25 Aprile 2013, la Liberazione non è finita – di Sirio Valent

Liberazione dai fascismi: questo è il 25 aprile 1945, e ha coinvolto 40 milioni di italiani in una festa che sapeva di libertà e di uguaglianza. Oggi, a quasi 70 anni di distanza, ci si chiede cos’è diventata: a chi appartiene davvero, perché è importante scendere in piazza e partecipare. E la risposta, in questo 2013, non è scontata: perché di rottami fascisti c’è ancora abbondanza.

Rottami fascisti. Il 21 aprile a Varese neonazisti di tutta Europa si sono riuniti per festeggiare il compleanno di Adolf Hitler. Quattrocento skinhead di cui il sindaco non sapeva nulla, l’assessore al turismo nemmeno: eppure anche su Facebook la locandina con il luogo e l’orario erano ben pubblicizzati. Nessuno ha dato retta alle proteste dell’Anpi locale. Curioso, perché proprio in questi giorni si celebra a Varese la prima udienza di un processo per istigazione al razzismo legato ad un caso analogo: 20 persone vennero fermate nel 2008 in una birreria di Buguggiate per festeggiamenti nazisti in nome (appunto) di zio Adolf.

Non solo al Nord, però, ci sono residui fascisti di cui nessuno si occupa. Ad Affile, comune del Lazio, un monumento a ricordo del milite ignoto è stato dirottato in corso d’opera in un mausoleo per Rodolfo Graziani, fascista della prima ora e ministro della Repubblica di Salò. E nel quartiere San Lorenzo di Roma il gruppo fascista Milizia ha rivendicato la cancellazione di una scritta pro-partigiani. Certe cose non smettono mai di tornare.

Chi c’è e chi non c’è. Giorgio Napolitano c’è ancora, memoria vivente dell’epoca della Resistenza. E commuove vederlo a Via Tasso o all’altare della Patria, con una scolaresca che improvvisa “Bella Ciao” al suo passaggio e lui saluta. Bellissimo. Anche perché pochi altri partecipano a questa festa. C’è la sinistra che deve mostrarsi antagonista e presente, da Ingroia (ma non era ad Aosta?) a Nichi Vendola, ci sono Piero Grasso e Susanna Camusso a Marzabotto, c’è qualche deputato M5S un po’ defilato e contegnoso.

Manca il solito Alemanno, manca Roberto Maroni presidente della Regione Lombardia (che ha disdetto all’ultimo la presenza alla commemorazione di Piazza della Loggia a Milano). Manca tutto l’arco del centrodestra, che pure dal 25 aprile dovrebbe trarre un senso patriottico, di liberazione dal “tallone tedesco”. Lo stesso centrodestra (mai liberatosi del tutto dalle radici del MSI e di AN) con cui Enrico Letta cerca di formare un governo di ampie intese.

(Sirio Valent per dirittodicronaca.com)

Nota: le opinioni espresse dagli autori negli articoli da noi pubblicati non corrispondono necessariamente con quelle di Buongiorno Slovacchia o del suo editore.

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