25 aprile: lavoro, diritti e giustizia sociale – di Rino Giuliani

Il 25 aprile 1945 segna nella memoria delle generazioni che si sono succedute fino ad oggi il ricordo della sollevazione popolare e della lotta armata per riconquistare la libertà. La libertà senza giustizia sociale può rapidamente declinare nell’arbitrio e nell’arroganza sorda di chi è più forte. È per questo che la nostra Costituzione a completamento di un processo storico rivolto a restituire rafforzate le istituzioni della rappresentanza parlamentare ha indicato con l’art. 3 il cammino del superamento costante delle diversità discriminanti esistenti fra i cittadini. Vi è insita nella Costituzione italiana una grande energia rivolta al cambiamento positivo.

La nostra Costituzione può anche essere oggetto di modifiche solo se si parte dalla osservanza dei principi ispiratori e se si resta nell’ambito rigoroso delle volontà manifestate dai padri costituenti. Oggi la Costituzione materiale è stata oggetto di continue manutenzioni che hanno profondamente innovato in modo rapido e consistente.

Ogni cittadino deve essere il custode inflessibile dei valori e dei principi costituzionali. Un paese che virasse verso poteri oligarchici di fatto, che confondesse la governabilità con l’assenza di controllo degli esecutivi, che vedesse, come è avvenuto, il diritto al voto alterato dai premi di maggioranza fuori da ogni logica democratica non è il paese che si è voluto ricostruire dalle macerie della guerra e dopo la dittatura.

Il paese in cui viviamo oggi è indurito da decenni di predicazione dell’egoismo e dell’individualismo.

I poveri sono sempre di più e sempre più soli. Non vi è fiducia nel futuro.

Non ci sono enti intermedi che adeguatamente organizzino le aspirazioni dei cittadini e ne realizzino il desiderio di partecipazione. Le istituzioni continuamente colpite non hanno la credibilità necessaria. Le persone sono lasciate sole nella loro singolarità, nel prevalere di risentimenti, nella emarginazione della razionalità, attratte dai richiami agli istinti, chiuse in rancori e disperazioni che non diventeranno mai proposta politica e condivisione fra cittadini di una comunità consapevole ed unità.

Anche nelle famiglie salta il legame forte che univa mutualmente soprattutto nei momenti difficili. Donne, uomini, giovani ed anziani sono ripiegati su se stessi. È un intero Paese, l’Italia, che si è chiuso in se stesso. L’Europa dei popoli non è più vista come il passaggio ulteriore della democrazia delle nazioni. Egoismo e autoreferenza è il segno distintivo di una sterilità dei comportamenti individuali e collettivi che si ritrova, in parte, anche nel movimento sindacale. In quest’ultimo caso maggiore è la gravità delle conseguenze perché l’esercizio della democrazia nei posti di lavoro non può passare attraverso la divisione ma con il potenziamento dell’unità dei lavoratori attraverso l’unitarietà della loro organizzazione.

La democrazia rappresentativa nei posti di lavoro fa bene anche al mondo delle imprese e nel pubblico impiego se si va all’attacco per rinnovare, per cambiare i rapporti in nome della democrazia e della giustizia sociale. Il conflitto sociale fa bene alla democrazia e fa bene quindi a tutti.

Questo 25 aprile vede un paese nel quale l’antipolitica è in effetti forma e contenuti politici esercitati da tutti partiti, anche se fra loro diversi, nessuno escluso.

Come uscire dal vicolo cieco? Il miracolo rappresentato dall’inedito ritorno al Quirinale di un Presidente della Repubblica che ne era appena uscito non rappresenta soltanto il risultato di un’eloquente capacità di reciproca neutralizzazione dei diversi partiti oggi in parlamento ma anche la fotografia altrettanto eloquente dello stato di salute di un paese cui, per troppi interessati egoismi, non viene data una seconda chance.

Consola la notizia che il 25 aprile prossimo il sindaco di Milano intitolerà un parco ad Aldo Aniasi, socialista, partigiano comandante di divisione delle Brigate Garibaldi, medaglia d’argento al valor militare della Resistenza, più volte sindaco della città di Milano e che la presidente della Camera Boldrini sarà con le associazioni partigiane in piazza Duomo per ricordare l’inizio di una vita nuova che si aprì nel 1945 per il nostro amato paese. Oggi e sempre Resistenza.

(Rino Giuliani – vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi. Fonte: santi news)

 

Nota: le opinioni espresse dagli autori negli articoli da noi pubblicati non corrispondono necessariamente con quelle di Buongiorno Slovacchia o del suo editore. 

Fotografia: MarcoRuggieri@flickr

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