Breve storia della socialdemocrazia slovacca – di Ferdinando Leonzio (parte 1 di 4)

Iniziamo oggi la pubblicazione di uno scritto del connazionale Ferdinando Leonzio, professore in pensione e appassionato cultore di storia e di ricerca storica che da tempo vive a Bratislava. L’autore, con un’agile esposizione, riesce a darci un quadro, nelle sue grandi linee completo, delle vicende che hanno visto come protagonista la socialdemocrazia slovacca. La storia si snoda dai tempi dell’ex impero austro-ungarico lungo tutto il Novecento, fino ad arrivare all’indipendenza dello Stato slovacco dei giorni nostri. L’opera può essere ritenuta un valido ausilio alla conoscenza di questo Paese e della sua storia recente, messa a disposizione dei nostri lettori grazie alla passione di questo italiano «amico della Slovacchia», come si definisce lui stesso. Si tratta al tempo stesso di un’opera attualissima, in un momento storico che vede la politica slovacca dominata (si potrebbe dire nel bene e nel male) da un partito protagonista di un governo monocolore, lo Smer-SD del Primo Ministro Robert Fico, che si descrive come socialdemocratico e afferma di riconoscersi in tali ideali.

Come dallo stesso autore suggerito, il testo sarà suddiviso in quattro puntate:

1)     fino al 1939 (fine della Cecoslovacchia) 

2)     dal 1939 al 1948 (avvento del regime comunista)

3)     dal 1948 al 1993 (scioglimento della Cecoslovacchia)

4)     la Slovacchia indipendente.

(Red)

 

Introduzione dell‘autore

Ho scritto questa Breve storia della socialdemocrazia slovacca con la consapevolezza che non poteva venir fuori un’opera veramente completa ed esaustiva dell’argomento, soprattutto per la mia impossibilità di consultare le fonti dirette, a causa della mia non conoscenza della lingua slovacca.

Questo lavoro, di cui ritengo, soprattutto in quanto straniero, di poter essere orgoglioso, può dunque assumere il ruolo di un’opera divulgativa e di facile approccio.

Le vicende qui affrontate hanno le proprie radici nell’impero austro-ungarico, al cui disfacimento seguirà il sorgere della ex Cecoslovacchia e della sua socialdemocrazia, sempre presente nella storia del nuovo Stato: nella difesa della libertà, nella eroica lotta antifascista, nelle tormentate vicende del secondo dopoguerra, che la videro vittima del sistema totalitario stalinista, nella tenace propaganda fra gli esuli ed infine nella costruzione della nuova Slovacchia democratica e pluralista. Fino a giungere al governo nei giorni più recenti, per realizzare un ardito programma di riforme in sostegno dei ceti più deboli.

Una storia poco nota, ma entusiasmante e meritevole di essere conosciuta, caratterizzata dalla  costanza di un impegno democratico sostanziato di contenuti sociali e progressisti, che può costituire un esempio per molte altre realtà della nuova Europa.

 

F. L.

 

 …

Parte 1

 

Dissoluzione dell’Impero Austro-Ungharico (clicca per ingrandire)

Già da un certo tempo, prima del 1867 circolavano all’interno dell’Impero d’Austria le idee dei cosiddetti socialisti “utopisti“ Saint-Simon, Fourier ed Owen, che avrebbero arato il terreno per la semina e la crescita del movimento socialdemocratico organizzato, largamente influenzato dai fondatori del socialismo “scientifico“, Karl Marx e Friedrich Engels.

Quell’anno 1867 segnò una svolta nella storia dell’Impero, in quanto si trovò una soluzione soddisfacente, sia per la Corona che per la nobiltà ungherese, che pose termine ai conati  indipendentistici più volte effettuati dagli ungheresi. Austria e Ungheria si divisero sia il territorio dell’Impero che il potere, dando luogo a due Stati monarchici diversi, che però avevano in comune lo stesso sovrano, imperatore d’Austria e re d’Ungheria, e alcuni importanti ministeri (Esteri, Difesa, Economia).

Delle 11 nazionalità esistenti nell’Impero fu dunque data preminenza agli austriaci e agli ungheresi, acutizzando così il già forte autonomismo e il nazionalismo degli altri popoli: la qual cosa porterà alla fine della prima guerra mondiale (1918), al completo sfaldamento della duplice monarchia e del suo immenso territorio, secondo in Europa solo all’Impero russo.

Dal crollo della monarchia asburgica emersero nuovi Stati , fra cui la Cecoslovacchia (Česko-Slovensko).

