Siamo tutti nella Rete. Come potremmo vivere senza? La storia di Tom, un anno senza internet

Wi-fi, e-mail, social networks, Google Maps… Ormai usiamo internet per informarci, per giocare, per fare due chiacchiere, per trovare amici o mantenere contatti con loro, per scrivere il nostro diario in un blog, per vedere film, per ascoltare la radio, per archiviare i nostri documenti, per aderire a una petizione, per … per un sacco di cose. Ci siamo mai chiesti nel profondo come faremmo se non avessimo la Rete? Eppure la rivoluzione del web e digitale è cosa assai recente. Per la stragrande maggioranza di coloro che oggi non potrebbero vivere senza parliamo appena dell’ultimo decennio, o probabilmente meno. E saremmo capaci di rinunciarci almeno per qualche settimana? Come sarebbe ritornare indietro, fare un salto nel passato, agli anni ’90?

Tom Miller, un giornalista di tecnologia americano, ha deciso un giorno (a 27 anni) che internet lo stava soggiogando, lo rendeva a suo dire improduttivo, gli «corrompeva l’anima» e gli stava togliendo il meglio della vita. E ha deciso di smettere. Così, di punto in bianco, il 1° maggio 2012, prendendosi il cosiddetto “anno sabbatico”, un anno senza web. Ha disdetto il suo abbonamento internet e ha rinunciato al suo smartphone per un vecchio cellulare analogico Nokia. Malgrado le sue paure, i primi mesi senza connessione al web sono stati di liberazione: molto più tempo per fare cose, piuttosto che per navigare in Rete. Finalmente, ha detto, riusciva a leggere libri tutti d’un fiato, mentre prima non arrivava a dieci pagine di fila. E ha addirittura scritto mezzo romanzo in poche settimane. Ha cercato di incontrare le persone e gli amici dal vivo, anziché chattare con loro online, e poteva fermarsi a godere del profumo dei fiori in un parco. Rinunciando alle email, ha iniziato a scrivere lettere a mano, ben presto rendendosi però conto che rispondere a una dozzina di lettere alla settimana era più faticoso che rispondere a un centinaio di email al giorno.

L’editoriale che ha scritto una volta uscito dal suo letargo, il 1° maggio 2013, inizia in modo laconico ma lucido: «I was wrong», mi sbagliavo. Dopo un primo momento di euforia, Tom confessa che è sopraggiunta la noia, e a un certo punto la depressione. Il punto è, dice, che «non mi sentivo sincronizzato al flusso della vita degli altri». Così, nell’ultimo periodo, si ritrovava a ciondolare sul sofà di casa giocando a videogiochi per giorni interi.

Facendo un bilancio dell’esperienza, Tom ha ammesso che quella vita offline, alla fine di tutto, «non era la mia vita vera».

Per leggere di più su questa storia consigliamo il suo editoriale in inglese su The Verge comprensivo di video, o gli articoli in italiano di Linkiesta e Tom’s Hardware.

(Pierluigi Solieri)

Fotografia: steverhode@flickr

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