Slovacchia, tra oblio sovietico e centrali Enel

Tra le fenici sorte dalle ceneri dell’ex blocco sovietico c’è un oscuro e dimenticato paese chiamato Slovacchia. Non la Cecoslovacchia o la Slovenia, con cui spesso viene confusa nel Belpaese, ma la Repubblica Slovacca; un unicum nel suo genere. Oscuro e dimenticato perlomeno dai principali media nazionali, ma non dalle maggiori aziende italiane.

Con un occhio sugli standard europei e l’altro rivolto all’anima più storicamente slava del paese, la Slovacchia si trova oggi in un crocevia, geografico ma anche politico. Con un Pil in crescita anche in tempo di crisi, il piccolo ma emergente stato slovacco gode dei più alti indici di democrazia della zona mitteleuropea. Piazzandosi al 26esimo posto per libertà di stampa (Italia 61esimo) e al 38esimo posto per indice di democrazia, la Slovacchia è stata definita la tigre dell’Europa Centrale.

Per le strade del paese si percepisce una forte volontà di affrancarsi dall’etichetta di paese ex sovietico, con poderosi slanci all’occidentalizzazione per proporsi all’Europa come attore credibile. Ma quello che si incontra fuori dai centrum finanziari è uno scenario da film americano oltre cortina: i “business man” poliglotti di griffe vestiti che siedono ai lussuosi lounge ai piedi del castello di Bratislava, stridono fortemente con i tanti senzatetto e le opulente signore che ancora cercano di metabolizzare la fine del comunismo. Ad un economia dinamica, forte degli ingenti finanziamenti esteri, si affianca un salario medio in crescita pari a 875 euro, secondo gli ultimi dati del trimestre 2012.

L’oblio in cui è caduto il paese fa riflettere su come l’antico uso sovietico del silenzio nelle relazioni internazionali influenzi ancora oggi i rapporti degli ex satelliti con il resto dell’Europa.

L’attuale Primo Ministro Robert Fico, espressione dell’ex partito comunista, è oggi al potere dopo le elezioni anticipate nel marzo 2012 che hanno portato alla caduta del governo di centro. È stato proprio Fico a firmare nel 2007 un accordo con l’ amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti per l’apertura di nuovi reattori nel sito di Mochovce, grazie al più grande investimento straniero nel paese di 2,775 miliardi di euro.

Il maggior operatore di energia slovacco, la Slovenske Elektrarne è al 66% proprietà dell’Enel, di cui lo Stato italiano detiene il 34,2% delle partecipazioni.

Mentre in regioni come la Sardegna la seconda utility d’Europa confermava il suo impegno nello sviluppo delle energie rinnovabili, nello stesso momento in Slovacchia i capitali Enel venivano destinati al nucleare.

Su un’area che è appena il doppio di quella della Lombardia sono attive dagli anni del regime comunista, due centrali (con un totale di quattro reattori e due in costruzione) che utilizzano ancora le tecnologie sovietiche. Come requisito per entrare a far parte dell’UE è stato chiesto alla Slovacchia di chiudere i reattori di Jaslovske Bohunice. Oggi al suo secondo mandato Fico ha espresso la volontà di avviare la costruzione di una nuova centrale. A sottolineare la stretta interconnessione tra interessi economici e politici nel Paese è stato il giornalista Tom Nicholson, ex caporedattore dello Slovak Spektator. Il dossier Gorilla, pubblicato a fine 2011, riporta le intercettazioni degli incontri tra uno dei proprietari del gruppo finanziario Penta e i più alti vertici del governo – tra cui anche il segretario personale di Fico. Lo stesso Nicholson, denunciato poi per diffamazione, ha dichiarato che la Slovacchia si trova oggi in una condizione di State capture, riferendosi alla situazione in cui attori non politici riescono ad influenzare su larga scala le decisioni prese a livello parlamentare e governativo su temi come privatizzazione e approvvigionamenti pubblici.

Per fatti risalenti al suo primo mandato, Robert Fico è stato accusato di corruzione; ma nel suo curriculum viene esaltato il suo impegno per i diritti civili. Il ruolo del governo slovacco in seno all’Unione Europea è quello di portavoce delle emergenti economie: cosa aspettarsi da questa timida tigre a cavallo tra Oriente e Occidente?

(articolo inviatoci da Rita Chiara Mele)

2 comments to Slovacchia, tra oblio sovietico e centrali Enel

  • bonzagni

    Ritenendo che la strategia del nucleare sia antieconomica a lungo termine, mi sento di guardare con occhio critico la politica energetica dell’ENEL, sconfessata da ben due referendum popolari.
    Ma qualcuno in Slovacchia si è mai chiesto dove vadano a finire le scorie delle centrali?
    Saluti F.

  • Redazione

    ma i referendum italiani contano in Italia

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