Anniversari – Armeni: commemorato a Bratislava il genocidio del 1915-1917

Un evento per commemorare il genocidio degli armeni del 1915-1917 (il cui anniversario si tiene tradizionalmente il 24 aprile) si è svolto a Bratislava il 19 aprile scorso, con la presenza dell’archimandrita Barseg Pilavchyan di Praga (della Chiesa apostolica armena, la chiesa nazionale più antica del mondo) che ha celebrato una liturgia armena presso la Cappella di S. Caterina in via Michalska. Hanno partecipato alla cerimonia i rappresentanti della comunità armena, alcuni rappresentanti politici di vari schieramenti, e rappresentanti delle ambasciate russa, francese e greca.

Secondo varie stime, gli armeni uccisi durante la prima Guerra mondiale dall’Imprea Ottomano sono tra 1 e 1,5 milioni. La Turchia, costituitasi come Stato laico dopo la guerra, non ha mai riconosciuto le sue colpe nel genocidio. Un certo numero di paesi, in Europa e nel mondo, hanno negli ultimi anni emesso delle dichiarazioni ufficiali di riconoscimento del genocidio armeno, e alcuni hanno adottato delle leggi che condannano la negazione di tale sterminio. Prima della Francia, il caso che ha suscitato nel 2012 la maggiore eco a livello internazionale, anche la Slovacchia aveva emesso una legge per sanzionare penalmente il reato di negazione del genocidio armeno. Il Parlamento slovacco approvò il provvedimento nel 2009, nel corso dell’allora primo governo guidato da Robert Fico e sostenuto da una coalizione composta da Smer-SD, LS-HZDS e SNS, secondo paese in Europa a prendere tale strada dopo la Svizzera, e primo Stato membro dell’UE. Già nel 2004 il Parlamento aveva approvato una risoluzione di condanna per il genocidio degli armeni, dichiarazione che aveva portato successivamente a erigere un monumento sulla riva destra del Danubio, nel quartiere di Bratislava-Petrzalka. La legge slovacca, che in questo modo ha apparentato quali crimini contro l’umanità il massacro avvenuto in Turchia, alla pari dell’olocausto e dei crimini commessi dal regime comunista o per razzismo. Chi nega il genocidio armeno rischia cinque anni nelle galere slovacche.

Il Ministro turco degli Affari esteri, per mezzo della sua ambasciata in Slovacchia, aveva lanciato nel decennio scorso una campagna per demolire il monumento al genocidio armeno. Ricevendo il netto diniego dal Ministero slovacco degli Affari esteri, i turchi sono scesi a più miti consigli e hanno chiesto di poter erigere un proprio monumento accanto a quello armeno. Richiesta che ha ricevuto il netto rifiuto della municipalità di Bratislava, con in particolare il sindaco della capitale Milan Ftacnik (sindaco a Petrzalka quando venne eretto il memoriale al genocidio), che ha garantito al capo del Forum delle Associazioni armene in Europa Ashot Grigoryan la sua totale solidarietà e la sua strenua opposizione a qualunque richiesta delle autorità turche in Slovacchia di costruire un monumento turco in città. Vista l’irremovibilità di Bratislava, l’Ambasciatore di Turchia si rivolse lo scorso anno a Nitra, con il cui comune è stato siglato un memorandum di intesa per l’erezione del monumento turco. Come si sottolinea anche in un forum online armeno, questi tentativi della Turchia alla fine non fanno che alimentare l’interesse della gente verso i fatti legati al genocidio, e come scive un utente del forum, i turchi finiscono così per fare inconsapevolmente e gratuitamente pubbliche relazioni in favore dell’Armenia. Molto meglio sarebbe per loro se stessero fermi non facendo nulla, invece di muoversi come elefanti in un negozio di cristalleria.

Questo fatti, uniti al caso diplomatico creato dalle dichiarazioni del capo della Corte Suprema  Stefan Harabin lo scorso anno dopo il gran chiasso in seguito all’approvazione della legge contro la negazione del genocidio in Francia, dimostrava che la Turchia aveva un certo numero di problemi con la posizione della Slovacchia sul tema.

Ciononostante, la visita del Premier di Ankara Tayyip Erdogan a Bratislava lo scorso febbraio ha tuttavia fugato ogni dubbio su un possibile rallentamento nelle relazioni tra i due paesi. Anzi, Erdogan ha fortemente ringraziato la Slovacchia per il suo sostegno alla battaglia turca per entrare nel club UE (pur dicendo che un giorno o l’altro, se i loro sforzi non saranno premiati, la Turchia smetterà di chiedere in ginocchio e si rivolgerà altrove) e ha proposto di intensificare la cooperazione economica turco-slovacca, che del resto ha già visto crescere il giro d’affari di 11 volte negli ultimi dieci anni. Secondo il premier slovacco la cooperazione potrebbe avere buoni risultati sul fronte energetico, con la Turchia che intende costruire due centrali nucleari nei prossimi anni, e la Slovacchia che potrebbe offrire le proprie competenze di know-how nel settore. Erdogan crede che l’interscambio commerciale, che oggi è arrivato a 1,6 miliardi di euro l’anno, possa tranquillamente fatturare 5 miliardi entro il 2015.

(P.S.)

Nell’immagine: titolo del NewYorkTimes del 1915 (foto_wikipedia_CC)

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