Breve storia della socialdemocrazia slovacca – di Ferdinando Leonzio (parte 4 di 4)

Parte 4

Praga 1989 Rivoluzione Velluto (wikipedia)

Dopo la rivoluzione uno dei primi problemi che si pose fu quello di togliere l’aggettivo «socialista» (parola considerata indissolubilmente, ma ingiustamente, legata al regime comunista) dalla denominazione dello Stato: dal raggiunto accordo nacque (23/4/1990) infine la “Repubblica Federativa Ceca e Slovacca” (Česká a slovenská federatívna republika).

Nel 1989 fu rifondato a Praga il partito socialdemocratico, il quale tenne il suo primo congresso nel 1990, in occasione del quale fu deciso di assumere il nome di Partito Social Democratico Cecoslovacco (Československá sociálni demokracie).

Alle elezioni del giugno 1990, le prime del regime democratico, il partito non superò lo sbarramento del 5%, avendo ottenuto solo il 4,1% e non conquistò alcun seggio: era probabilmente scattato nell’elettorato un processo psicologico di identificazione tra il partito comunista e la sinistra in genere, compreso dunque il movimento socialdemocratico. Nel 1992, invece, quando cominciarono a diradarsi le nebbie emergenti dal disastro del regime comunista e apparvero più nitidamente le differenze, i socialisti ottennero il 6,5% e mandarono in Parlamento 16 deputati.

La convivenza nella repubblica federale, fra cechi e slovacchi, non durò a lungo ed essi finirono per decidere di separarsi consensualmente; per la Slovacchia la decisione fu presa con la Dichiarazione di indipendenza del 17 luglio 1992, divenuta operativa dal I gennaio 1993.

Nacque così la nuova Slovacchia indipendente (Slovensko o Slovenská republika).

Il partito socialdemocratico cecoslovacco ridiventò solo ceco, come di fatto era stato anche prima.

In Slovacchia la situazione in campo socialista era diversa.

Nel 1990 venne costituito il piccolo Partito SocialDemocratico Slovacco (Sociálnodemokratická strana Slovenska – SDSS) con presidente Ivan Paulička, presto sostituito da Boris Zala (1990-92), attualmente deputato europeo. Il momento di maggior visibilità questo partito lo ebbe nel 1992, prima della separazione tra Cechia e Slovacchia, quando ne divenne leader Alexander Dubček. Questi era tornato alla vita pubblica nel 1989, quando gli era stato assegnato dall’Unione Europea il Premio Sahkarov per la libertà di pensiero. Caduto il regime comunista, fu eletto, come già ricordato, presidente del Parlamento federale cecoslovacco. Fu uno dei cinque eletti dell’SDSS all’Assemblea Federale nel giugno 1992.

La sua ultima battaglia fu  dedicata alla causa dell’unità tra Cechi e Slovacchi, alla quale fermamente credeva. Essa fu interrotta dal sopravvenuto decesso (7/11/1992) causato dalle ferite riportate in un incidente stradale. Alla guida del partito fu sostituito da Jaroslav Volf (1992-2001).

Nel 1994, alle elezioni politiche, il partito si presentò in una coalizione di sinistra detta “Scelta comune“, che ottenne 18 seggi su 150; nel 1998 l’SDSS aderì ad una nuova coalizione, denominata SDK (Coalizione Democratica Slovacca) con altri quattro partiti, che conseguì nel complesso 42 seggi, tolse il potere a Vladimir Mečiar e portò al governo Mikulaš Dzurinda, già leader dell’opposizione. Seguirono la presidenza di Ľudomír Šlahor (2001-02) e quella di Peter Baráth (2002-03). Alle legislative del settembre 2002 il partito non fu presente. Si ebbe, infine, il ritorno alla presidenza di Jaroslav Volf.

