Le origini della cultura umana sono nel continente africano

Secondo lo studio “Development of Middle Stone Age innovation linked to rapid climate change” pubblicato da Nature Comunications, un rapido cambiamento climatico durante il mesolitico, tra 80.000 e 40.000 anni fa, avrebbe scatenato le ondate di innovazione culturali delle prime popolazioni umane. I razzisti ci rimarranno un’altra volta male, ma lo studio condotto da un team di scienziati del department of earth sciences del Natural history museum di Londra, della School of eEarth and ocean sciences dell’Università di Cardiff e dell’Universitat Autònoma di Barcellona non solo conferma l’origine africana del genere umano ma anche della cultura.

I ricercatori scrivono che «Lo sviluppo della modernità nelle prime popolazioni umane è stato collegato a fasi pulsati di innovazione tecnologica e comportamentale all’interno della Media Età della Pietra del Sud Africa. Tuttavia, il fattore scatenante di questi impulsi intermittenti di innovazione tecnologica è un enigma». La ricerca dimostra, al contrario di alcuni studi precedenti, che «Il verificarsi dell’innovazione è strettamente legato ai cambiamenti climatici improvvisi. I maggiori impulsi di innovatività si sono verificati quando il clima sudafricano è cambiato rapidamente verso condizioni più umide, mentre l’Africa subsahariana settentrionale sperimentava siccità diffuse e mentre l’emisfero settentrionale era entrato in fasi di raffreddamento estremo (…) Queste condizioni hanno portato a impulsi umidi in Sud Africa e, potenzialmente, alla creazione di condizioni ambientali favorevoli. Questo implica fortemente che gli impulsi di innovatività del comportamento umano moderno furono climaticamente influenzati e legati all’adozione di rifugi».

Gli scienziati hanno studiato un nucleo di sedimenti marini al largo della costa del Sud Africa e ricostruito la variabilità del clima terrestre negli ultimi 100.000 anni ed hanno scoperto che la pioggia abbondante è stata importantissima perché gli esseri umani diventassero animali sociali e culturali.

Martin Ziegler, dell’università di Cardiff, spiega: «Abbiamo scoperto che il Sudafrica ha sperimentato una rapida transizione verso condizioni climatiche umide nei momenti in cui l’emisfero settentrionale sperimentava condizioni di freddo estremo». Questi grandi eventi di raffreddamento dell’emisfero settentrionale sono legati ad un precedente cambiamento nella circolazione dell’Oceano Atlantico che ha portato a ridurre il trasporto di acqua calda alle alte latitudini del Nord. In risposta a questo raffreddamento dell’emisfero settentrionale, in gran parte dell’ Africa sub-sahariana ci sono state condizioni di forte siccità.

«Tuttavia i nostri nuovi dati, contrastano con quelli dell’Africa sub-sahariana e dimostrano che il clima sudafricano ha risposto in senso opposto, con l’aumento delle precipitazioni, che possono essere associate con il verificarsi a livello globale dello spostamento verso sud della fascia tropicale monsonica», dice Ziegler.

Un altro degli autori dello studio, Ian Hall, anche lui dell’università di Cardiff, evidenzia che «Quando i tempi in cui si sono verificati questi rapidi  impulsi umidi sono stati confrontato con i dataset archeologici, abbiamo trovato coincidenze notevoli. La presenza di diversi grandi industrie di pietra del mesolitico avvengono strettamente insieme all’inizio del periodo con maggiori precipitazioni. Similmente, la scomparsa delle industrie coincide con la transizione alle condizioni climatiche asciutte».

Secondo Chris Stringer del Museo di storia naturale di Londra, «Attualmente non c’è un gran dibattito su ciò che spinge l’inventiva nei gruppi umani: è lo stress ambientale, che costringe le persone a innovare per sopravvivere, o sono effettivamente migliori condizioni stabili? ‘Alcune recenti ricerche suggeriscono che le popolazioni umane richiedono un certo livello minimo di densità e di messa in rete tra i gruppi vicini oppure  le conoscenze culturali nel tempo andranno effettivamente perse , piuttosto che acquisite. L’opposto si verifica se le popolazioni sono relativamente dense ed interagenti, dato che le idee possono essere realizzate, con più possibilità di essere conservate. La corrispondenza tra i miglioramenti  climatici e le innovazioni culturali supporta la teoria che la crescita della popolazione abbia alimentato i cambiamenti culturali, attraverso l’aumento delle interazioni umane». Un altro brutto colpo per le piccole patrie e per i “padroni in casa propria”: senza la mescolanza e l’interazione non ci sarebbe stato lo sviluppo umano.

I dati archeologici sudafricani sono così importanti perché dimostrano  alcune delle più antiche testimonianze di comportamento moderno nei primi esseri umani. Compreso l’utilizzo di simboli, che è stato collegato allo sviluppo del linguaggio complesso, e di  ornamenti personali fatte di conchiglie. Il nuovo studio presenta la prova più convincente finora che l’improvviso cambiamento climatico è stato determinante in questo sviluppo.

«La qualità dei dati del Sudafrica ha permesso di fare queste correlazioni tra clima e cambiamenti comportamentali, ma richiederà dati comparabili provenienti da altre zone prima di poter dire se questa regione è stata di importanza unica per lo sviluppo della cultura umana moderne – conclude Stringer  – Personalmente, penso che le varie aree del continente hanno contribuito alla formazione della nostra specie, prima che iniziassimo a diffonderci dall’Africa circa 60.000 anni fa».

(GreenReport.it)

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