L’estero come soluzione, storie di chi ha deciso di emigrare

Sull’aereo intorno tanti ragazzi italiani. Arrivata a Bristol non c’era neanche il bisogno di parlare in inglese. Accanto a quegli uomini dal viso corrugato e la carnagione ambrata che in italiano sanno dire poche parole e in dialetto, ci sono tanti giovani partiti per studiare, per lavorare, per seguire i propri sogni. Erano tutti lì alla ricerca di quella speranza persa in Italia e per coltivare quelle ambizioni che all’estero vengono premiate mentre qui sono considerate un errore. C’è chi lavoro come croupier, nei casinò dove gli italiani sono preferiti perché sanno fare i calcoli velocemente. C’è chi è lì per fare carriera all’interno della propria azienda. C’è chi ha finito il liceo da poco e prova ad avviare un’attività imprenditoriale, più facile da fare in un paese straniero che in Italia tra scarsi finanziamenti e tanta burocrazia. Ci sono i laureati alla ricerca di un’occupazione, partiti perché stufi di inviare CV che nessuno legge.

“L’Italia ci ha tolto la speranza”. Nel suo sguardo, Fabio, dentista di 30 anni, la tristezza e la delusione di chi ha dovuto lasciare tutto e partire per un paese straniero. Lontano dalla sua famiglia, dai suoi amici, da tutto quello che per anni gli aveva dato sicurezza. Fabio è fuggito da un paese che non ha saputo valorizzarlo e premiarlo come meritava. Per questo ha scelto di vivere in uno Stato dove lo stipendio è il doppio di quello che prendeva in Italia e dove, ogni due anni di esperienza viene ulteriormente aumentato. Convinto della sua decisione e della sua nuova vita, Fabio però guardando verso il basso non riesce a nascondere quanto gli manchi tutto ciò che ha dovuto lasciare.

In un bar con l’insegna italiana è lì che spazza per terra. Si chiama Chiara, ha 30 anni, una laurea in economia, un master, parla perfettamente l’inglese, il francese e un po’ di portoghese. Ha vissuto numerosi anni all’estero. Era tornata in Italia per riprovarci, per trovare un lavoro e stare vicino alla sua famiglia ma all’ennesima mancata risposta da parte delle aziende dove si candidava o del concorso dove, non si sa come, passano sempre le persone con i cognomi noti, ha lasciato tutti ed è partita. Un lavoretto per mantenersi e i corsi come contabile in attesa di un lavoro che anche in Gran Bretagna non è facile da trovare. Nonostante la stanchezza, nel suo sorriso tutta la forza e il coraggio di una persona che non si è voluta arrendere e continua a lottare. Che ha deciso di ricominciare una volta ancora, sperando però che sia l’ultima.

Lascio quella casetta colorata oltre il parco per andare in aeroporto. Dietro di me si chiude il gate. Lascio lì tutti quelli che in fondo vorrebbero tornare ma non hanno modo di farlo se non per le vacanze estive, come cacciati da un Paese per il solo motivo (o la sola colpa) di essere troppo preparati ed ambiziosi. Nella mente rimbombano forti quelle parole “Venite qui, l’Italia è finita, non ha più nulla da offrirvi non riusciranno mai ad apprezzarvi come dovrebbero. L’Italia è senza futuro”.

(Emanuela De Marchi per dirittodicritica.com)

Fotografia: daquellamanera@flickr

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