 

Meciar e Klaus in trattativa sul divorzio della Cecoslovacchia, 1992 (foto_aktuality.sk)

Lo scioglimento del Partito Comunista di Slovacchia (1990) generò due distinti partiti: l’ala socialista costituì il Partito della Sinistra Democratica (SDĽ) di orientamento socialdemocratico, praticamente sulle posizioni di altri partiti socialisti occidentali; la corrente più legata al passato formerà, nel 1992, il nuovo Partito Comunista di Slovacchia.

Lo SDĽ ha avuto come presidenti Peter Weiss (1990-1996), ambasciatore in Ungheria, Jozef Migaš (1996-2001), già presidente del Consiglio Nazionale (1998-2002), Pavel Koncoš (2001-2002) e Ľubomír Petrák (2002-2004). Il suo principale successo lo conseguì alle politiche del 1998, quando raccolse il 14,66% dei voti, eleggendo 23 deputati. Dopo di che cominciò il suo inarrestabile declino.

Il partito Smer derivò da una scissione del Partito della Sinistra Democratica, avvenuta nel 1999 ad opera soprattutto di Robert Fico, che lo ha diretto dalla sua fondazione ad oggi. Fico è nato a Topoľčany il 15 settembre 1964, ha studiato all’università di Bratislava, dove si è laureato in giurisprudenza, conseguendo poi un dottorato in diritto penale. Entrato (1986) all’Istituto di Diritto del ministero della Giustizia, di cui nel 1992 divenne direttore aggiunto, dal 1994 al 1999 ha rappresentato il governo slovacco alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Approdato nel 1987 al partito comunista, nel 1990 aderì allo SDL, di cui nel 1992 divenne deputato nel Consiglio Nazionale della Slovacchia, quando ancora essa faceva parte della federazione cecoslovacca; nel 1994 divenne presidente del gruppo parlamentare dello SDL e membro della delegazione slovacca al Consiglio d’Europa, di cui fu presidente dal 1999 al 2001. Nel 1996 divenne vicepresidente del partito per poi fondare, il 29 ottobre 1999, lo Smer.

Il nuovo partito voleva essere una nuova sinistra, non legata né al regime comunista, né alla vecchia cultura socialdemocratica; voleva, inoltre, costituire un’opposizione più credibile di quella comunista e di quella nazionalista ai governi di centro-destra. La prima importante prova che la nuova formazione politica dovette affrontare furono le elezioni politiche del 20 e 21 settembre 2002. I risultati confermarono le ragioni degli scissionisti: lo Smer con il suo 13,5% ottenne 25 seggi su 150 al Consiglio Nazionale e si qualificò come il più agguerrito partito di opposizione, mentre SDL rimase fuori del parlamento. Il risuscitato partito comunista disponeva solo di 11 rappresentanti. Il successo dello Smer sarà riconfermato alle elezioni europee del 2004, in cui otterrà il 16,9% dei voti, eleggendo tre deputati (su 14 spettanti alla Slovacchia) al parlamento di Strasburgo.

Nel 2002 dal Partito della Sinistra Democratica (SDĽ) uscirono altri gruppi, che il 21 febbraio 2002 fondarono il movimento SDA (Alternativa Social Democratica), sotto la guida di Milan Ftáčnik, ex vicepresidente SDĽ ed ex ministro della Pubblica Istruzione, nonché futuro sindaco (2010) indipendente (ma appoggiato dalla socialdemocrazia) di Bratislava; di Peter Weiss, ex  presidente SDĽ e di Brigita Schmoegnerová, ex vicepresidente SDĽ ed ex ministro delle Finanze, che ne divenne presidente. Presentatosi alle politiche del 2002 il movimento non raggiunse la soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale e rimase fuori del Parlamento.

