Uranio a Kosice, gli attivisti avvertono dei forti rischi per la salute e l’ambiente

Negli ultimi anni società estere si sono interessate al sottosuolo della Slovacchia, scandagliando i depositi minerali conosciuti e altri che sono stati scoperti di recente. Dalle varie perforazioni in profondità in diverse regioni del Paese sono emersi depositi di metalli preziosi (come il deposito aurifero di Detva) o ricchi di minerali utilizzati dall’industria. La scoperta di un giacimento di uranio nei pressi di Kosice, fatta dalla società canadese European Uranium Resources che detiene di diritti di esplorazione, mostrerebbe che la Slovacchia potrebbe avere uno dei più importanti accumuli nel mondo di questo prezioso elemento radioattivo.

L’area di Kuriskova, un appezzamento di 32 chilometri quadrati a una decina di chilometri a nord-ovest di Kosice, contiene, secondo le dichiarazioni della società, circa 5,5 milioni di tonnellate di un minerale ricco di uranio e molibdeno. Una quantità che può fare gola a molti, e difatti interessa anche al governo della Slovacchia, proprietario al 34% del produttore di energia elettrica Slovenske Elektrarne con i suoi attuali quattro reattori nucleari funzionanti, e due in corso di costruzione. Il Ministro dell’Economia slovacco Tomas Malatinsky ha firmato lo scorso 20 dicembre un memorandum di intesa con la società mineraria che definirebbe, in base a una nota emessa dalla società mineraria, i parametri della cooperazione tra le parti nello sfruttamento del giacimento con studi di fattibilità e studi ambientali. Il documento ha lo scopo, secondo il ministero, di ottenere il controllo di un “deposito strategico di minerale di uranio” e di garantire che non venga presa alcuna decisione importante riguardo al giacimento senza una piena informazione al ministero.

European Uranium assicura sul suo sito web che il progetto può essere sviluppato quasi totalmente come miniera sotterranea, con un minimo ingombro di strutture a livello del suolo, e che per l’estrazione e lavorazione a Kuriskova verrebbero utilizzate le tecnologie più moderne disponibili, con tipologia di estrazione mediante trattamento alcalino convenzionale senza utilizzo di acidi. Dal punto di vista economico, poi, il progetto è potenzialmente tra quelli a minor costo estrattivo di uranio nel mondo, e ha la capacità di fornire alla Slovacchia risorse sicure di uranio per le sue centrali nucleari per almeno i prossimi trenta anni. Secondo i dati della società, la Slovacchia è il terzo Paese al mondo per utilizzo di energia nucleare pro capite, e basa il 50% della sua produzione elettrica nazionale alla generazione con impianti nucleari. Secondo le stime di European Uranium, si puà arrivare a mettere in opera la miniera in tre anni.

La quantità di uranio di cui il Paese potrebbe usufruire rientrerebbe nei piani del governo per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico per gli anni futuri, e i lavori di estrazione potrebbero dare un po’ di sviluppo occupazionale nell’area orientale della Slovacchia, oltre che fornire entrate fiscali dalle imposte e accise, ma gli attivisti civili e gli ambientalisti mettono in guardia contro i rischi che potrebbero derivare dall’estrazione dell’uranio. Inoltre, il ministero non ha pubblicato il testo dell’accordo con la società mineraria, e Greenpeace Slovensko ammonisce il governo dicendo che se non verranno pubblicati nemmeno i risultati dello studio di fattibilità (in via di realizzazione) o di uno studio indipendente sull’impatto ambientale, allora le istituzioni statali non hanno alcun diritto di esprimere il loro sostegno al progetto. Non dovremmo rischiare la salute delle persone, la qualità delle risorse di acqua potabile, i terreni agricoli o la ricchezza della natura slovacca per il probabile guadagno di investitori stranieri, ha detto il capo di Greenpeace, Juraj Rizman, prevedendo che alla fine della fiera i lati negativi del progetto non supereranno gli eventuali benefici.

Il sito minerario si trova vicino a tre importanti fonti idriche regionali, una delle quali serve l’area metropolitana di Kosice, e la sola eventualità di una minaccia di contaminazione delle riserve di acqua potabile in una regione già con seri problemi con l’acqua, è una delle questioni più calde che le autorità dovranno prendere in considerazione, secondo Rizman. Idea sostenuta da associazioni civiche locali, secondo le quali nessuna miniere, anche la più moderna, è ecologica, considerando la necessità di tunnel di drenaggio, pozzi di ventilazione e gallerie di emergenza in collegamento con la superficie, e le fuoriuscite di probabili elevate quantità di gas radon radioattivo nell’area in cui vivono circa 250 mila persone.

Sul fronte delle proteste, se sono state appena una cinquantina le persone che hanno protestato davanti al municipio di Kosice due settimane fa, iniziativa fatta per sensibilizzare e informare i consiglieri comunali prima che prendano decisioni sul progetto. Al momento la città non è coinvolta nella discussione, ma la portavoce del comune ha spiegato che è tutt’ora in vigore una risoluzione presa dal consiglio alcuni anni fa sul bando totale all’attività di estrazione nella zona di Jahoda, un’area ricreativa e turistica vicino a Kuriskova, lanciato da una petizione civile. Le stesse cinquanta persone si sono riunite anche questa mattina, sempre nello stesso luogo e con lo stesso scopo, distribuendo dei pieghevoli ai consiglieri comunali che ammoniscono sui rischi del permesso minerario. Gli attivisti chiedono che il consiglio cittadino confermi con una risoluzione che confermi la posizione negativa dell’ente nei confronti delle attività nel giacimento, e che celebri i 50 anni di moratoria nella regione per l’estrazione di minerali radioattivi.

Dopo varie discussioni a livello locale e nazionale su progetti di scavo ed estrazione in diverse regioni, condotti soprattutto da colossi internazionali con base in Canada e Australia, nel 2009 i rappresentanti di quattro ONG ambientaliste, guidate da Greenpeace Slovensko, presentarono al Parlamento una petizione firmata da 113 mila persone per discutere pubblicamente delle iniziative minerarie in Slovacchia e del loro impatto sulla vita e l’ambiente. A seguito della petizione, la maggior iniziativa ambientale mai fatta nel Paese, ci furono delle modifiche significative alla legislazione sulle indagini geologiche e minerarie, dando più potere di controllo agli enti locali e ai cittadini.

(La Redazione, Fonte Slovak Spectator)

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