Assalto a Kandahar: non c’era modo per gli slovacchi di sfuggire al fuoco

Il soldato afgano che ha ucciso il sergente maggiore slovacco Daniel Kavuliak e ferito gravemente altri due soldati slovacchi dovrà essere giudicato da un tribunale afgano, scrive oggi il quotidiano Sme in prima pagina. Immediatamente dopo la tragedia gli afghani hanno sostenuto che si era trattato di un incidente sfortunato, anche se avevano ammesso che la sparatoria era stata preceduta da un “litigio verbale”, senza fornire ulteriori dettagli. Il Ministero della Difesa slovacco, invece, e le sue Forze Armate, hanno sempredichiarato che l’episodio è stato un attacco terroristico.

Il giornale scrive che, secondo il generale Abdur Sherzai (uno dei comandanti dell’esercito nazionale afgano), l’assalitore ha servito nell’esercito per due anni e proveniva dal nord-est della provincia di Laghman, che si trova a circa 650 chilometri da Kandahar. La sua età, rango e motivazioni rimangono per il momento sconosciuti. Se dichiarato colpevole, l’afgano potrebbe essere condannato alla pena di morte.

L’uomo, si legge sul giornale, ha aperto il fuoco da una torretta di guardia contro un gruppo di soldati slovacchi, uccidendone uno e lasciandone due gravemente feriti (al petto e alla testa) e altri quattro con ferite leggere, prima di essere immediatamente arrestato.

Il sondato Milan Kundera, uno dei due colpiti che sono stati trasferiti nella notte di mercoledì in un ospedale militare americano in Germania, ha detto che non c’era modo per lui e i suoi compagni di ripararsi – e difendersi. L’attacco è stato improvviso, da appena venti metri di distanza, e gli slovacchi in un primo momento non sapevano quanti uomini fossero sulla torretta. Hanno risposto al fuoco, trascinando i commilitoni feriti fuori dalle auto e portandoli all’ospedale su veicoli blindati. Dopo di che una pattuglia americana ha soccorso gli slovacchi e insieme hanno catturato l’omicida.

Gli attacchi contro le truppe NATO nel paese, spiega Sme, non sono effettuati soltanto da membri e simpatizzanti del movimento talebano, ma anche da soldati regolari dell’esercito afghano che a volte sono spinti a tali atti sotto la minaccia dei talebani di uccidere le loro famiglie.

(Fonte Sme)

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