Card. Sandri: la magnifica intuizione di Cirillo e Metodio e la loro missione universalista

Si è tenuto ieri e oggi a Roma il Congresso  internazionale  “SS.  Cirillo  e  Metodio  fra  i  popoli  slavi:  1150  anni  dall’inizio della  missione”. Organizzato da due alti prelati slovacchi presso la Santa Sede – il card. Jozef Tomko, prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popol e mons. Cyril Vasil, segretario della Congregazione per le Chiese Orientali – l’incontro ha visto interventi di noti religiosi di caratura come il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, gli arcivescovi di Praga card. Dominik Duka, di Cracovia card. Stanislaw Dziwisz, e gli arcivescovi slovacchi di Bratislava e Nitra mons. Stanislav Zvolensky e mons. Viliam Judak. Nei diversi interventi si è discusso degli aspetti e contesti storici della missione dei due santi bizantini nella Grande Moravia del IX secolo, e dei significati teologici, spirituali e culturali dell’operazione avviata e portata a termine da Cirillo e Metodio con grande convinzione – l’invenzione di un alfabeto paleoslavo per tradurre visivamente i suoni della lingua parlata nella regione e la traduzione delle Sacre scritture in quella lingua per permettere ai fedeli di comprendere la Parola di Dio.

Tra i presenti al congresso anche il card. Leonardo Sandri, prefetto  della Congregazione per le Chiese Orientali, del quale riportiamo di seguito l’intervista concessa a Nicoletta Borgia alla fine della scorsa settimana. (Red)

D: Dalla Lettera enciclica Slavorum apostoli del 1985 alle celebrazioni del 2013: nuove  generazioni  di  studenti  con  diverse  provenienze  geografiche  assisteranno  al congresso:  quali  potrebbero  essere  gli  elementi  esortativi  dal  punto  di  vista accademico?

Nell’imminente  celebrazione  del  Congresso  internazionale  “SS.  Cirillo  e  Metodio  fra  i  popoli slavi: 1150 anni dall’inizio della missione” (Roma, 25-26 febbraio 2013), rivolgo agli studenti l’esortazione  a  rileggere  e  a  meditare  con  gratitudine  due  documenti  magistrali  del  beato pontefice slavo Giovanni Paolo II:

a)     la Lettera apostolica Egregiae virtutis (31 dicembre 1980) con cui il papa proclamò i santi Cirillo  (827-869)  e  Metodio  (815-885),  in  virtù  dei  loro  straordinari  meriti,  compatroni d’Europa assieme a san Benedetto. Oltre che un concreto gesto di solidarietà con i popoli slavi, quello di Giovanni Paolo II fu anche un contributo alla ricostruzione dell’unità del continente europeo  al  di  là  di  ogni  divisione  ideologica  e  politica.  La  nuova  prospettiva  europeistica delineata in questa Lettera offre l’occasione di un approfondimento delle radici cristiane nelle nazioni europee attraverso la riscoperta dei loro valori, tradizioni e cultura, nella prospettiva di  una  Europa  intera,  che  dall’Atlantico  agli  Urali  respira  a  due  polmoni,  perché  “nel  suo insieme geografico è per così dire frutto dell’azione di due correnti di tradizioni cristiane, alle quali  si  aggiungono  anche  due  diverse,  ma  al  tempo  stesso  profondamente  complementari, forme di cultura” (n. 3);

b)     la Lettera enciclica Slavorum apostoli (2 giugno 1985), nell’XI centenario della morte di san Metodio (885), altro grande dono del beato pontefice alla Chiesa, all’Europa e specialmente ai popoli  slavi,  che  rappresenta  il  punto  di  riferimento  religioso,  dottrinale  ed  ecclesiale  per  il futuro  sviluppo  delle  ricerche  storico-religiose.  Se  un  tempo  i  due  fratelli,  oriundi  di Tessalonica,   venivano   celebrati   soprattutto   come   “apostoli   degli   Slavi”,   oggi,   dopo   la pubblicazione di questa Lettera, si tende a privilegiare l’importanza spirituale della loro opera in favore dell’intera Europa.