Gli anni che seguirono furono dedicati dal gruppo dirigente dello Smer principalmente al rafforzamento del partito. Questo obiettivo passava anzitutto per la riunificazione di tutte le formazioni politiche che si ispiravano al socialismo. Il lavoro fu svolto con pazienza e con spirito laico, accantonando le ragioni che avevano provocato le divisioni e sottolineando invece quelle che potevano unire il socialismo slovacco. L’obiettivo, grazie soprattutto alla tenacia di Fico e dei suoi collaboratori, fu pienamente raggiunto: a partire dal I gennaio 2005 lo Smer, il partito più rappresentativo; SDSS, che voleva richiamare, anche nel nome, la continuità con la vecchia socialdemocrazia slovacca e che poteva vantare fra i suoi ex dirigenti una figura di immenso prestigio come Alexander Dubček; SDĽ, che rappresentava il legame col vecchio socialismo slovacco depurato dalle contaminazioni comuniste e lo SDA, che contava fra le sue file intellettuali di prim’ordine, formarono un solo partito, con la leadership, conquistata sul campo, di Robert Fico.

Il nuovo partito, che prese il nome di SMER-SD (Direzione-Social Democrazia), che tuttora conserva, entrò nell’Internazionale Socialista e nel Partito Socialista Europeo.

Il primo problema che esso dovette affrontare furono le elezioni politiche del 17 giugno 2006 che sarebbero state il banco di prova della giustezza o meno della unità organica conseguita dai socialisti slovacchi. L’esame fu brillantemente superato, in quanto lo Smer-Sd si classificò primo partito della Slovacchia col 29,14% dei voti e 50 deputati. In seguito a questa affermazione il leader del partito Fico, secondo una prassi ormai consolidata, ricevette l’incarico di formare il nuovo governo: aveva allora 41 anni ed era il più giovane uomo politico ad aver occupato quel posto in Slovacchia. Ci riuscì (4/7/2006) alleandosi con gli altri partiti della precedente opposizione, il partito HZDS (Movimento per una Slovacchia Democratica) di Vladimír Mečiar e il partito della destra nazionalista SNS di Ján Slota. Questa insolita coalizione (85 deputati su 150), volta a schiodare dal potere i gruppi conservatori che, fin dall’indipendenza, l’avevano monopolizzato, non fu ben accolta dal PSE, che sospese lo Smer-SD dall’ottobre 2006 al febbraio 2008.

I quattro anni di governo furono comunque segnati dalla presenza socialista: nel 2007 fu registrata una crescita dell’HDP (Prodotto Interno Lordo); fu riformato il mercato del lavoro per renderlo più equo; fu ridotta l’imposta sul valore aggiunto sui medicinali e sui libri. La Slovacchia, inoltre, fu il primo Paese dell’ex Europa dell’Est ad aderire alla zona euro e ad adottare la moneta unica (1/1/2009). I risultati ottenuti dallo Smer-SD alle europee del 2009 (32,02% dei voti con 5 deputati su 13) confermarono la buona salute del partito e la popolarità del governo a guida socialista.

La campagna elettorale dello Smer-SD per le elezioni del 12 giugno 2010 fu basata sui successi conseguiti dal governo in campo sociale e in politica estera. I risultati gli diedero ragione, poiché il partito socialdemocratico incrementò i suoi voti (34,85%) e i suoi seggi (62), rispetto alla legislatura precedente. Come leader del partito più forte Fico ebbe l’incarico di formare il nuovo governo, ma il suo tentativo fallì. Infatti il centro-destra riuscì a mettere insieme una coalizione formata da SDKÚ (democratici cristiani, 28 seggi), SaS (liberali, 22), KDH (movimento cristiano democratico, 15) e Most Híd (Ponte, partito della minoranza ungherese, 15), che complessivamente esprimeva una maggioranza parlamentare di 80 seggi su 150.

Il governo fu quindi formato dal centro-destra, con premier Iveta Radičová ( SDKU).

La nuova coalizione si rivelò però poco coesa, fino a quando le sue contraddizioni interne finirono per esplodere.