I Cechi fino ad allora avevano fatto parte della zona dell’Impero di influenza austriaca, di cui avevano rappresentato la parte più industrializzata ed erano, a differenza della maggioranza austriaca cattolica, per lo più protestanti.

Gli Slovacchi erano inseriti nel Regno d’Ungheria, alla cui vita essi avevano partecipato a pieno titolo, pur subendo vessazioni anche a carattere culturale e linguistico, tanto che il loro territorio veniva denominato “Alta Ungheria“, e Presburgo, l’attuale Bratislava, era stata in passato capitale dell’Ungheria. Il cattolicesimo era, per molti di loro, un forte fattore identificativo.

Nonostante queste ed altre differenze (come la lingua, simile, ma diversa da quella ceca) essi condividevano con i Cechi l’aspirazione ad una trasformazione federale della Monarchia (austroslavismo).

I gruppi socialisti delle due etnie erano stati ben integrati con i partiti omonimi dei popoli dominanti. Il ceco ČSSD (Partito Social Democratico Ceco), fondato il 7 aprile 1878, era stato strettamente collegato, fino al 1893, con lo SDAPO (Partito dei Lavoratori  Social-Democratici dell’Austria), che era uno tra i più prestigiosi partiti membri della Seconda Internazionale e che esprimeva figure di grande rilievo politico e teorico, come Otto Bauer e Max Adler. I socialisti cechi, però, avevano mantenuto sempre una certa autonomia,  che nel 1910, in piena ondata panslavica, seguita all’annessione da parte dell’Austria della Bosnia-Erzegovina, si era trasformata in assoluta indipendenza, nonostante la posizione del leader socialista austriaco Otto Bauer, favorevole ad un federalismo democratico.

In Slovacchia vi era un Partito Socialdemocratico, diretto da Emanuel Lehocký (1876-1930), fondato nel 1905, piccolo, come lo era la classe operaia che esso rappresentava, tanto che sarebbe  più appropriato definirlo “movimento“, visto che, dopo qualche anno, era diventato, dal punto di vista organizzativo, parte integrante dell’omonimo partito ungherese e che non esprimeva leader di rilievo. Tuttavia idealmente esso era assai vicino ai compagni cechi, che lo sostenevano materialmente. I socialisti slovacchi furono in effetti la prima forza politica del loro Paese a pronunciarsi per l’autodeterminazione degli slovacchi d’Ungheria e per uno Stato comune con i cechi nella assemblea del I maggio 1918 tenutasi a Liptovský Mikuláš.

E.Beneš, M.R.Štefánik e T.G.Masaryk

Fin dall’inizio del ‘900 si era, infatti, fatta strada, specialmente fra gli esuli, l’idea di costruire un’identità ceco-slovacca, ma fu nel corso della guerra mondiale che i rappresentanti dei due popoli (Edvard Beneš, Milan R.Štefánik e Tomáš G.Masaryk) effettuarono una serie di incontri e diedero poi vita ad un Consiglio Nazionale Cecoslovacco.

Il 30 maggio 1918 Masaryk aveva firmato l’accordo che sanciva la nascita della Cecoslovacchia, la cui indipendenza – con Masaryk dichiarato presidente – era poi stata proclamata a Praga il 28 ottobre dello stesso anno, seguita, due giorni dopo, da analoga dichiarazione del Consiglio Nazionale Slovacco (costituitosi nel settembre 1918) effettuata a Martin, con cui si proclamava anche il distacco della Slovacchia dall’Ungheria. Lingue ufficiali furono dichiarate il ceco e lo slovacco.

La Slovacchia, per la prima volta nella storia, diventava così, sia pure come parte della Cecoslovacchia, un’entità geografica e politica ben delineata, con frontiere ben definite, in particolare quelle con l’Austria (Trattato di Saint-Germain-en-Laye del settembre 1919) e quelle con l’Ungheria (Trattato del Trianon del giugno 1920).

La nuova repubblica (Česko-Slovensko) sarà dunque subito riconosciuta dalla comunità internazionale.

Dopo la nascita del nuovo Stato si realizzò la fusione dei due partiti socialdemocratici, ma sarebbe più corretto dire l’ingresso – approvato nel loro XII congresso – delle organizzazioni socialdemocratiche slovacche nel Partito Social Democratico Cecoslovacco dei Lavoratori (Československá Sociálne Demokratická Strana Delnická).

