Infermiere killer, 20 anni di carcere per l’omicidio di una paziente

L’infermiere Jaroslav D. è stato condannato ieri dalla Corte distrettuale di Bratislava per l’uccisione di un paziente ricoverato nel giugno 2011 presso l’Ospedale universitario Kramare, a Bratislava. La corte lo ha condannato a 20 anni di carcere.

L’uomo, che aveva 29 anni al momento del fatto, e che i media slovacchi avevano soprannominato “angelo della morte”, avrebbe somministrato via endovenosa a una paziente 63enne una combinazione letale di farmaci. L’iniezione conteneva Ebrantil, un farmaco ipotensivo per ridurre i valori della pressione arteriosa, ed Esmeron, un bloccante neuromuscolare utilizzato in anestesia, che hanno agito in fretta. Il cocktail ha portato alla paziente in breve tempo l’insufficienza cardiaca, cosa della quale l’infermiere era ben consapevole, ha stabilito il giudice. I testimoni e gli esperti nominati dal tribunale hanno suffragato l’ipotesi che l’uomo abbia commesso l’atto volontariamente, anche se con l’intenzione di alleviare il dolore alla paziente.

Lo stesso Jaroslav D. aveva inizialmente confessato il delitto, ma il suo avvocato gli ha fatto cambiare linea, dicendo che aveva fatto la confessione sotto costrizione e senza la presenza di un avvocato difensore. L’imputato ha in seguito detto di aver voluto iniettare alla paziente un antidolorifico, ma per errore avrebbe finito per darle una combinazione di farmaci micidiale. Il condannato ha negato di aver praticato alla donna l’eutanasia dichiarando di essere prostrato da quanto accaduto.

Un compagno di cella dell’omicida, chiamato a testimoniare, ha detto che l’anno scorso l’uomo aveva confessato di aver commesso dai 40 ai 60 casi di eutanasia all’Ospedale di Trencin e altri 20 a Bratislava. La testimonianza è tuttavia stata confutata da molti altri testimoni.

La pena inflitta è stata basata sulla tutela giuridica che legge garantisce alle persone anziane. Il Codice penale slovacco prevede per l’omicidio (e anche per l’eutanasia) in genere una condanna di 15-20 anni. Secondo gli esperti psichiatri e psicologi sentiti nel processo, l’imputato soffriva di un disturbo di personalità schizoide. Il condannato ha già presentato appello.

(Fonte Tasr)

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