Fotografia digitale: tutti fotografi? Il caso Hansen e il World Press Photo

Per chi, come me, era abituato a destreggiarsi nel quasi-buio fra pellicole, carte, acidi etc, la fotografia digitale è stata più che una rivoluzione. Direi quasi uno choc. Per molti anni ho sostenuto la superiorità della pellicola rispetto al digitale, ma ho dovuto poi cedere ed ammettere che oggi la tecnologia ha superato di molto il mezzo fisico, sia nella fotografia amatoriale che in quella professionale.

Chiunque, oggi, può scattare immagini con un cellulare; si fotografa di tutto, qualsiasi cosa e Internet è piena di queste immagini. Dal gatto di casa, ai ritratti della fidanzata e della mamma, della macchina nuova… milioni di immagini, fino alla nausea.

Macchine fotografiche piccolissime e “smartphones”, danno ormai immagini di ottima qualità, dal punto di vista tecnico.

Esistono in rete siti web come Flickr (www.flickr.com) o Picasa, provate a dare una semplice occhiata. È un fenomeno incredibile e vien da dire che probabilmente ha a che fare con la nostra socialità e certamente pone problemi di “privacy” e di diritti d’autore.

Siamo quindi tutti fotografi? La mia risposta è: no. Il talento è talento e non viene insegnato a scuola. Si impara la “tecnica”, ma la capacità di fare buone fotografie è innata. Ecco perché io penso che la Fotografia sia un’Arte.

Una bella immagine spicca tra le altre come un grattacielo di cristallo nel deserto del Sahara, è raro vederle e talvolta anche difficile “leggerle”. Un bravo fotografo sa raccontare una storia, un momento ed il suo apparecchio fotografico, qualunque esso sia è uno strumento attraverso cui esprimersi.

Una volta non si scattavano molte foto; un po’ per risparmiare pellicola e molto perché la regola era: scattare poche “buone” foto. Così ci si risparmiava anche molto lavoro in camera oscura.

Il talento sta anche nell’uso che si fa del colore o del bianco e nero. Il grande Gianni Berengo Gardin, maestro del bianco/nero, usava dire che il colore distrae nella lettura dell’immagine, ne falsa il significato. Ha ragione, a mio parere: il bianco e nero ha una profondità e una drammaticità che il colore non può dare.

Oggi basta avere una scheda di memoria capiente e si possono scattare centinaia di foto. Ma quante saranno buone? La risposta non è importante… niente paura, c’è Photoshop. E’ così possibile ottenere immagini decenti da originali che, ai tempi dell’analogico, sarebbe stato impossibile correggere.

Pochi giorni fa, il fotografo Paul Hansen ha vinto il prestigioso premio World Press Photo per la più bella immagine fotogiornalistica del 2012 (la si può vedere qui). Questo premio ha scatenato molte polemiche per l’uso eccessivo, secondo alcuni, delle tecniche di fotoritocco (postproduzione): se si guarda attentamente, infatti, la luce sembra “piovere” sui volti dei presenti da due direzioni diverse (quella di sinistra pare piuttosto irreale) e la foto stessa sembra più un dipinto, che la storia di un evento drammatico e triste e movimentato come la morte di due bambini a causa di un bombardamento.

La giuria ha ritenuto di premiare ugualmente la foto, asserendo che i ritocchi non cambiano né travalicano il significato ed il messaggio trasmesso dall’immagine, mentre c’è che auspica un ritorno al fotogiornalismo dei tempi di Weegee o Rober Capa con un bianco e nero crudo e assoluto. Le polemiche sono ben lungi dall’essere esaurite e credo che questo sarà motivo di discussione per molto tempo.

(F.Wendler)

Fotografia: D-day di Robert Capa (dall’ultima edizione di mesiacfotografie.sk)

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