Giovanni Paolo II richiama alla memoria storica e all’attenzione spirituale dei cristiani europei gli  avvenimenti  salienti  che  concernono  il  loro  passato  e,  insieme,  il  loro  futuro  unitario. Meditare i caratteri comuni e quelli peculiari assunti nel corso del tempo dalla propria fede e dalla  propria  cultura,  con  lo  sviluppo  vitale  e  organico  della  tradizione  specifica  di  ciascun popolo: mi sembra che questa sia una premessa solida sulla quale anche gli studenti, nel loro ruolo,  possono  fondare  con  realismo  la  ricerca  di  una  più  concorde  ed  armonica  convivenza tra  le  varie  nazioni  d’Europa  da  cui  essi  provengono.  Oggi  i  popoli  dell’Europa  cercano  con insistenza  l’affermazione  della  propria  identità  e,  allo  stesso  tempo,  sentono  la  necessità  di

unità  e  di  solidarietà  per  risolvere  i  gravi  problemi  che  affliggono  il  vecchio  Continente  e  il mondo intero. Questa duplice esigenza rende quanto mai vivo ed attuale il messaggio dei due Santi fratelli.

D: Quale dinamica nella missione per il multilinguismo a servizio della Fede per la Chiesa

Universale?

La  grande  intuizione  di  Cirillo  e  Metodio  fu  di  aiutare  i  popoli  slavi  da  loro  evangelizzati  a lodare Dio nella propria lingua e nel rispetto delle proprie caratteristiche culturali, insistendo al  tempo  stesso  sull’unità  tra  tutti  i  cristiani,  di  Oriente  e  Occidente,  nell’unica  e  universale Chiesa  di  Cristo.  Cirillo  accettò  di  dirigere  la  missione  in  Moravia  a  condizione  di  poter realizzare  il  suo  progetto  di  tradurre  le  Sacre  Scritture  in  lingua  slava.  Nell’organizzare  il proprio lavoro di missionario approdò alla lungimirante e nobile considerazione che la Parola di Dio, per agire, dovesse essere predicata e spiegata in una lingua comprensibile agli uditori, cioè nella loro stessa lingua.

La  creazione  di  una  liturgia  letta  e  cantata  in  lingua  slava,  sintesi  di  elementi  occidentali  e orientali,  fu  il  punto  culminante  dell’opera  letteraria  e  missionaria  di  Cirillo  e  Metodio  e costituisce la loro più preziosa eredità. Il loro è ancora oggi un invito ad una visione dinamica della  cattolicità,  come  sinfonia  delle  varie  liturgie  in  tutte  le  lingue  del  mondo,  come  coro armonioso di voci e moduli diversi. Lo spirito profondamente umanista ed universalista della loro missione è suscettibile di riscoperte e fecondo di ulteriori approfondimenti.

D: Si può parlare di superamento dei confini culturali e geografici per la costruzione dell’identità del cristiano?                

Il cristiano costruisce la propria identità unitaria giorno per giorno e ovunque, superando non solo i confini culturali e geografici, ma anche le differenze di ceto sociale. Cirillo, professore di filosofia  ma  anche  profondo  conoscitore  della  Sacra  Scrittura,  sottolineava  l’idea  che  l’uomo può  arrivare  ad  una  somiglianza  con  Dio  per  mezzo  delle  proprie  azioni,  sosteneva  che  il cammino della salvezza si percorre nel compimento dei compiti affidati all’uomo nel nome del Signore.  Ne  deriva  la  necessità  del  superamento  di  ogni  forma  di  divisione  e  del  rispetto dovuto  alla  cultura  di  ogni  nazione,  “affinché  gli  altri  paesi,  vedendo  ciò,  seguano  il  nostro esempio” (Vita di Cirillo).

