Festa della Donna, oggi – e tutto l’anno – combattiamo la violenza alle donne

Oggi, Festa della Donna, è il caso di – oltre che celebrare questa singolare e magnifica figura umana di amica, compagna, moglie, madre che illumina l’esistenza – ricordare i tanti torti che il sesso femminile ha subito e continua a subire, in quanto donna (genere che in non poche culture si coniuga come “inferiore”), e che la donna ha imparato solo nell’ultimo secolo a contrastare. Malgrado questo, la cultura maschilista continua a imperversare sia nei paesi civilizzati e moderni che, in modi tanto più violenti e ignobili, nelle civiltà in via di sviluppo.

I dati sulle violenze – sessuali e non – a livello mondiale sono impressionanti. Il cosiddetto “femminicidio”, definito dal vocabolario Treccani come «uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale», è un crimine compiuto da uomini nei confronti delle donne in quanto tali – in quanto appartenenti al genere femminile – che non ha molto a che fare con il semplice “delitto d’onore” per il quale fino a pochi decenni fa addirittura la nostra civile legislazione italiana prevedeva pene ammorbidite, ma è un fenomeno più vasto di misoginia. Sempre Treccani, elencando il neologismo “femicidio”, lo definisce come in particolare «conseguenza di mentalità e comportamenti di stampo sessista». Il termine, coniato in Inghilterra due secoli fa, è entrato nell’uso di massa da pochi anni, con il tentativo di creare un quadro giuridico atto a colpirlo a livello internazionale.

Le statistiche, che sanno essere impietose, dicono che in Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, ha subito maltrattamenti domestici. Sono dati Istat del 2011. Un numero che lascia una certa impressione. La Casa delle Donne di Bologna, che raccoglie dati sul fenomeno dal 2005, spiega che 124 donne sono state uccise nel nostro paese nel 2012, una ogni tre giorni. Un leggero calo rispetto al 2011 (129), ma che non tiene conto degli altri 47 tentati femminicidi che, fortunatamente, non hanno portato alla morte della vittima. Ed è impressionante l’incremento di omicidi rispetto agli 84 casi del 2005. Bersaglio della violenza sono state donne italiane per il 69% dei casi, così come gli assassini (73%). E 6 delitti su dieci sono avvenuti in un contesto di relazione tra vittima e autore. Nel 25% dei casi le donne stavano per porre fine alla relazione o l’avevano già fatto, con uomini che non sanno accettare la sconfitta. E il 40% delle donne uccise per mano maschile nel 2012 aveva denunciato le aggressioni. Il che dimostra l’impotenza della società civile e delle autorità a prevenire il fenomeno con strumenti efficaci.

In una intervista concessa all’Huffington Post, Francesca Monaldi, dirigente di polizia in un quartiere romano e specialista del tema, dice che «le storie di femminicidio cominciano sempre con uno schiaffo. Un piccolo episodio di violenza che spesso viene sottovalutato nella speranza che non accadrà ancora. E invece lo schiaffo si ripete, più forte. Sempre». Anche se è la prima volta, anche se il fidanzato si è pentito e promette di non usare più le mani, dice la Monaldi, «in quel momento il limite è stato superato e può andare soltanto peggio».

Francesca Monaldi accoglie nel suo ufficio le donne che si fanno coraggio e raccontano cosa sta loro capitando. E confessano di minacce, persecuzioni, molestie da parte di mariti, fidanzati, colleghi, datori di lavoro. La filosofia della poliziotta è che «un ceffone è già troppo». Ma le donne che sono coscienti di subire un abuso, dice, non sono molte: un’indagine Istat lascia intendere che appena il 18% delle italiane è consapevole che essere picchiate è un reato – che può portare alla loro morte. E il fenomeno non colpisce solo le donne, ma l’intera famiglia. Ben l’82% delle volte che una donna viene picchiata, il fatto avviene davanti ai figli.

http://youtu.be/lFqdKoaPdfA

Abbiamo citato dati italiani perché sono più vicini a noi, ma non dimentichiamo le tante violenze che avvengono in tutto il mondo. Sono notizie di pochi giorni fa la condanna a cento frustate di una quindicenne alle Maldive che avrebbe confessato di aver fatto sesso con un altro uomo – oltre al sesso impostole per anni dal patrigno – o le ripetute violenze sessuali compiute su donne e bambine in India, che continuano anche dopo la forte ondata di proteste popolari sull’onda della morte di una ragazza violentata da un branco su un autobus a dicembre a New Delhi, manifestazioni di rabbia che hanno alzato l’attenzione dei politici indiani spingendoli ad avviare un inasprimento delle leggi. Due mesi dopo tre sorelline di 6, 9 e 11 anni rapite e stuprate sono state ritrovate morte in un pozzo del villaggio del distretto di Bhandara, e nemmeno una settimana fa è arrivata la notizia di un’altra violenza di gruppo, che ha colpito una bambina di 7 anni in una scuola di Nuova Delhi. E di nuovo sono imperversate le proteste della gente nella capitale indiana. New Delhi registra il più alto numero di crimini sessuali tra le maggiori città indiane, con in media uno stupro ogni 18 ore, come scrive Repubblica. Secondo i dati del governo, i casi di violenza sessuale sono aumentati di quasi il 17% tra il 2007 e il 2011. Infine, dallo Stato del Kerala, nel profondo sud indiano, è addirittura una bimba di 3 anni a fare le spese di uno stupro. La piccola, che dormiva in strada con la famiglia, è stata presa nella notte e ritrovata il giorno dopo. Ora si trova in terapia intensiva.

Anche il Parlamento Europeo si attiva contro la violenza alle donne, e pubblica un video con un “flash mob” per rinnovare l’interesse sul tema. «Non ho mai capito perché la violenza contro le donne debba essere una questione femminile… Noi non ci violentiamo da sole. Non ci picchiamo da sole. Questi atti sono compiuti su di noi dagli uomini», dice nel video Eve Ensler, attivista e autrice della nota piéce teatrale “I monologhi della vagina”.

«Se ci saranno abbastanza uomini coraggiosi che usciranno allo scoperto e cominceranno a dire che per loro è importante che le loro figlie crescano in un mondo dove potranno camminare liberamente per le strade, vestire come vogliono, essere sé stesse, senza dover temere molestie, violenza carnale o brutalità, se gli uomini inizieranno davvero ad interessarsi a questa questione, allora le cose cambieranno».

Ci auguriamo con tutto il cuore che un giorno succederà. Speriamo presto. Nel frattempo, ricordiamoci che non è necessario aspettare l’8 marzo, possiamo tranquillamente festeggiare la donna tutti i giorni.

Tanti auguri, Donne.

(P.S.)

Foto: in alto – rufino_uribe@flickr, sotto – Madonna Rom ©Symon Kliman

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