Vescovi slovacchi: sorpresa e rispetto per le dimissioni del Papa

Si è detta del tutto sorpresa la Conferenza episcopale slovacca (KBS) dell’annuncio di dimissioni fatto ieri da Papa Benedetto XVI, ma comunica la sua completa accettazione e rispetto della decisione del Santo Padre, scelta che, ha detto il portavoce di KBS Jozef Kovacik «è del tutto nei suoi diritti». Le dimissioni previste per il 28 febbraio, ha annunciato Kovacik, non toccano comunque il programma del pellegrinaggio nazionale dei vescovi slovacchi a Roma tra il 25 e il 28 febbraio. Anche l’udienza papale alla quale i vescovi slovacchi dovrebbero essere ammessi il 27 febbraio non  subirebbe, almeno per il momento, alcuna modifica.

Il capo dei vescovi slovacchi mons. Stanislav Zvolensky ha affermato di aver ricevuto la notizia della storica e inaspettata rinuncia con profonda emozione, definendo la decisione di estremo coraggio. In una nota il Nunzio apostolico in Slovacchia, mons. Mario Giordana, scrive che «lasciare non significa arrendersi: a volte il ritiro è un segno di umile e responsabile accettazione dei propri limiti, soprattutto quando si tratta del bene della Chiesa».

Il cardinale Jozef Tomko, 88 anni, prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e uno dei prelati più in vista in Vaticano tanto da essere nominato dal Papa tra i tre saggi incaricati di indagare sull’affaire VaticanLeaks scoppiato lo scorso anno, ha detto che è plausibile che le dimissioni siano dovute alla volontà di Benedetto di svolgere al meglio i suoi compiti di capo della Chiesa, e alla sensazione di non essere più in grado di farlo. Tomko, che era presente ieri al Concistoro nel corso del quale il Papa ha fatto l’annuncio, ha detto che comunque una tale decisione radicale «è un enigma anche per noi», è scritto sul sito di KBS.

Le dimissioni di Joseph Ratzinger, 85 anni, eletto papa nel 2005, entreranno in vigore il 28 febbraio 2013 alle 20:00, e la Sede Apostolica di Pietro sarà vacante fino all’elezione di un nuovo pastore della Chiesa cattolica romana. Il che si prevede potrebbe accadere già nel marzo 2013.

Altri papi hanno rinunciato al soglio, sette in tutto, secondo una clausola prevista dal Codice di Diritto Canonico. La prima volta avvenne nel 97 d.C. con Papa Clemente I, che fu esiliato e voleva che i fedeli avessero una guida pastorale. Successe poi con Celestino V nel 1294, ad appena quattro mesi dall’elezione, pontefice ricordato per il “gran rifiuto” che si pensa sia il personaggio del terzo canto dell’Inferno di Dante Alighieri, quello al quale è dedicato il verso «Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto». L’ultimo caso è quello di Gregorio XII, che risale al 1415 e dette il via allo Scisma d’Occidente. Poi, per seicento anni, più nulla, anche se si sa di alcuni papi che hanno preso in considerazione la cosa ma non sono arrivati a metterla in pratica. Tra loro, nell’ultimo secolo, Pio XII, che pare avesse preparato una lettera di dimissioni da rendere pubblica nel caso fosse stato preso dai nazisti con Roma occupata, Paolo VI che a 80 anni era stanco e provato e nel 1977 ci pensò seriamente (morì poi l’anno successivo), e Giovanni Paolo II che, date le pessime condizioni di salute, ne avrebbe parlato con i suoi più stretti collaboratori (e lo stesso Ratzinger), salvo poi lasciare Dio a decidere per lui.

(La Redazione)

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