In precedenza erano usciti dal partito alcuni componenti che, abbandonato il principio della lotta di classe, avevano abbracciato il nazionalismo e avevano poi dato vita al Partito Nazionale Socialista, con leader Václav  Klofáč.

Rimanevano, inoltre, fuori del ČSSD alcune organizzazioni socialdemocratiche slovacche che avevano sostenuto la Repubblica Ungherese dei Consigli.

Cos’era accaduto in Ungheria, nazione sconfitta, nel dopoguerra? Il 16 novembre 1918 il Consiglio Nazionale Ungherese aveva proclamato la Repubblica Democratica Ungherese, con Presidente Mihály Károlyi.

Il 21 marzo 1919, però, alla Repubblica democratica di stampo occidentale, era subentrata la suddetta Repubblica Sovietica Ungherese, detta anche Repubblica Ungherese dei Consigli, sostenuta dai socialisti del presidente Sándor Garbai (1879-1947) e dai comunisti del ministro degli Esteri Béla Kun (1886-1938). Il nuovo governo socialcomunista, contando sul sostegno politico ed eventualmente militare della Russia bolscevica, aveva cercato di riconquistare, almeno in parte, i territori perduti in seguito alla sconfitta militare. Era stata dunque invasa, mediante un riuscito attacco della Guardia Rossa, la Slovacchia meridionale, giuridicamente facente parte dello Stato Cecoslovacco proclamato dai Cechi e dagli Slovacchi nell’ottobre 1918, ma ritenuta “Alta Ungheria“ dagli invasori ungheresi, che avevano proclamato (16 giugno 1919) la Repubblica Slovacca dei Consigli (Slovenská Republika rád), con capitale Prešov e con presidente il giornalista ceco Antonín Janoušek (Nymburk, 1877-URSS, 1941), dal 1895 membro del partito socialdemocratico e poi (1921) di quello comunista.

L’esercito ungherese, pressato a nord dai Cechi e a sud dai Rumeni, aveva però finito per ritirarsi e il controllo del territorio slovacco era stato assunto dall’esercito del neonato Stato cecoslovacco. Era scomparsa, così, l’effimera Repubblica sovietica slovacca (7 luglio 1919) e la Slovacchia era entrata a far parte della Repubblica Cecoslovacca. Poco dopo in Ungheria al regime sovietico subentrò quello fascisteggiante di Miklós Horthy. Janoušek sarà  arrestato, ma nel 1922 riuscirà a fuggire in Russia, dove diverrà funzionario dell’Internazionale dei Lavoratori.

 ***

Costituzione della Repubblica Cecoslovacca del 1920 (Wikipedia Commons)

Il Partito Socialdemocratico Cecoslovacco, membro dell’Internazionale Socialista, fu uno dei protagonisti principali della vita politica del nuovo Stato ceco e slovacco, come dimostrano i risultati conseguiti nelle elezioni politiche del 1920 (25,7% e 74 deputati su 200). Ma, ad interrompere il suo sviluppo e la sua ascesa politica, intervenne una pesante scissione a sinistra, come stava avvenendo in quel periodo in tutta Europa . Nel suo congresso di Praga, svoltosi dal 14 al 16 maggio 1921, infatti, la corrente filobolscevica lasciò il partito per costituire il KSČ (Partito Comunista di Cecoslovacchia), con leader Klement Gottwald (1896-1953). In quell’occasione i comunisti riuscirono a strappare il giornale Rudé Právo (Diritto Rosso) al partito socialdemocratico, di cui era organo, facendolo diventare il quotidiano del loro partito. I comunisti operarono liberamente durante tutto il periodo di esistenza del regime democratico, ma senza mai entrare nei vari ministeri, fin quando il loro partito sarà vietato dal governo di Rudolf Beran (1939). Sarà allora che la sua ala slovacca costituirà il Partito Comunista Slovacco, mentre molti suoi dirigenti andranno in esilio a Mosca.

Il partito socialdemocratico risentì molto della scissione e alle elezioni politiche del 1925 precipitò all’8,9% e 29 deputati. Esso si riprenderà a partire dal 1929 (13% e 39 eletti, risultato quasi confermato nel 1935) e parteciperà a pieno titolo alla vita democratica del Paese, anche entrando in  vari governi fino al 1938, quando sarà disperso in seguito alla fine della Cecoslovacchia, voluta principalmente dalla dittatura nazista tedesca.

In questo periodo i suoi dirigenti più di spicco erano stati Antonín  Nemec e Antonín Hampl.

