Istituto storico slovacco a Roma, la proposta in seconda lettura in Parlamento, ma mancano i fondi

Il Ministero dell’Istruzione slovacco sostiene l’idea di istituire un Istituto storico slovacco (SHU) a Roma, ma per il momento non è in grado di assumersi, nell’ambito della dotazione confermata dal Ministero delle Finanze, gli oneri che comportano la sua costituzione e gestione. Il nuovo istituto, da costituirsi quale organizzazione governativa, dovrebbe essere situato a Bratislava ma il lavoro di ricerca è da realizzarsi a Roma.

La legge relativa, preparata dai deputati socialdemocratici Otto Brixi e Anton Martvon (Smer-SD) insieme al cristiano-democratico Jozef Miklosko (KDH), che è passata questa settimana in seconda lettura in Parlamento, farebbe ricadere l’istituto sotto le competenze di bilancio del Ministero dell’Istruzione. Il ministero, in una nota, invita però a prendere in considerazione anche altri modi di funzionamento e altre fonti per le risorse finanziarie necessarie per la gestione della nuova organizzazione di ricerca. A parere del ministero, l’istituto potrebbe agire, ad esempio, come un dipartimento indipendente dell’Università di Trnava.

Un gruppo di lavoro che si è riunito a fine gennaio, composto da rappresentanti dei ministeri dell’Istruzione, Esteri, Finanze e Cultura, insieme a Università cattolica di Ruzomberok, Università di Trnava, Istituto Storico della SAV (Accademia delle Scienze), avrebbe individuato contraddizioni nel progetto dei parlamentari, stabilendo che non è indicato un modo chiaro di funzionamento istituzionale o di sistema di finanziamento.

L’istituto dovrebbe, secondo la proposta in essere, concentrarsi nella ricerca scientifica, basandosi su un esame sistematico dei materiali d’archivio e dei libri dei fondi storici per scandagliare le relazioni con la Slovacchia e gli slovacchi nei secoli, con l’intento di procedere alla pubblicazione e divulgazione degli studi effettuati. Il lavoro consisterà nella ricognizione delle opere archiviate in gallerie e musei, pubblici e privati. I promotori sostengono che tutti i paesi limitrofi hanno già istituzioni simili a Roma, e ritengono la proposta strategica anche per lo sviluppo di una attività editoriale e diplomatico-culturale, e la difesa nel contempo degli interessi nazionali.

Non avere una sede scientifica a Roma, sottolinea il progetto, significa un grave danno per la nostra ricerca storica, perché ci priva di un importante punto di vista da un ambiente così sensibile dal punto di vista scientifico e culturale per la storia universale.

(La Redazione)

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