Italia ingovernabile, non resta che piangere

Alla fine, tra sorprese e attese, con un risultato eclatante del Movimento 5 stelle, la incredibile rimonta del Pdl dato da molti come stracotto e il risultato modesto della coalizione di centrosinistra di Pd e Sel, il risultato più chiaro è la non governabilità del Paese. I risultati definitivi del voto forniti ieri in tarda serata dal Ministero degli Interni mostrano una Camera governata da una maggioranza di centrosinistra – solo grazie al premio di maggioranza – con numeri che la danno in realtà superare appena di un soffio (con il 29,54%) il centrodestra (Pdl e Lega al 29,13%), davanti a un M5S che porta a casa un incredibile 25,55% e risulta primo partito alla Camera con ben 108 seggi.

Mentre al Senato, il vero nodo dirimente del nostro sistema elettorale, se su base nazionale il centrosinistra ha il 31,60%, ottiene però solo 119 seggi, molto molto lontano dai 158 necessari per avere la maggioranza. Il centrodestra è subito sotto, al 30,66% e Grillo non troppo lontano, al 23,79%.

Monti fa la sua (modesta) figura con un 9-10% in entrambe le camere parlamentari, ma non sfonda, reo di aver fatto piangere sangue agli italiani e malgrado fosse l’unica figura che dava credibilità al Paese a livello internazionale.

Sconfitti duramente gli altri partiti, che non hanno superato la soglia di sbarramento, con alcune scomparse eccellenti come Fini e Di Pietro, figure che hanno caratterizzato nel bene o nel male la nostra seconda repubblica. Fuori anche gli outsider Ingroia e Giannino, sarà per un’altra volta.

E mentre in queste ore i leader dicono tutto e il suo contrario su eventuali alleanze tra il diavolo e l’acqua santa (difficile dire chi sia l’uno o l’altra…), e mentre le borse sanguinano e il fantomatico spread lievita, la grana ora passa al Presidente Napolitano, che dovrà consultare tutti, mediare e infine decidere a chi affidare il tentativo di creare un governo che abbia i numeri per sopravvivere – quanto meno fino a un nuovo voto anticipato.

Il teatr(in)o politico italiano ha mostrato anche questa volta le sue sorprese, ma ha anche mandato in scena i suoi caratteri più noti. Il Pd da vincente è riuscito a perdere (il grande vantaggio di cui godeva pochi mesi fa), una cosa a cui i suoi elettori sono del resto abituati, e il Grande Affabulatore è riuscito nella sua mission impossible di riportare al centro della ribalta un Pdl stremato da conflitti interni e da visibile usura del tempo. Grillo, da parte sua, non ha fatto altro che attaccare tutti e incassare. E ha incassato bene, soprattutto da sinistra.

Dopo un anno e mezzo di governo tecnico pieno di promesse ma molto mal digerito, dopo una crisi che ha morso ferocemente i ceti bassi e medi e riportato la nostra economia indietro di almeno un decennio, l’Italia avrebbe bisogno di un vero rinnovamento, non solo di facce, ma soprattutto di stile. E di responsabilità, una parola che riempie le bocche di tutti ma che non trova mai la giusta coniugazione nei fatti. Forse è il caso di affidare l’Italia al nuovo Papa… e alle sue preghiere. Chissà che non arrivi un miracolo, tanto peggio di così non può andare.

(P.S.)

Nella foto: Antonio la Trippa-Totò in “Gli onorevoli” di Sergio Corbucci (1963)

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