D: 1150 anni fa, all’inizio della missione comparivano le prime tracce di profetismo ecumenico, oggi “Fonte” del dialogo ecumenico…  

Già   dal   sec.   IX   i   due   poli   principali   della   cristianità,   Roma   e   Costantinopoli,   erano spiritualmente  lontani:  i  dibattiti  su  questioni  ecclesiastiche  e  teologiche  rendevano  sempre più  difficili  i  rapporti  reciproci.  L’opera  di  apostolato  in  lingua  slava  dei  dotti  e  santi  fratelli Cirillo  e  Metodio  apriva  agli  Slavi  l’accesso  alla  comunità  delle  nazioni  cristiane  e  collegava armonicamente  Roma  e  Costantinopoli.  Essi  svolsero  infatti  il  loro  servizio  missionario  in unione  sia  con  la  Chiesa  di  Costantinopoli,  dalla  quale  erano  stati  inviati,  sia  con  la  Sede Apostolica,  dalla  quale  ricevettero  sempre  appoggio  e  sostegno,  manifestando  così  l’unità  di una Chiesa che di lì a poco avrebbe conosciuto la dolorosa ferita della divisione tra Oriente e Occidente.

Il contegno dei due fratelli – “coppia di buoi aggiogati che lavorano al medesimo solco” (Vita di Metodio)  –  era  fondato  sulla  concezione  della  Chiesa  e  della  comunità  cristiana  nella  loro interezza, unicità e indivisibilità. Nella Lettera apostolica Magnifici eventus (11 maggio 1963) il   beato   Giovanni   XXIII   li   definì   “colonne   sante   di   unità”.   Sono   autentici   precursori dell’ecumenismo,  perché  lavorarono  al  servizio  dell’unità  e  della  pienezza  multiforme  della Chiesa, incarnando essi stessi lo spirito della Chiesa originale indivisa.

D: Il Suo messaggio alla comunità accademica del Pontificio Istituto Orientale?   

La  Comunità  accademica  del  Pontificio  Istituto  Orientale  coopera  con  straordinaria  efficacia, mediante  questo  Congresso  internazionale,  ad  una  rinnovata  ed  approfondita  conoscenza, oltreché al culto, dei due grandi e singolari Apostoli, che in modo tanto originale e significativo hanno contribuito ad integrare, arricchendola, la fisionomia spirituale dell’Europa.

Auspico  che  i  lavori  congressuali  offrano  ulteriori  e  fecondi  stimoli  a  porsi  alla  scuola  di spiritualità di Cirillo e Metodio, araldi del Vangelo e apostoli di concordia, di unità e di pace. L’ardore  e  l’entusiasmo  creativo  con  cui  essi  intrapresero  questo  compito  rappresentano  un modello  per  affrontare  oggi,  nell’anno  della  Fede,  la  sfida  di  una  nuova  evangelizzazione sapientemente inculturata nelle comunità di uomini e donne sparsi nel mondo. Ci illuminano in questo cammino i recenti insegnamenti che il Santo Padre Benedetto XVI ci ha offerto nella Lettera  apostolica  Porta  fidei  (11  ottobre  2012):  “Il  rinnovamento  della  Chiesa  passa  anche attraverso  la  testimonianza  offerta  dalla  vita  dei  credenti:  con  la  loro  stessa  esistenza  nel mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato” (n. 6), e ancora nella Lettera apostolica Fides per doctrinam (16 gennaio 2013): “L’intelligenza della fede richiede sempre che i suoi contenuti siano espressi con un linguaggio nuovo,  capace  di  presentare  la  speranza  presente  nei  credenti  a  quanti  ne  chiedono ragione (cfr  1  Pt  3,  15)”.  Novità  di  linguaggio  e  autenticità  di  vita:  quel  binomio  che  aveva  orientato l’azione missionaria di Cirillo e Metodio viene autorevolmente richiamato oggi, in tutta la sua gravità e urgenza, dal Magistero pontificio.

Intervista  del  21  febbraio  2013  a  Sua  Em.za  il  Card.  Leonardo  Sandri  (Prefetto  della  Congregazione per le Chiese Orientali)

(Nicoletta Borgia, Pontificio Istituto Orientale)

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