L’occasione fu data dal voto in Parlamento sull’estensione del “Fondo europeo di salvataggio” a cui il governo aveva abbinato il voto di fiducia. La proposta governativa fu respinta, avendo raccolto solo 55 voti a favore, mentre i contrari furono 9 e gli astenuti 60, dovuti questi ultimi ai liberali governativi del SaS, contrari al provvedimento, e ai socialdemocratici, il cui voto strategico tendeva piuttosto a far cadere il governo di centro-destra, come in effetti accadde.

Successivi colloqui tra i partiti portarono poi all’approvazione del provvedimento, col voto determinante dei socialdemocratici (114 a favore, 30 contrari, 3 astenuti), ma anche allo scioglimento anticipato del Parlamento e all’indizione di nuove elezioni, che furono fissate per il 10 marzo 2012.

La forte avanzata socialista verificatasi alle amministrative 2010, in particolare con la conquista del comune di Bratislava, la convergenza di tutti i sondaggi facevano intravvedere un nuovo successo per la socialdemocrazia slovacca. Se ne ebbe sentore anche alla grandiosa manifestazione di chiusura della campagna elettorale, cui portarono il saluto, anche a nome dell’Internazionale, i rappresentanti dei socialisti cechi e di quelli austriaci. Ma le previsioni degli osservatori e le speranze dei socialisti si rivelarono inferiori alla realtà.

Lo Smer-SD ottenne il 44,42% dei voti e la maggioranza assoluta (83 seggi su 150) nel Consiglio Nazionale, una maggioranza abbastanza solida per governare tranquillamente per tutta la legislatura. Tuttavia il leader Fico, sin dai primi risultati volle lanciare un invito ai partiti di centro a partecipare al governo sulla base di accordi programmatici.

L’invito fu declinato, probabilmente per le rivalità interne ai partiti di opposizione, per cui si procedette alla formazione di un governo monocolore dello Smer-SD, con la partecipazione di alcuni qualificati indipendenti.

Il nuovo esecutivo si è insediato il 4 aprile 2012 ed ha completato la squadra di governo, con la nomina dei sottosegretari il successivo 11 aprile.

E cominciato il lungo cammino del governo socialista della Repubblica Slovacca.

Il Premier Robert Fico entra nel palazzo del governo (foto vlada.sk)

La ricca e movimentata storia del socialismo slovacco, partito da posizioni nettamente minoritarie, ed arrivato al governo monocolore, ci parla di un movimento in piena espansione e ricco di vitalità. La presenza di giovani leader e l’entusiasmo che li anima ne garantiscono l’efficienza operativa e la presenza nella società. Il suo programma lo rende la speranza dei lavoratori slovacchi ed una punta avanzata del socialismo europeo.

I molti problemi cui dovrà dare una risposta vanno dalla crisi economica che travaglia gran parte del mondo alla disoccupazione, alla distanza che separa i nuovi ricchi del post-comunismo dai lavoratori e da coloro che non sono in grado di provvedere a se stessi, dai bassi salari alle scarse pensioni, al costo della sanità.

Ma la giovane repubblica e la sua moderna socialdemocrazia hanno la forza e la capacità di risolverli, e di risolverli nella libertà e nella democrazia.

Non per nulla questa è la terra di Dubček, l’alfiere del «socialismo dal volto umano».

… Fine …

Leggi l’ntera serie

(Ferdinando Leonzio)

Il prof. Ferdinando Leonzio, italiano amico della Slovacchia, appassionato cultore di storia e di ricerca storica, autore di numerosi articoli, recensioni e prefazioni di carattere storico, ha pubblicato i seguenti libri in lingua italiana :
Una storia socialista
Lentini 1892-1956
Alchimie
Il culto e la memoria
Filadelfo Castro
Intervista a Enzo Nicotra
Lentini vota
13 storie leontine
Socialismo – l’orgia delle scissioni
Segretari e leader del Socialismo italiano

 

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google