Stadi o scuole? Le priorità della Slovacchia

Alla fine del 2012 migliaia di insegnanti slovacchi sono scesi in sciopero a livello nazionale chiedendo un aumento del 10% dei loro stipendi – ottenendo promesse per la metà – e ricevettero le spiegazioni del Ministro dell’Istruzione che «se ci fosse denaro nella Tesoreria dello Stato, gli insegnanti potrebbero ricevere anche il 20%» di incremento salariale.

Ma appena pochi mesi dopo, ha scritto il quotidiano Sme, lo stesso Ministro Dusan Caplovic ha annunciato il piano di spendere 45 milioni di euro (4,5 milioni all’anno per dieci anni) per la costruzione o rinnovamento di stadi di calcio in tutto il Paese, per rimodernare gli impianti utilizzati dalle squadre della prima serie del campionato di calcio nazionale.

La somma, che non include la costruzione del nuovo Stadio Nazionale di calcio a Bratislava, è inferiore a quella che avrebbe comportato in un solo anno l’aumento agli insegnanti, ma il giornale cita il sospetto sorto in Slovacchia che il motivo di tali priorità politiche (definite fuori luogo) è il presunto coinvolgimento di sponsor del partito Smer nel mondo del calcio e nel settore costruzioni. Il ministro ha giustificato invece la costruzione degli stadi con una decisione strategica nel sostenere le giovani generazioni.

Per un aumento del 5% il governo spenderà circa 68 milioni all’anno, con 20-40 euro in più in ogni busta paga. Ma intanto gli insegnanti continuano a lamentare, oltre a salari inferiori ai loro colleghi di altri paesi vicini, anche le risorse per il settore scuola, che sono del tutto insufficienti a far fronte al mantenimento delle strutture – spesso fatiscenti – e all’ammodernamento di attrezzature e programmi educativi. Una recriminazione che si allarga in generale allo stato dell’istruzione in Slovacchia, con finanziamenti inferiori (in percentuale) a tutti gli altri paesi membri dell’OCSE (fatta eccezione per l’Italia – sic!).

L’articolo di Sme ha riportato centinaia di commenti, dove rabbia e delusione la fanno da padroni.

Provokater128, ad esempio, scrive: «Andiamo a donare soldi per stadi dove 20 volte l’anno vengono circa 500 persone a vedere il calcio. E c’è invece una scuola che cade – dove 200 giorni all’anno si presentano 500 bambini e il vento soffia loro in faccia in classe attraverso una finestra rotta – ma non importa».

(Fonte Sme, segnalato da globalvoicesonline.org)

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