Deve la Fotografia essere necessariamente informazione?

Deve la Fotografia essere necessariamente informazione? Oppure le informazioni possono essere manipolate, a seconda del messaggio che si vuol trasmettere?

Pochi giorni fa, l’immagine scattata da Paolo Pellegrin, fotoreporter vincitore di numerosi premi tra cui il Freelance Phographer of the Year e classificatosi al secondo posto nella categoria “storie” nel World Press Photo di quest’anno, è stata al centro di forti polemiche.

Il luogo geografico è situato negli Stati Uniti, periferia di Rochester. Il titolo del Reportage “The Crescent”. L’oggetto del racconto, la vita quotidiana nel mezzo della violenza di un quartiere periferico.

L’immagine, in un forte bianco e nero e dai forti contrasti, mostra un personaggio ripreso in un ambiente scuro, rivelatosi poi essere un garage. L’individuo, berretto da baseball, barba, maglietta e jeans, tiene un fucile in una mano e porta a tracolla una cintura piena di proiettili. Il titolo dell’immagine: “The Crescent, Rochester, NY, USA – A former US Marine corps sniper with his weapon”. Un ex cecchino del Corpo dei Marines, con il suo fucile a Rochester, NY, USA.

La fotografia vorrebbe sottolineare come negli Stati Uniti le armi siano davvero alla portata di tutti e che la violenza sia all’ordine del giorno e, di conseguenza, quanto le persone sentano la necessità di difendersi.

Il protagonista della foto, Shane Keller, rintracciato afferma però di non essere mai stato nel corpo dei Marines e tanto meno un cecchino (sniper); afferma di non vivere precisamente nel quartiere di Crescent (oggetto del reportage) e che il fatto di avere un fucile non lo identifica come violento e quindi in tema con il racconto; ammette, sì, di essere stato ripreso in quel seminterrato/garage, ma non si identifica con quello che  l’immagine vuol trasmettere.

C’è di che discutere. Aggiungo che, anche se Mr. Keller fosse stato nei Marines, non è certamente stato un cecchino: l’arma che sostiene è uno “shotgun”, un fucile a pallettoni, a pompa (probabilmente un Mossber, cal. 12) per azioni a corta distanza, un’arma brutale che un cecchino non userebbe mai.

A sua difesa, Pellegrino afferma che Keller sapeva benissimo di essere fotografato, che le armi erano di sua proprietà e che quindi l’immagine così com’è può tranquillamente  essere inserita in un contesto/racconto sulla violenza e sulla diffusione delle armi da fuoco negli USA. Afferma anche di aver avuto difficoltà di comunicazione con il soggetto, e di averne addirittura “dimenticato” il nome.

Non sono mai stato un reporter, avendo sempre preferito lavorare in studio o con l’architettura, ma sono d’accordo con chi afferma che, abbracciando la causa del reportage, la realtà/verità vada riportata fedelmente, senza alterazioni, cambiamenti o stravolgimenti. Ricordo una famosa immagine scattata, credo, in Biafra, in cui un padre trasportava piangendo la propria figlioletta insanguinata sulle braccia: un’immagine cruda, violenta, dai colori esasperati ed enfatizzata dall’uso del grandangolo. Risultò poi che quel padre non era padre della bambina; che il fotografo pregò (o pagò, non ricordo il particolare) l’uomo perché si mettesse in quella posa drammatica.

Sono molti gli esempi di questo tipo nella storia del reportage: si discusse molto circa la famosa immagine di Robert Capa del miliziano spagnolo colpito a morte… alcuni dissero che l’immagine era un falso, che fu appositamente “costruita” ed ancora oggi se ne discute.

Credo fermamente che le immagini scattate debbano essere pertinenti alla storia che si vuol raccontare: nel caso “Pellegrino” un uomo con un fucile in mano non vuol necessariamente dire che sia un violento, che spari a tutto quello che muove e, visto che l’ambiente è un seminterrato, la foto non ci dice nemmeno che l’ambiente sia effettivamente situato in quel contesto geografico.

Quel secondo posto al concorso, per quell’immagine, a mio parere, non doveva essere aggiudicato: l’immagine è fuori contesto rispetto al progetto originale, artificiosamente costruita e, in quanto a “stile”, alquanto mal costruita.

(Franco Wendler)

Il portfolio di Paolo Pellegrin: http://www.worldpressphoto.org/awards/2013/paolo-pellegrin

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