Spia slovacca, probabile montatura. Min.Esteri: nessuna risposta dall’Iran

Il Ministero degli Affari Esteri slovacco non è ancora riuscito a contattare il 26enne Matej Valuch, lo slovacco originario di Dubnica nad Vahom (regione di Trencin), detenuto in un luogo sconosciuto in Iran per presunto spionaggio a favore della CIA. In un documentario trasmesso sulla televisione iraniana il giovane aveva confessato la sua colpevolezza, scusandosi con il popolo iraniano per il suo atto. Il Ministro Lajcak ha informato dello sforzo del suo staff nell’usare ogni mezzo diplomatico possibile per venire in contatto con l’uomo, ma da parte iraniana non c’è ancora alcuna risposta.

Il Ministro degli Interni Robert Kalinak ha detto di non riuscire a immaginare che Valuch abbia potuto fare quello che ha confessato. In base alle sue conoscenze di come lavorano le forze di sicurezza e i servizi segreti, a suo parere ci sarebbero una serie di cose che non tornano, e lui è più incline a pensare che il fatto sia una montatura – uno strumento in più di politica interna per la campagna elettorale in vista nel Paese – e che lo slovacco sia stato costretto o convinto a confessare anche quello che non ha fatto.

Secondo l’ex Ambasciatore slovacco nel paese, Jan Jursa, è improbabile che Valuch sia davvero stato coinvolto in una attività di spionaggio, considerando che non parla nemmeno persiano, e dunque ben difficilmente può costituire una minaccia per la sicurezza nazionale, ha detto il diplomatico al quotidiano Pravda. È più probabile, secondo lui, che il giovane sia finito nel ciclone per una mancata osservanza dei costumi – religiosi e civili – iraniani, ha detto Jursa.

Valuch ha fatto colloqui di lavoro a persone, promettendo loro posti all’estero, senza una relativa licenza. E i media hanno pubblicato che ha lavorato nel settore delle telecomunicazioni, ma Jursa crede «che si sia trattato di un errore di traduzione», e che invece la sua attività fosse di “comunicazione” con gli intervistati. Jursa pare credere che Valuch abbia buone probabilità di essere rilasciato, anche perché gli iraniani apprezzano chi confessa un crimine e si sente dispiaciuto per averlo commesso. Inoltre, le relazioni tra Iran e Slovacchia non sono certo così tese come con gli Stati Uniti. Ma in ogni caso è lecito attendersi tempi lunghi anche per un rilascio.

Anche su Sme si è scritto del fatto, nell’edizione di venerdì. Il quotidiano, che si è servito di un esperto di lingua e cultura iraniana per tradurre e revisionare il documentario su Valuch, ritiene il filmato una messinscena stile pulp fiction e spie. Nel documentario si dice che Valuch ha ricevuto una e-mail da una persona, tale Steve Logano, che si è poi rivelata essere un agente segreto degli Stati Uniti, che gli ha chiesto di stabilire contatti con alcuni scienziati iraniani. Valuch confessa nel video che «quando l’ho incontrato [Logano], ho scoperto che era della CIA ed era responsabile di un vasto progetto di spionaggio in Iran».

Nel documentario di dice che Valuch avrebbe dovuto ottenere informazioni sui progressi scientifici iraniani, e per questo avrebbe contattato degli scienziati offrendo loro un lavoro nell’area delle tecnologie dell’informazione in Slovacchia. Poi, secondo quanto ha detto lo stesso giovane alla televisione, ha presentato gli scienziati all’agente della CIA, che avrebbe dovuto raccogliere le informazioni. Uno degli scienziati, che ha testimoniato nel filmato, l’agente della CIA (questa volta di nome Henry) ha fatto pressione su di loro intimidendoli e minacciandoli con la violenza per farli parlare.

Anche un giornalista iraniano contattato da Hospodarske Noviny, identificato solo con il nome fittizio Alireza, pensa che Valuch sia solo vittima della macchina della propaganda iraniana e che ci sia la possibilità che ritorni a casa in Slovacchia, dove è stato l’ultima volta nell’agosto scorso. Guardando il video, secondo lui, il governo non sembrerebbe avere intenzione di intraprendere ulteriori azioni, e probabilmente Valuch sarà utilizzato per lo scambio di alcuni iraniani detenuti all’estero. Questo tipo di “documentari”, ha detto il giornalista, sono un luogo comune alla TV iraniana, e la gente li prende come propaganda di Stato. E poi Valuch, se anche avesse aiutato la CIA a raccogliere informazioni, lo ha fatto senza volerlo.

Il documentario è disponibile su YouTube con il titolo “Hunter in Trap”, cacciatore in trappola:

(La Redazione)

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