Nemec (1858-1926), giornalista ceco, fra le due guerre fu membro dell’Ufficio Politico dell’Internazionale Socialista. Era stato, dal 1907 al 1918, deputato al parlamento austriaco e, dal 1918 al 1920, membro dell’Assemblea Rivoluzionaria ceca. Dal 1920 al 1925 fece parte del parlamento cecoslovacco e dal 1917 al 1925 fu presidente del partito socialdemocratico.

A succedergli in questa carica fu Antonín Hampl, nato a Jaromer il 12/4/1875, il quale aveva aderito al partito socialdemocratico nel 1894. Conseguita la laurea in ingegneria, nel 1910 era entrato nel sindacato come segretario dei metalmeccanici. Per tutta la durata della prima repubblica (1918-1938) fu parlamentare e fece parte, come ministro dei LL.PP. del governo Tusar. Nel 1925 divenne leader del partito, che indirizzò, senza esitazioni, sulla via parlamentare, cercando di trainare anche i comunisti in questa direzione. Nel periodo del protettorato nazista di Boemia e Moravia aderì alla Resistenza antinazista, ma fu arrestato due volte. La seconda volta, catturato (6/5/1941) dalla Gestapo, fu associato al carcere di Moabit a Berlino e torturato. Morì poco dopo (17/5/1942) per le ferite riportate.

Ivan Derer (dal sito malackepohlady.sk)

Altro membro di spicco della socialdemocrazia fu Ivan Dérer, leader dei socialisti slovacchi, fautore convinto dell’unità tra Cechi e Slovacchi. Egli nacque il 2/3/1884 a Malacky e si laureò in giurisprudenza, diventando in seguito uno dei più noti avvocati di Bratislava. Alla fine del 1918 fu tra i firmatari, come membro del Consiglio Nazionale Slovacco, della “Dichiarazione di Martin“ del 30 ottobre 1918 che sanciva l’adesione della Slovacchia al nuovo Stato cecoslovacco. Fu quindi membro del Consiglio Nazionale cecoslovacco e più volte ministro. Nel periodo 1934-1938 fu anche vicepresidente del Partito, del cui Comitato Centrale era membro dal 1930, e presidente del Comitato Esecutivo Provinciale Slovacco. Il governo fascista slovacco del 1939 lo cancellò dall’albo professionale degli avvocati e poi lo privò perfino della cittadinanza. Dérer aderì alla Resistenza antifascista e antinazista e fu tra i socialisti che si opposero alla fusione del 1944 tra socialisti e comunisti slovacchi. Nello stesso 1944 venne imprigionato nelle carceri di Pankrác e poi inviato nel campo di concentramento nazista di Terezín, da cui uscirà nel 1945. Dopo la liberazione partecipò alla fondazione del Partito Laburista, di cui fu nominato presidente onorario, che si proponeva di coprire in Slovacchia l’area politica prima occupata dai socialisti, ormai fusi, sarebbe meglio dire entrati, nel Partito Comunista di Slovacchia. Il partito cessò la sua attivita nel 1948, anno in cui egli si oppose alla nuova fusione, questa volta operata a livello cecoslovacco, tra i socialisti guidati da Fierlinger e i comunisti nel giugno di quell’anno. Fu anche presidente, dal 1946 al 1948 della Corte Suprema. Nel 1954/55 fu di nuovo imprigionato, ma questa volta dal regime comunista; fu riabilitato solo nel 1968. Morì a Praga il 10 marzo1973.

Dopo la conferenza di Monaco (29-30/9/1938), i cui risultati comportarono per la Cecoslovacchia la perdita di vasti territori a favore della Germania, e le successive cessioni di altre zone di confine a favore della Polonia e dell’Ungheria, Edward Beneš (Presidente della Repubblica dal 18/12/1935) si dimise (5/10/1938) ed andò in esilio a Londra. Fu sostituito da Emil Hácha e i Cechi furono costretti a fare concessioni anche alle altre etnie dello Stato.

In particolare, il 5 ottobre 1938 il Comitato Esecutivo del Partito Popolare Slovacco, organizzazione della destra slovacca, col consenso di tutti gli altri partiti, ma con l’eccezione di quello socialdemocratico (quello comunista era già vietato) formò in Slovacchia un governo autonomo capeggiato da Jozef  Tiso. Lo Stato venne quindi ridenominato Ceco-Slovacchia (Česko-Slovenská republika, col trattino), conosciuto anche come “Seconda Repubblica” cecoslovacca.

…Continua…

(Ferdinando Leonzio)

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