Spia slovacca: il console lo incontra in carcere in Iran, e ora anche l’UE se ne occupa

La questione del giovane slovacco arrestato a Teheran per presunto spionaggio è arrivata a Bruxelles, dove il Vice Presidente e Commissario Europeo per le Relazioni interistituzionali e l’amministrazione, lo slovacco Maros Sefcovic, assicura che «noi della Commissione siamo consapevoli» della gravità della questione, e informa di averne parlato con il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, che intende risolvere il problema attraverso i canali diplomatici. Per questa ragione, il portavoce della Commissione UE si trincera dietro a un no comment, avvertendo che qualunque dettaglio fornito ai media potrebbe danneggiare la posizione di Matej Valuch e le sue possibilità di tornare a casa.

Valuch, che è stato arrestato dalle autorità iraniane per spionaggio, è apparso giorni fa in un documentario trasmesso dalla tv iraniana di Stato, nel quale lui stesso veniva intervistato e confessava di essere stato inconsapevolmente usato dai servizi segreti americani della CIA per arrivare a contattare degli scienziati iraniani. Nel video, Valuch si scusa con il popolo iraniano di questo suo passo falso.

Il Ministero degli Affari Esteri slovacco, che ufficialmente affermava di non aver ricevuto risposte ai suoi ripetuti tentativi di incontrare il giovane, ha invece detto ieri che il console della Slovacchia in Iran ha finalmente incontrato Valuch, notizia che ha dato un po’ di speranza alla madre del ragazzo, Lubica Valuchová, che vive a Dubnica nad Vahom, non lontano da Trencin, e che non crede minimamente che il figlio sia coinvolto in attività di spionaggio. La famiglia, e così gli esperti e i politici sono piuttosto propensi a credere che Valuch sia una pedina – e vittima – della propaganda iraniana in vista delle prossime elezioni.

Un avvocato iraniano di diritti umani che vive a Londra, Seyyed Mohammad Hossien Nayyeri, ha detto al quotidiano Sme di pensarla allo stesso modo. Il video è ridicolo e sembra tutta una commedia, ha detto. Il giornalista statunitense Tim Weiner, che si è occupato di storia della CIA, ritiene molto improbabile che qualcuno che non parla persiano possa essere funzionale come agente della CIA in Iran.

(Red, Fonte Sme)

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