Dolce Vitaj: Visioni ed estasi un mese dopo

Finito il Festival Dolce Vitaj, ritorno indietro di qualche settimana e riporto quelle che sono state le mie impressioni sul concerto di apertura che reputo emblematico di parte della filosofia esistente dietro all’organizzazione della sesta rassegna culturale italiana in Slovacchia.

Per noi era come un banco di prova, per capire quanto la nostra utenza accettasse un concerto dedicato alla musica classica contemporanea.

Il test è stato superato brillantemente e la PADS, Piccola Accademia degli Specchi – sestetto romano orientato sulla musica minimalista e post-minimalista – ha ricevuto, al Palazzo Primaziale di Bratislava, un caloroso consenso così percepibile con un’intensità che è andata in crescendo.

Un programma accuratamente scelto dal loro Direttore artistico e compositore Matteo Sommacal, presente tra l’altro a Bratislava, ha alternato brani di musicisti italiani come Giovanni Sollima, Francesco Di Fiore, Giacomo Cuticchio, Paolo Carlomè, e lo stesso Sommacal, ad interpreti come Michael Nyman, Philip Glass, Wim Mertens, Douwe Eisenga e Pavel Karmanov.

Il pubblico bratislavese ha riconosciuto le composizioni più note e parallelamente ha accettato e apprezzato brani sentiti per la prima volta, con un processo che è stato una condivisione di emozioni, e questo è avvenuto anche grazie alla PADS che ha dimostrato ottima preparazione tecnica durante tutte le esecuzioni.

Il titolo “Visioni ed estasi” era calzante con l’atmosfera creata nella Sala degli Specchi del Primaziale, dove una serie di suggestioni raffinate, filtrate da un flusso fatto di note ripetute, con un vellutato effetto ipnotico, da un lato ha piacevolmente spiazzato il pubblico, e dall’altro ha permesso di entrare nella dimensione giusta per capire la bellezza della musica suonata.

Quanto detto sopra è a mio avviso riscontrabile anche negli altri concerti del Dolce vitaj, dal recente dei Kuasar String Kuartet, a quello degli Archimia o al Galà verdiano.

Sono grato alla Piccola Accademia degli Specchi per avere saputo trasmettere, al meglio, le caratteristiche dei brani. Con originalità ed espressività hanno inoltre dimostrato quanto pure la musica colta possa essere attraente e quindi non essere solo un prodotto di nicchia.

Questo concerto è stato pertanto uno dei modi migliori, insieme alla mostra “Passioni e sogni della moda italiana”, per cominciare il Festival Dolce vitaj.

Marco Gerbi
Istituto Italiano di Cultura di Bratislava

 

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