Gas: Russia spinge per nuovo gasdotto in Slovacchia e Ungheria

Il Presidente russo Vladimir Putin e il capo del monopolista russo del gas Gazprom, Alexei Miller, ipotizzano la costruzione della seconda parte del gasdotto Yamal-Europa in Slovacchia ed Ungheria. A serio repentaglio la realizzazione del Corridoio Meridionale UE. La Russia cambia strategia, ma l’obiettivo resta lo stesso: impedire all’Europa l’indipendenza energetica.

Nella giornata di mercoledì 3 aprile Putin e il capo di Gazprom Alexei Miller hanno riattualizzato la realizzazione della seconda parte del gasdotto Yamal-Europa. La prima porzione dell’infrastruttura è stata realizzata nel 1993 per veicolare 33 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia alla Germania attraverso Bielorussia e Polonia. A differenza della prima porzione, la seconda parte del gasdotto Yamal-Europa, ipotizzata dall’incontro tra Putin e Miller, è progettata attraverso Slovacchia ed Ungheria. Come riportato da Gazeta Wyborcza, il progetto della Russia comporterebbe il coinvolgimento di due paesi del Gruppo di Visegrad (V4) nel sistema di distribuzione del gas russo in Europa controllato da Gazprom.

Un altro Paese del quartetto di Visegrad, la Repubblica Ceca, è già diventata il principale Stato di transito del gas inviato dalla Russia alla Germania attraverso il Nordstream: gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Nero per bypassare Polonia e Paesi Baltici.

Il coinvolgimento di Slovacchia ed Ungheria nel sistema di distribuzione del gas russo permette anche a Mosca di bloccare la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: fascio di gasdotti voluto dalla Commissione Europea per collegare il rigassificatore polacco di Swinoujscie con quello croato di Krk attraverso il territorio slovacco ed ungherese. Grazie ai due rigassificatori, l’Europa sarà in grado di diversificare le forniture di gas mediante l’importazione di oro blu liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America: uno scenario che mette in crisi l’egemonia della Russia nel mercato energetico dell’UE – che dipende dalle forniture del Cremlino per il 40% del suo fabbisogno.

La realizzazione della seconda parte del gasdotto Yamal-Europa in Slovacchia ed Ungheria è anche una mossa per costringere l’Ucraina a cedere al ricatto energetico della Russia. Tramite il sistema infrastrutturale energetico slovacco ed ungherese, Kiev ha avviato l’importazione di gas russo proveniente dalla Germania per diminuire l’acquisto diretto di oro blu dalla Russia, da cui l’economia ucraina dipende per l’89% del suo fabbisogno.

Impegnando Slovacchia ed Ungheria nel trasporto del gas russo dalla Russia in Europa, anziché dalla Germania all’Ucraina, Mosca de facto isola Kyiv, e ha così gioco facile ad imporre alle autorità ucraine – dipendenti energeticamente dal Cremlino – concessioni di carattere anche politico, come la rinuncia all’integrazione europea e l’immediato ingresso dell’Unione Doganale Eurasiatica. Questo processo di integrazione sovranazionale, a cui appartengono già Bielorussia e Kazakhstan, è stato concepito dalla Russia per imporre l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

(Matteo Cazzulani)

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