Gasparovic, quando la sedia scotta. La scorta lo scagiona dell’omicidio Bobak

Si sono addensate nelle ultime settimane alcune nubi sul capo del Presidente della Repubblica Slovacca Ivan Gasparovic, alcune di ordine politico, altre personali, che lui considera attacchi personali. L’opposizione di centro-destra ha presentato la settimana scorsa una mozione di impeachment per il rifiuto del Presidente di nominare il candidato Jozef Centes, eletto a maggioranza dal Parlamento nel giugno 2011 per la sedia di Procuratore generale dello Stato. Malgrado a firmare il documento siano stati solo 44 deputati contro i 67 dei cinque partiti di destra, e manchino le firme di due leader di partito (Sulik di SaS e Bugar di Most-Hid), si tratta di un atto non comune nella breve storia di questo Paese, anche se inutile. Il tentativo di mandare a casa anticipatamente il capo dello Stato sarà infatti soffocato dal partito di maggioranza relativa al governo, Smer-SD, forte di ben 83 seggi su 150 in Parlamento.

Si è poi ripresentata nei giorni scorsi sulle prime pagine dei giornali una vecchia questione che riguarda un incidente di caccia, avvenuto nell’agosto 2009, quando il forestale Michal Bobak rimase ucciso in una battuta di caccia. È stato il blogger Juraj Polacek a mettere dubbi sul fatto che a sparare all’amico e compagno di caccia possa essere stato il Presidente. Per il fatto si prese la responsabilità (con accusa per omicidio colposo) un altro partecipante, Stefan Drozd. Il Presidente ha accusato il blog di diffamazione e ha presentato una denuncia penale nei confronti del suo autore.

La questione, da personale, è nel frattempo rimbalzata anche sul piano politico, e in Parlamento l’opposizione ha chiesto una relazione al Ministro degli Interni su quanto davvero accaduto. In passato vennero infatti date versioni discordanti sulla presenza o meno di Ivan Gasparovic a quell’appuntamento, e anche lo stesso Ufficio del Presidente aveva affermato che era in vacanza in Croazia, mentre esistono prove che in quei giorni firmò dei documenti legali nel suo ufficio a Bratislava.

Lui, dal canto suo, rivendicava di trovarsi, in quel preciso momento del 2 agosto 2009, nella sua casa di Limbach, a mezz’ora d’auto da Bratislava, e dunque di non aver partecipato alla battuta di caccia fatale. I movimenti del Presidente sono classificati come segreto di Stato, e solo dopo che la cosa è diventata davvero calda e che lo stesso Gasparovic ha fatto pressione sul Ministero degli Interni si è deciso di rilasciare i dati ufficiali. Il Ministro Roberto Kalinak, comunque, ha detto mercoledì che non è autorizzato a comunicare informazioni classificate, e che questo può essere fatto solo dallo stesso interessato. Ma poi una versione dei dati è stata comunque fornita. Il 2 agosto 2009, secondo la relazione che l’Ufficio del Presidente ha ricevuto dall’Ufficio per la salvaguardia dei pubblici ufficiali sempre questo mercoledì, Gasparovic si trovava al momento del fatto nella sua casa di Limbach, dove era rientrato da un viaggio in Croazia il 31 luglio 2009 alle 21:40. Il 2 agosto il Presidente lasciò la sua casa alle 19:05 per recarsi allo stadio Tehelné Pole di Bratislava. La ricostruzione dell’itinerario è stata fatta sulla base della documentazione della scorta di polizia che accompagna e protegge il capo dello Stato e dei registri operativi dei mezzi di trasporto a sua disposizione.

Non bastasse questa storia, che per il momento avrebbe una smentita ufficiale, il 22 gennaio il quotidiano Sme ha ripreso un’altra storia, del 1994, quanto Gasparovic avrebbe aiutato il suo partito HZDS a vincere le elezioni parlamentari. Allora a capo del Parlamento, Gasparovic fu visto da testimoni nell’edificio di STV, la televisione pubblica, pare per sorvegliare personalmente la preparazione di un servizio sul presidente di HZDS Vladimir Meciar. La notizia, che descrisse Meciar come una vittima (in quel momento non aveva diritto di voto in quanto non il suo nome non era stato incluso in un registro elettorale) fu trasmessa venerdì 4 ottobre 1994, il giorno prima delle elezioni, e potrebbe avere avuto un ruolo significativo sui risultati, mobilitando gli elettori indecisi. HZDS, infatti, ricorda Sme, ricevette il 40% dei voti, mentre appena il giorno prima i sondaggi gli davano almeno 5 punti percentuali in meno. L’allora caporedattore di politica interna del telegiornale, Svetozar Kosicky, confermò che Gasparovic chiamò l’ufficio per essere presente alla redazione del filmato. Il giorno seguente, il Presidente negò di essersi recato alla televisione, ma il 6 ottobre il suo ufficio ammise che era davvero andato agli studi, ma solo per protestare per il modo in cui erano state distribuite nel suo distretto elettorale le schede di voto.

(La Redazione)

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