine.

Nel 2008 la giornalista francese Marie-Monique Robin ha realizzato per ARTE France una videoinchiesta frutto di 3 anni d’investigazioni sulla multinazionale americana Monsanto, sulla questione degli OGM, dei brevetti sulle sementi geneticamente modificate e dei fertilizzanti chimici da essa prodotti. […] La storia della multinazionale in poche righe non desta nulla di strano; la videoinchiesta e quanto in essa viene rivelato, invece, donano alla Monsanto un’aurea piuttosto controversa e ne rivelano una natura estremamente pericolosa dato il settore in cui essa e le sue affiliate operano e l’enorme fetta di mercato detenuta: il 90% degli OGM prodotti nel mondo. Nonostante il film-documento risalga al recente 2008, la Monsanto era già stata condannata nel 1996 dallo Stato di New York per frode e pubblicità menzognera a causa dell’utilizzo delle parole “biodegradabile”, “rispetta l’ambiente” sulla confezione di un erbicida chiamato Roundup che non aveva le millantate caratteristiche. Oltre a questa condanna ne seguirono altre per negligenza, attentato a persone e cose, disastro ecologico e sanitario, utilizzo di false prove in quanto i suoi prodotti, è stato accertato, provocano la creazione di sementi sterili, resistenti ai soli erbicidi prodotti dalla multinazionale che persegue l’evidente scopo di non perdere il primato mondiale nella loro produzione.

In realtà, gli effetti tossici scaturenti dai PCB marchiati Monsanto erano noti già nel 1937 quando uno studio, occultato dal governo dell’Alabama che mantenne sotto egida di confidenzialità i risultati, ne dimostrò l’elevata tossicità e la stretta correlazione con malattie quali il cancro, la riduzione del quoziente intellettivo di nascituri la cui madre conteneva nel sangue PCB durante la gravidanza, riduzione della toroide e compromissione della funzionalità degli ormoni sessuali. Il WashingtonPost, nel 2002, pubblicò un articolo che denunciava decenni di inquinamento celato ad opera della Monsanto.

[…] Continua a leggere l’articolo su Unimondo.org.

Foto illustrativa: Venex_jpb / flickr.com

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